Zanetti:”Mancini è quello che ci voleva, Tourè leader”

Articolo di
8 maggio 2015, 09:53

Il vicepresidente nerazzurro Javier Zanetti ha rilasciato una lunga intervista al “Corriere dello Sport”, parlando a 360° gradi di Inter, tra esperienze passate, momento attuale e mercato.

TUTTO SUL MERCATO FUTURO- Ai microfoni del “Corriere dello Sport” parla Javier Zanetti. Il vicepresidente dell’Inter affronta diversi temi del mondo nerazzurro, soffermandosi molto sul mercato futuro:

Zanetti, vede un’Inter protagonista il prossimo anno?
“Intendiamo essere protagonisti e lottare fino alla fine. Pur rispettando le norme del Fair Play Finanziario, vogliamo mettere a disposizione del nostro allenatore una rosa di valore”.

È Mancini la “garanzia” di un’Inter che può rinverdire i fasti del passato? 
“È la persona giusta, il tecnico che ci voleva. Siamo in sintonia con lui e crediamo che la prossima stagione ci riserverà soddisfazioni”. 

Il Mancio ha chiesto Dybala, corteggiato da Juventus, Roma e altre grandi. L’Inter può sperare di bruciare la concorrenza? 
“Dybala l’ho conosciuto in una partita della mia Fondazione e credo che in questi anni abbia mostrato a tutti il suo valore. Nell’ultima stagione la sua crescita è stata pazzesca e ha avuto una costanza di rendimento notevole. Uno come lui lo vorrebbero tutte le società e l’Inter non fa eccezione. Un tentativo per acquistarlo lo faremo”. 

Ha già chiamato il suo connazionale del Palermo per spianare la strada all’Inter? 
“Sono in piena sintonia con Ausilio e la dirigenza e mi piace come ci stiamo muovendo. Sono di supporto, ma amo lavorare in silenzio”. 

Icardi-Dybala sarebbe una coppia da quaranta gol a stagione? 
“Non so se farebbero quaranta reti, ma per la Serie A formerebbero un attacco di tutto rispetto”. 

Yaya Touré può essere quel leader del quale il centrocampo dell’Inter ha mostrato di avere un tremendo bisogno? 
“Mancini lo conosce benissimo e se lo vuole, un motivo ci sarà. Touré è un campione che gioca già da tanto tempo al top e ci può dare una mano a livello di personalità perché San Siro non è uno stadio facile dove esibirsi. Avere uno come Yaya sarebbe una garanzia”. 

In mezzo al campo vi farebbe comodo anche un regista tipo Thiago Motta. Lei è favorevole al suo ritorno? 
“Sì perché Thiago è fortissimo, un centrocampista completo che ha mostrato il suo valore sia con l’Inter sia con il Psg. È uno con personalità e qualità: ovunque si sviluppa il gioco, lo trovi. Ho avuto la fortuna di averlo al mio fianco e vi posso assicurare che è un grande. Darebbe una bella mano alla crescita della nuova Inter”. 

Pensare a un ritorno di Balotelli, invece, è fantacalcio? 
“Nel calcio può succedere di tutto. In questo momento stiamo cercando di costruire una squadra in sintonia con le indicazioni di Roberto e le caratteristiche dei calciatori che cerchiamo sono quelle che abbiamo detto prima. Se però Mancini chiederà Mario…”. 

Si aspettava che dopo l’addio all’Inter Balotelli avrebbe fatto di più? 
“Pensavo che avrebbe trovato quella continuità di rendimento indispensabile per diventare un giocatore importante. Ha tante qualità e con noi, al di là di qualche partita un po’ così, ha spesso fatto la differenza. Sarebbe un bene per il calcio italiano se fosse più tranquillo e dimostrasse il suo valore”. 

Quanti ceffoni ha preso nello spogliatoio dell’Inter quando si comportava male? 
“Gli abbiamo parlato tantissimo perché ci dispiaceva se sbagliava. Anche lui era amareggiato e prometteva di non ripetere più certi errori, ma poi, dopo il pentimento e le scuse, ci ricascava sempre… Fosse rimasto all’Inter forse sarebbe maturato”. 

Domanda provocatoria: la scorsa estate avrebbe smesso anche se in panchina ci fosse stato Mancini e non Mazzarri? 
“Sì, avrei smesso anche con il Mancio”. 

Eppure con Mazzarri, dopo la sua esclusione nel derby e la panchina contro la Lazio, sembrava non avere un gran feeling… 
“Per Mazzarri e le sue scelte ho sempre avuto grande rispetto. Certo, l’ultimo derby della mia carriera lo avrei voluto giocare e anche i tifosi del Milan mi aspettavano per salutarmi, ma da professionista ho accetato la scelta dell’allenatore sia in quel caso sia contro la Lazio. San Siro ha risposto fischiando Mazzarri, ma vi posso assicurare che tra noi il rapporto è rimasto buono. Lui ha sempre parlato bene di me e noi senatori, intendo Cambiasso, Milito, Samuel e io, ci siamo messi al servizio suo e del gruppo. Senza mai fare la minima polemica. Ho detto fin dal primo giorno: io voglio essere utile all’Inter in campo, in panchina o in tribuna”. 

Nella sua carriera interista Mourinho è l’allenatore con cui ha avuto il maggior feeling? 
“Parlare di lui riferendomi solo a quello che abbiamo vinto sarebbe scontato e riduttivo. Se devo ricordare José, preferisco raccontare come si comportava con il gruppo, il senso di appartenenza che aveva con l’Inter, le cose positive che ci ha trasmesso. Ha cambiato il nostro modo di allenarci e in quei due anni con lui abbiamo fatto cose straordinarie grazie all’intensità che mettevamo in settimana”. 

Come fa il portoghese ad entrare nella testa dei singoli? 
“È un vincente, uno di grande personalità che ti dice le cose in faccia, senza problemi. Tutto quello che faceva era per migliorare il gruppo, per arrivare all’obiettivo. Preparava le partite in maniera incredibile e leggeva le difficoltà di ogni match in anticipo”. 

Cosa vi ha detto negli spogliatoi prima della finale di Champions League a Madrid contro il Bayern? 
“Che avevamo fatto un grande sforzo per arrivare lì, ma che mancava ancora l’ultimo scalino per restare nella storia del calcio italiano. Ci guardò in faccia e ci spiegò che per molti di noi quella poteva essere l’ultima opportunità e che non potevamo sbagliarla. Io avevo trentasette anni e fu qualcosa di fantastico alzare la Champions nella notte delle mie settecento partite con l’Inter”. 

Venire dopo lo Special One per Benitez non è stato facile. 
“Con noi Benitez è stato sei mesi e abbiamo vinto due trofei. La stagione non è stata buona sotto il profilo degli infortuni, ma si rendeva conto di essere in una grande società. Dopo il Mondiale per club si poteva fare qualcosa di importante se fosse rimasto. Magari avrebbe vinto altri trofei…”. 

Come è cambiata la sua vita dopo il ritiro dal calcio? 
“Ho ancora la fortuna di lavorare per l’Inter, di rendermi utile per questa fantastica società che è diventata la mia famiglia. Quando sono arrivato qua da ragazzino, non pensavo di fare tutto quello che ho fatto e ringrazio Moratti e Thohir per i grandi momenti che mi hanno permesso di vivere. L’emozione del ritiro della mia maglia lunedì è stata solo l’ultima di una lunga serie di notti da ricordare”. 

Da dirigente, guardando la classifica, quanto crede alla possibilità di centrare la qualificazione alla prossima Europa League?  
“Noi non abbiamo tante alternative: dobbiamo provare a vincere le prossime quattro partite e poi vedere quello che succederà. Il calendario non è facile perché troveremo la Lazio, la Juve, il Genoa e l’Empoli, ma è necessario crederci”. 

Iniziate il ciclo terribile domenica contro la Lazio all’Olimpico. 
“Partita difficilissima perché la formazione di Pioli sta disputando un campionato fantastico e sta mostrando grande continuità. Ha elementi in grado di fare la differenza e non è in corsa per il secondo posto a caso”. 

Quanti sono secondo lei gli scudetti della Juve?
“Calciopoli è una pagina tristissima del calcio italiano, ma sono passati ormai diversi anni. In questo periodo sono state dette molte cose, ma la verità, quello che è successo, è sotto gli occhi di tutti. Anche se qualcuno vuole far finta di perdere la memoria… Il calcio italiano da allora è ripartito ed è giusto pensare al futuro. Noi siamo fieri e orgogliosi della nostra storia, come la Juve è fiera della sua. Di certo, però, non si può far finta che non sia successo niente”
.