Samaden: “Ecco i 4 giovani che lancerà l’Inter! De Boer…”

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15 ottobre 2016, 00:29
Samaden

Roberto Samaden – Direttore del Settore Giovanile dell’Inter -, ospite negli studi di “Calcio € Mercato” su Sportitalia, si dilunga parlando sia dei giovani nerazzurri e non sia della squadra di de Boer, senza dimenticare l’argomento principale: la crisi del calcio giovanile italiano

INTER DI DE BOER IN CRESCITA – Pur essendo il vate del Settore Giovanile nerazzurro, Roberto Samaden non si tira indietro nel commentare la situazione della Prima Squadra: «L’anno scorso siamo partiti molto forte e abbiamo avuto problemi da metà stagione in poi, quest’anno paghiamo dazio per il cambio in panchina, bisogna dare tempo a Frank de Boer: i segnali dati in campo dall’Inter, anche uscendo sconfitta come contro la Roma, sono di una squadra che prova a creare gioco e occasioni, ma dopo il ritardo iniziale giustificato può sicuramente competere con le altre. La Juventus ha un vantaggio evidente, ma nel calcio non si può mai dire: è il bello del calcio e della Serie A, non bisogna mai dare per scontato il risultato finale».

GIOVANI IN RAMPA DI LANCIO – «Zinho Vanheusden è forte, confermo. Assane Gnoukouri due stagioni fa ha trovato spazio con Roberto Mancini, che è stato il primo a crederci: l’anno scorso ha fatto parte della Prima Squadra, ma ha trovato poco spazio e non so perché. De Boer viene dalla cultura di Ajax e Barcellona, non può non avere una grande facilità a proporre i giovani. Andrea Pinamonti e appunto Vanheusden sono due ragazzi di livello importante, anche Theophilus Awua che abbiamo appena preso dallo Spezia. Poi abbiamo Ionut Radu, che è appena stato operato alla spalla, ma ha tutte le qualità per trovare spazio in porta in futuro, magari non subito avendo Samir Handanovic davanti».

PRINCIPALI TALENTI ALTRUI – «I giovani buoni in Italia ci sono, ma sicuramente sono meno rispetto al passato, parlo di dieci-quindici anni fa. Non avere le seconde squadre è un problema, ma l’impoverimento è dovuto a tanto aspetti. Moise Kean della Juventus è sempre stato un prospetto interessante, prima era al Torino: lo ricordo perfettamente da bambino, come Manuel Locatelli quando era all’Atalanta e poi è andato al Milan. Eravamo interessati a Gianluigi Donnarumma come tante squadre, è stato a lungo in prova al Genoa: noi siamo stati vicini a tesserarlo, poi lui ha scelto il Milan ed è stata una scelta indovinata per lui. Era tutto fatto con l’Inter? E’ fatta solo quando ci sono le firme, soprattutto con ragazzi così giovani. Bravo il Milan a chiudere con Donnarumma».

DIFFICOLTA’ STRUTTURALE – «E’ complicato scegliere i giovani: i meriti sono di tutti, anche di chi lavora dietro le quinte. Sono pochi quelli che arrivano a grandi livelli, più che parlare di flop bisogna dire che la colpa è di chi li valuta nelle prime fasce di età. I ragazzi iniziano a giocare a calcio molto prima in società minori, ma in maniera meno strutturata e per questo molti smettono in fretta: la chiave è trovare istruttori che ti facciano appassionare e innamorare di questo gioco, poi ti diverti se sei capace. Più in là sono i ragazzi che fanno capire se meritano di fare il grande salto oppure no».

MERCATO GIOVANILE ALL’ESTERO – «E’ corretto sia guardare in casa propria sia fuori, ma prima nella propria Regione come da regolamento. Il completamento ideale si fa cercando i giovani all’estero, non bisogna farsi problemi come non se li fanno altrove: in Italia questo viene visto negativamente, ma si tratta di prospetti importanti per il futuro della Serie A. Non è facile arrivare al talento prima di tutti, ma non bisogna vergognarsi ad andare in giro per l’Europa a cercare talenti: Piero Ausilio è stato forse il primo in Italia, come dimostrato quando andò a scovare Goran Pandev in Macedonia. Un’azienda calcistica non deve privarsi di tesserare giovani talenti stranieri quando possibile, in Italia a partire dai 16 anni».

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Andrea Turano
Nato nell’era Bagnoli, ma svezzato da Simoni, vive la sua vita in nero e azzurro. Parla di Inter ventiquattro ore al giorno, nel tempo libero si limita a scrivere, sempre di Inter. Sogna di lasciare un ricordo indelebile nella storia della Beneamata, come Arnautovic. E’ un tifoso sfegatato come tanti, ma obiettivo come pochi.