Burdisso, cuore Inter: “Moratti un padre, vittime di Calciopoli”

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4 dicembre 2015, 11:38
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E’ un Burdisso a tutto tondo, quello che si confessa lungo le pagine de “La Gazzetta dello Sport”. Tanti gli spunti di interesse colti nell’intervista odierna, da Gasperini a Mancini, dalla leucemia della figlia alla vicinanza di Moratti e del mondo interista. Domani il ritorno a San Siro, da grande ex.

BURDISSO A 360° – Così l’argentino, sul periodo più duro della sua vita: “Dieci anni fa a mia figlia Angela fu diagnosticata una leucemia e io ho avuto le possibilità economiche di lasciare tutto, smettere col calcio per sei mesi e curarla. Non sono stato un eroe: l’eroina è stata lei, che ha sopportato cure terribili. In quel periodo, poi, ho scoperto che scrivere mi aiutava. Non dimenticherò mai quello che ha fatto Moratti per mia figlia. Cosa, o meglio chi, ha cambiato il corso della nuova era nerazzurra: “La svolta all’Inter c’è stata con l’arrivo di Mancini. Prima c’erano grandissimi giocatori, ma non una leadership come in Juve o Milan: l’ha portata lui. Abbiamo avuto un rapporto ottimo. Abbiamo litigato, ma anche festeggiato e ci siamo emozionati. E ora mi sembra ancora più maturo, prima si sentiva ancora calciatore“. E Gasperini, cosa è successo con lui a Milano? “È stato sottovalutato, invece lui è un estremista, un rivoluzionario. Non gli hanno dato supporto“.

Burdisso ha parlato della corsa al titolo: “L’Inter ha più carattere, la Roma ha più tecnica, ma il Napoli ha tutte e due le cose. La Fiorentina invece credo sia un gradino sotto“. Il compagno più forte? “Messi a parte, il più forte con cui ho giocato è stato l’Adriano dell’Inter: era indescrivibile. Si è perso perché era troppo buono. La chiosa è su Calciopoli: “Sono rimasto deluso. Dopo che era stata scoperchiata la pentola, sarebbe stato il momento giusto per farsi domande e invece vinto il Mondiale non è cambiato nulla. Ad un certo punto sembrava che i colpevoli fossimo noi dell’Inter, invece di vedere ciò che era successo. C’era un lavoro scientifico: non il rigore contro, ma ammonizioni, falli”.