Kovacic: “Mancini mi aiuta a giocare da 10, ma in Italia…”

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6 marzo 2015, 15:23
Mancini Kovacic

Protagonista dell’ultima puntata di “Inter Nos”, la rubrica social di Inter Channel, Mateo Kovacic si racconta rispondendo alle curiose domande dei tifosi. Si spazia dal suo passato al presente, soffermandosi su questioni tecnico-tattiche e no. Il croato spende belle parole per il tecnico Mancini, nonostante le recenti critiche sulla sua gestione.

LA SFIDA CONTRO IL NAPOLI«Stiamo preparando la partita contro il Napoli, speriamo bene. E’ una partita difficile, ma anche bella. Loro proveranno a giocare e ci saranno degli spazi, come piace a me. In Italia è difficile giocare, le squadre stanno sempre chiuse e ci aspettano dietro. Non bisogna prendere dei rischi».

LA SERIE A«Il calcio italiano si preoccupa soprattutto della fase difensiva. E’ un calcio difficile, ma alla fine si fanno i risultati: il Mondiale del 2006, la Champions del 2010 dell’Inter, anche il Milan ha vinto tante Champions League. Guardavo sempre il calcio italiano fin da piccolo e sono contentissimo di essere arrivato qui. Anche adesso continuo a seguire tutto il calcio, mi piace molto, e in particolare seguo il calcio spagnolo e quello tedesco».

IL RUOLO«Da piccolo giocavo sempre dietro le punte, come adesso. Poi alla Dinamo Zagabria mi hanno spostato dietro come mediano, venivo basso a prendere la palla e mi divertivo molto. Adesso il mister pensa che davanti possa dare di più, ma io non ho problemi. Preferisco imparare bene due o tre posizioni e fare meglio. Se gioco da regista è più facile in Italia perché gestisco di più la palla, mentre da trequartista la gioco poco. Mancini mi sta aiutando molto, insegnandomi nuovi movimenti».

TIRI IN PORTA«Mi alleno molto per i tiri in porta, sono giovane e posso migliorare ancora tanto. Finalmente ho iniziato a segnare quest’anno! Cerco sempre di passare la palla, che è una cosa sbagliata se invece posso tirare».

IL TIRO DI GUARIN«Il Guaro ha un tiro incredibile. Lui e Podolski hanno tiri precisi e potenti. A volte succede di mandarla al terzo anello (ride, ndr), spesso è stato sfortunato nel prendere palo a traverso, ma adesso ha trovato continuità».

IL WOLFSBURG«Mi hanno molto impressionato nel 4-1 contro il Bayern Monaco. Ci gioca il mio amico Ivan Perisic, poi hanno Bas Dost che sta segnando molto e hanno preso Schurrle. Sono molto forti, giocare contro loro sarà molto duro».

IL SOGNO D’INFANZIA«Il mio sogno è sempre stato quello di diventare un calciatore. Da piccolo ricordo che davanti a casa mia giocavo da solo contro due o tre miei amici. Mia mamma ha visto che ero bravo e mi ha portato a 5 anni al primo allenamento, mentre mio padre lavorava e non poteva seguirmi molto. Sono diventato così un calciatore, in Austria. Poi a 12 anni sono tornato in Croazia».

L’ARRIVO ALL’INTER«E’ successo tutto in fretta. L’offerta dell’Inter è arrivata all’ultimo e ho accettato subito perché era un grande club. Dejan Stankovic mi ha aiutato subito tantissimo, non ci sono parole per descriverlo. Ogni volta che lo chiamo per un bisogno lui è sempre disponibile e viceversa».

ESSERE UN FENOMENO«La gente dice che sono un fenomeno e mi fa piacere, non mi dà pressioni, ma non mi sento così. Io mi diverto giocando a calcio e sono felice di farlo. Devo imparare a stare più sereno e migliorerò nel tempo».

IL NUMERO 10«All’Inter era la maglia di Ronaldo, Baggio e Sneijder, ma non è un peso. I giornalisti fanno pressione, ma per me il numero è solo un numero, non cambia nulla».

IL GOL CON LA LAZIO«Non mi aspettavo di segnare un gol del genere. Ero molto contento dopo averlo segnato, perché ho tirato e l’ho vista dentro, poi ho esultato senza neanche capire cosa fosse successo. Non ci ho pensato due volte a tirare e l’ho presa bene».

UN CONSIGLIO«I giovani devono prima pensare a diventare brave persone e devono divertirsi giocando a calcio, senza pressioni delle famiglie. Adesso i bambini giocano a calcio perché i genitori vogliono fare soldi con loro ed è sbagliato. Loro devono divertirsi ed essere contenti. Io volevo giocare a calcio e ci sono riuscito, ma i miei giocatori mi avevano detto che potevo continuare a studiare e fare un lavoro normale come loro, se volevo».