Mancini: “Non pensavo di tornare, ma all’Inter non si può dire di no”

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2 gennaio 2015, 14:09
mancini

Roberto Mancini, oggi ospite a Inter Channel, durante il programma  Inter Nos si è prestato volentieri a un virtuale faccia a faccia coi tifosi, i quali hanno potuto dialogare con il Mister grazie all’hashtag #AskMancini, lanciato sul sito ufficiale della società per l’occasione.

Dopo una doverosa premessa rivolta alla prossima sfida con la Juve, che il tecnico e la squadra stanno cercando di preparare al meglio, la prima domanda non poteva non riferirsi al tormentone di mercato di questi giorni, ovvero Lukas Podolski.
Questo il parere dell’allenatore nerazzurro:
Penso che sia un ottimo giocatore e, per tradizione, i tedeschi hanno sempre fatto benissimo all’Inter. Può svolgere vari ruoli, è mancino e calcia benissimo. Ha giocato in grandi squadre e ovunque andrà non potrà che fare bene

Vari i temi trattati durante la trasmissione, dalla situazione del calcio italiano e dei giovani fino alle curiosità sul suo ritorno in nerazzurro, con diversi spunti sulla sua carriera da allenatore e da giocatore.

Oggi le squadre che spendono sono poche e sono quelle che incassano tanto. Bisogna cambiare qualcosa, altrimenti non vorrei finisse come l’Europa, che a forza di non spendere va poi in recessione.
Che cosa avrei fatto se non fossi diventato calciatore? Ho sempre pensato che avrei fatto il giocatore fin da piccolo. All’epoca andavo in falegnameria da mio papà, mi affascinava il suo lavoro. Forse avrei fatto meglio...”

Io sono per i giovani. Se hanno qualità e merito con me avranno sempre spazio.
Bonazzoli ha qualità enormi. E’ giovane e bisogna saper aspettare, dobbiamo accettare che i giovani possano fare errori. Penso abbia un bellissimo futuro, ma dipende da lui, dalla sua famiglia e da chi ha intorno.
Una qualità indispensabile per un calciatore è il volersi sempre migliorare. Io penso che si possa migliorare sempre. Se uno ha voglia di lavorare e di essere serio non può che migliorare. Oggi purtroppo credo manchi in molti proprio la serietà.”
Io ho iniziato a 16 anni nel Bologna in Serie A. Ho avuto una grande chance, ma uno deve saper sfruttare al massimo le possibilità che gli si presentano.

Pazza Inter? Essere così è la sua bellezza. Però adesso cerchiamo di essere un po’ meno pazzi…
Vincere aiuta a vincere. Deve essere nel suo DNA, anche quando la squadra non è tra i top team. E’ questione di mentalità, per poter vincere qualche trofeo anche se non sei al massimo in quel momento.
Se dovessi scegliere un momento migliore di altri non saprei cosa rispondere. Non c’è stato momento particolare. Sono stati 4 anni straordinari: io credo che quando alleni una grande squadra tutti i giorni siano belli.”

Il mio ritorno in nerazzurro? L’unico problema è che si dice che non si dovrebbe tornare dove si è fatto bene: c’è sempre il rischio di rovinare il bel ricordo di quanto fatto in passato.
Cosa mi ha spinto? Sicuramente l’affetto e amore per l’Inter e l’idea di confrontarmi con una sfida difficile. Io ci provo.
Non avevo intenzione di tornare in Italia. Avevo altre trattative che non si sono concretizzate e non pensavo minimamente all’Italia.
Ci ho riflettuto un po’, ma continuavano a chiamarmi. L’istinto era di non tornare in Italia. E’ stato difficile, ma non potevo dire di no.
Zanetti è un giocatore importante per l’Inter di oggi: ne ha fatto la storia ed è un professionista esemplare. Deve essere un riferimento per i giocatori di oggi.

Le differenze con la mia esperienza inglese? Al City trovai una squadra abbastanza debole. Venivamo da esperienze differenti e ci siamo adattati gli uni agli altri. All’inizio ho avuto un po’ di fortuna. Il calcio inglese è diverso: gli stadi sono pieni, gli arbitri fischiano meno e i giocatori similano meno. Così il gioco è più veloce e meno spezzettato.

Gli obiettivi di questa stagione sono quelli prefissati all’inizio: mancano ancora 5 mesi e tutto può accadere. Bisogna avere pazienza. Non ero più abituato a perdere, ma quando si comincia un progetto un po’ di sofferenza è normale.
Quando sono andato al Galatasaray mi sono trovato in una situazione simile. La squadra era in momento di difficoltà e abbiamo chiuso secondi vincendo la coppa di Turchia. Speriamo finisca nello stesso modo.

Orgoglioso di qualcosa in particolare? A me piace avere un buon rapporto con tutti i giocatori, anche se è difficile mandare qualcuno in panchina, perché sai che si lamenterà. Non si può riuscire ad averlo con tutti, ma in generale per me è così.
Ibrahimovic? Si ricama spesso su quanto accaduto in passato.”

Il mio ricordo più bello come calciatore resta lo scudetto con Sampdoria. Da allenatore è più difficile incidere sulla partita, tutte le vittorie sono belle. Dovendo scegliere, direi il primo scudetto con l’Inter. Non si tratta del giorno in particolare, ma di tutto il campionato dominato dall’inizio alla fine, il derby vinto 4 a 3, in cui rischiammo nel finale perché rimanemmo in 10.

Che differenze trovo tra il 2004 e il 2014? Nel 2004 ero più giovane.
I giocatori sono un po’ diversi. All’epoca, anche se non si vinceva da anni, c’erano giocatori esperti, mentre ora sono più giovani. Io adesso sono un po’ più riflessivo.
Per il nuovo anno ho un solo proposito, quello che ho sempre avuto. Ovvero quello di mettere il massimo impegno nel nostro lavoro: solo lavorando seriamente si possono raggiungere traguardi insperati. Bisogna credere sempre in ciò che si fa.

Attualmente non c’è il giocatore più forte di tutti gli altri. Per me sono quattro: Messi, Cristiano Ronaldo, Ibrahimovic e Yaya Tourè.
Gli avversari più forti che ho incontrato sono stati Maradona, Platini e Matthaeus.
Il più forte di sempre per me è stato Maradona.
Speriamo che la serie A torni quella degli anni ’80. E’ necessario che le società possano fare investimenti e che si possano creare begli stadi in cui ospitare i grandi giocatori.
E’ importante oggi avere degli specialisti sui calci piazzati, soprattutto oggi con le squadre molto preparate tatticamente.

In chiusura, un’occhiata al futuro e ai risultati che potrà ottenere la squadra:
Ho buone sensazioni per il finale di questo campionato, perché i ragazzi si stanno allenando benissimo“.