Spalletti: “Siamo andati in confusione, non ho lavorato bene”

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13 dicembre 2017, 00:19

Luciano Spalletti è stato intervistato da Rai Sport dopo la sofferta vittoria ai calci di rigore ottenuta contro il Pordenone nell’ottavo di Coppa Italia; nel prossimo turno l’Inter affronterà una tra il Milan e l’Hellas Verona.

«Non ci sono le riserve? Si può rispondere di sì per quello che si è sviluppato ma invece io dico che non è così. I calciatori che hanno giocato di meno probabilmente stasera si sono trovati un po’ in difficoltà perché il Pordenone ha esibito questa qualità che ci si aspettava in mezzo al campo, non siamo riusciti a prendere il pallino del gioco nel primo, abbiamo fatto un po’ di confusione perché si tentava di risolverla in proprio perché ci sentivamo sfidati invece di fare tutto quello che dovevamo facendo ordine e facendo girare la palla più velocemente. So quello che succede a livello psicologico e a livello pratico dentro queste partite quando c’è questa differenza qui. La sfida con la Juventus di sabato ha pesato psicologicamente? E’ segno che l’allenatore non ha fatto correttamente il suo lavoro perché la differenza c’è e la partita bisogna tentare di vincerla giocandola e invece siamo stati al di sotto del nostro livello per cui probabilmente l’allerta non è arrivata come si voleva poi però nel secondo tempo e nei supplementari si è fatta una buona partita ma loro hanno messo il pullman davanti all’area di rigore, sono stati bravi a difendersi. In due-tre situazioni non ci è andata molto bene ma neanche a loro perché poi hanno colpito un palo… menomale che questi pali si sono fatti rivedere perché avevo perso un po’ di fiducia (ride ndr). L’ultimo rigorista era Eder che aveva un problema muscolare e lo stesso Cancelo ha preferito non batterlo, le regole vengono messe in discussione in questi momenti, il fattore psicologico e caratteriale in questi casi fa la differenza. Passaggio del turno faticosissimo, il Pordenone forse avrebbe meritato per cui siamo costretti a rifare i complimenti a questi calciatori perché se li meritano».







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