Joao Mario: “Mi ispiro a Zidane e Rui Costa! I tifosi dell’Inter…”

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26 gennaio 2017, 21:26
João Mário Palermo-Inter

Joao Mario è l’ospite di “Caffè Doppio”, nuovo format in onda su “Inter Channel”: il centrocampista nerazzurro, uomo partita con il Palermo, si racconta ai microfoni di Roberto Scarpini. Dagli inizi da difensore centrale fino al Porto e allo Sporting Lisbona. Di seguito le dichiarazioni del portoghese

RAPPORTO CON I TIFOSI – «Quanti caffè bevo? Almeno 3-4, massimo. Alla mattina quando mi alzo, dopo pranzo e due di pomeriggio. La sera non mi piace berlo perché poi non riesco a dormire. Con zucchero? Ogni tanto un po’. In Portogallo ce n’è molto, ed è anche buono. I tifosi nerazzurri? Credo che i tifosi dell’Inter gradiscano la mia maniera di giocare. Non mi conoscono bene come persona ma mi hanno accolto bene. Non dobbiamo essere solo bravi giocatori ma anche brave persone, e sono contento che i tifosi apprezzino anche il mio modo di essere. Chi è il giocatore che mi ha ispirato sin da piccolo? In Portogallo si segue molto il campionato italiano, spagnolo, inglese e ovviamente si guardano le partite delle grandi squadre, e Zidane è stato il primo giocatore che mi ha colpito. Lui e Rui Costa sono grandi esempi di forza ed eleganza. Se sono elegante? Ci provo! Danilo dice di essere il più elegante di noi per come si veste? Forse è vero, ci tiene molto (ride, ndr)».

EX DIFENSORE – «Sono nato a Porto e ho iniziato da piccolo a giocare al Porto, ho fatto due anni nelle giovanili e sono andato poi allo Sporting Lisbona. Ho fatto 12 anni lì e in quel periodo ho capito che quello sarebbe stato il mio futuro. Ho iniziato da difensore centrale e poi sono diventato centrocampista. Ho provato anche a continuare gli studi, ma avevo troppi allenamenti. Ho terminato a 18 anni, anche se l’ultimo anno l’ho fatto così così. Mi mancano due esami per concludere. Ho due fratelli, entrambi calciatori, che sono più bravi di me (ride, ndr). Uno è più grande, si chiama Wilson e gioca al Braga, l’altro è Ugo, e gioca a calcio a 5 in una squadra a Lisbona. Anche mio padre ha giocato ma non ad un livello professionale, così come mio zio».

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