Spalletti: “CT Italia? Ora voglio l’Inter! Icardi gioca, Santon…”

Articolo di
18 novembre 2017, 16:09
spalletti-conferenza-stampa

Luciano Spalletti ha appena terminato la conferenza stampa alla vigilia di Inter-Atalanta, sfida della 13a giornata in programma domani sera. Ecco il contenuto della sua conferenza ripreso in diretta da Inter-News.it

Giocare a San Siro sta diventando un fattore?
Sì, ne parlano spesso anche i calciatori nello spogliatoio: vogliono contribuire a questo coinvolgimento dei nostri tifosi, cercando di divertirli e fare fino in fondo il loro dovere. Siamo felicissimi di ricevere il loro abbraccio e questa responsabilità che ci danno: ne abbiamo bisogno per far bene. A Milano si vive una sensazione simile ai vecchi tempi, quando si partecipava alla partita per vivere i beniamini: i tifosi vogliono contribuire a dar loro una mano, non basta loro viverli quotidianamente! Allo stadio si sente dappertutto il loro urlo, “Inter” e “Amala”.

Come hai trovato i nazionali appena rientrati?
Ho trovato sicuramente dispiaciuto gli italiani, ma non stendiamo tappeti alle giustificazioni: noi non possiamo regalare turni in nessun genere, dobbiamo tentare di fare il massimo, con la stessa forza fatta vedere sempre. Non possiamo crearci distrazioni. Le nostre ambizioni non possono includere debolezze caratteriali causate dalla non qualificazione ai Mondiali, anzi deve servire da reazione: dobbiamo mandare messaggi corretti e giusti al nostro calcio, che ha un valore e non c’è bisogno di andare a copiare modelli in Germania e Francia, basta guardare nel nostro passato e nella nostra qualità, così si rimette tutto a posto.

Dopo il fallimento della Nazionale Italiana, che ne pensi del calcio italiano a livello politico?
Abbiamo davvero il bisogno di collezionare altre opinioni? Io faccio parte di questo calcio, sono un addetto ai lavori: più che criticare l’operato altrui, devo assumermi le responsabilità. Dipende anche da me, valgo anche io una piccola parte nel movimento calcistico per quanto successo: devo creare presupposti per lavorare meglio e riuscire a contribuire allo sviluppo di un calcio migliore di questo. Non siamo riusciti a metterci tutta la qualità, questa è una situazione nuova: non la conosciamo e non abbiamo la soluzione in tasca. E’ una situazione epocale perché non era mai successo prima e non era in preventivo, adesso si staranno programmando le adeguate soluzioni. Non stimo giocando a nascondino in cui quello “tanato” è solo Ventura, bisogna uscire allo scoperto e ognuno deve prendersi le proprie responsabilità. Anche io devo lavorare meglio.

C’è un piccolo cedimento in difesa nelle ultime uscite dell’Inter?
Ognuno ha i propri numeri e li fa valere. Certo, bisogna fare più attenzione e migliorare sempre. Se i nostri avversari fanno giocate superiori al nostro massimo, si accettano. Se c’è una po’ di timidezza da parte nostra, bisogna affrontarla per trovare nuove soluzioni.

Inter che vince non si cambia: hai trovato la formazione ideale?
Avevamo bisogno all’inizio di un po’ di certezze, ne parlavo con i direttori: c’erano certezze e dubbi su tutti, bisognava trovare un po’ di solidità. Si può allargare questa solidità trovata perché ci sono altri calciatori che possono far parte di quella squadra che ha avuto più minutaggio. A dicembre ci saranno partite infrasettimanali, avremo bisogno di molti altri e bisogna lavorarci in maniera giusta per trovarli bene. La squadra ha fatto vedere di avere solidità, ma allo stesso tempo alla lunga c’è bisogno di tutta la rosa. Il modo di lavorare dei ragazzi è bellissimo, molto corretto, questo voglio sottolinearlo. Abbiamo fatto un paio di riunioni per riprendere il discorso e mirare il nostro reale obiettivo, ovvero fare risultati. Le altre corrono forte, ma la nostra squadra manda segnali da squadra forte sul campo e di testa: il modo di lavorare è duro, tutti vogliono giocare al fianco dei compagni. Finché vedo queste intenzioni, posso stare abbastanza tranquillo.

Ti farebbe piacere avere una Squadra B dell’Inter, fatta magari di giocatori giovani?
Potrebbe essere una soluzione, ma bisogna ragionare in maniera approfondita su tutto prima di scegliere le soluzioni ideali. Ora bisogna prendersi la responsabilità. Nell’Inter io sono responsabile: se all’Inter qualcosa non va bene, è giusto che se la prendano con me. In Russia c’era la seconda squadra, che giocava il giorno prima e potevo mandarci tutti i giocatori che volevo, tanto c’erano più sostituzioni. Poi la sera trovavo i ragazzi nel posto dove avrebbe giocato il giorno dopo la prima squadra: secondo me è una cosa che funzionava. In questo modo si può valutare il livello dei ragazzi in ottica d’inserimento in prima squadra, quindi il discorso della squadra B mi trova d’accordo.

Sapere i risultati delle altre può influire sulla prestazione dell’Inter?
Se guardiamo il cammino delle altre in testa alla classifica… dobbiamo andare fortissimo per ambire alle prime quattro posizioni! Non vedo quale debba essere il vantaggio se la loro qualità è quella vista finora. Non disperdiamo energia a stare in ansia per gli altri risultati. Se mi chiedete del Derby di Roma… io voglio bene ai quei ragazzi lì, sono della Roma, ma poi ognuno deve pensare al suo (ride, ndr). Non vado a controllare nessuno e non impongo niente a nessuno: ognuno deve sapere cosa fare da solo perché l’Inter è una cosa importante. Bisogna esibire in campo tutto ciò, perché allo stadio vengono in 60 mila a vederci.

Cosa ti rende più orgoglioso del tuo lavoro: la risposta dei giocatori o quella del pubblico?
Un po’ tutte e due. I calciatori sono felici della partecipazione numerosa del pubblico e e ciò rende orgoglioso per la testa dei giocatori, che vogliono incidere positivamente nella loro professione e per il sentimento delle persone, che non si può tradire. Bisogna fare le cose seriamente. Non sono “i miei ragazzi”, ma “i nostri professionisti”: devono comportarsi bene, mandare messaggi sani e avvicinare sempre più persone a questo sport, che coinvolge moltissime persone. I bambini devono venire a giocare a calcio in maniera pulita e corretta.

Quando scatterà il momento di Dalbert?
Il problema è che questo è un ruolo in cui ne ho tanti: per ora hanno giocato di più Nagatomo e D’Ambrosio, ma ci sono anche Dalbert, Cancelo e Santon, che è un calciatore che a me piace per testa, disponibilità e conoscenze calcistiche. Santon è uno che conosce il calcio: sa attaccare, difendere e ha fisico. Potete dirmi ciò che volete, ma per me Santon è uno di quei calciatori che ci darà una mano importante. Domani giochiamo contro l’Atalanta, che ha una struttura di squadra importante: fa più gol di tutti su calcio da fermo e non ne ha subìto nemmeno uno. Sono strutturati come i giocatori di basket, che però sanno giocare con i piedi. Sulla fisicità contro l’Atalanta si soffre, allenatori più bravi di me hanno basato molto sul punto di vista fisica, bisogna tenere tutto in considerazione: Santon ha anche questa qualità, tra le altre.

Con il Torino era una partita difficile come con l’Atalanta: qual è la chiave tattica diversa dalle altre sfide?
Anche con l’Atalanta non ci sono trappole. Scriver per far credere che certe partite siano facili… i giocatori leggono ciò che si scrive, fate attenzione! L’Atalanta è una squadra di grandissimo livello, non ha bisogno di attingere per essere motivata: contro l’Inter tutti sono motivati. A Milano alcuni hanno fatto il risultato più importante perché avevano di fronte l’Inter. Prima di tutto dobbiamo andare sull’impatto fisico, se no sarà durissima: è la loro qualità. Gasperini è uno molto bravo nei duelli individuali, dobbiamo essere pronti a reggere botta. Avendo gli spazi si può creare gioco, ma dipende se si è bravi a sviluppare queste libertà di gioco: loro lo vietano perché sono bravi. Bisogna creare una palla libera per giocare: queste sono le difficoltà.

Sono tutti a disposizione o qualcuno sta meno bene?
Sì, sono tutti a disposizione, abbiamo recuperato anche Icardi, che purtroppo l’altra settimana ha avuto un problema e ha lavorato individualmente solo a inizio settimana. Gli ultimi due duri allenamenti li ha fatti bene, il ginocchio non si è rigonfiato: possiamo usarlo. Icardi gioca, anche perché è uno di quelli a cui giocare una partita a settimana sembra poco: vuole giocarne due e ha le intenzioni per arrivare là (in Champions League, ndr). Icardi è felice in campo, quando gioca.

Senti di essere il profilo ideale per la Nazionale Italiana come si dice?
Ringrazio tutti. Mi piacerebbe farlo, ma non ora: devo e voglio lavorare bene per l’Inter. Se mi chiedono chi vedo bene come CT, dico Ancelotti: è il numero uno, ha carisma ed esperienza, ha il consenso di allenatori e giocatori. Ce ne sono altri bravi, ma per la nostra Nazionale bisogna mirare alto, al meglio: Ancelotti è il meglio.

Domani gioca Santon?
… (Spalletti non risponde, ndr)

Hai avuto modo di parlare con Joao Mario: come sta? E’ tornato motivato?
Il nostro è un buon gruppo, lavoriamo bene insieme. Si tiene presente tutto, magari in qualche cosa non si interviene, ma si guarda tutto. In questa settimana abbiamo anche osservato le loro prestazioni in nazionale: ci sono stati i gol di Joao Mario, Perisic e Karamoh, che ha giocato da prima punta. Sono cose che bisogna sapere: non solo noi e loro, ma anche i compagni di squadra. Joao Mario non ha detto niente di particolare, ha detto cose correttissime che può e deve dire. E’ chiaro che c’è una presa di coscienza di chi sta giocando più spesso. Lo stesso Cancelo è uno di quelli che vorrebbe partecipare: poverino, si sta allenando benissimo, ma la situazione al momento è questa. Devono giocare tutti, bisogna essere bravi: tenterò di sbagliare il meno possibile, ma si tiene conto di tutto. E’ tutto a posto, i ragazzi fanno bene il proprio lavoro e hanno intenzioni dirette e sane.

La debolezza caratteriale può essere un elemento fondamentale nella scelta di formazione?
Dimostrare di meritare di giocare nell’Inter passa anche da questi momenti e situazioni: mi aspetto che ci sia una reazione corretta, per il momento nessuno mi ha fatto vedere che c’è bisogno di mettere mano da qualche altra parte. Gli altri hanno questo desiderio di giocare insieme a chi ha giocato più spesso, sono pronti a prendere il loro posto e a subentrare in corso, non a sostituire un compagno. Si parla di risultati importanti, ma dove vogliamo andare se il modo di ragionare porta a essere turbati perché non ci siamo qualificati? Si facciano pulizia da soli.