Ruggeri: “L’Inter ha identità e cuore, ma non è da scudetto”

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22 novembre 2017, 19:44
Enrico Ruggeri

Il cantautore Enrico Ruggeri, di nota fede interista, è intervenuto nel corso della trasmissione “Due in fuorigioco” su TMW Radio. Ruggeri ha parlato della crisi del calcio italiano dopo l’esclusione della nazionale dai prossimi Mondiali di calcio, ma soprattutto della sua Inter

Ha fiducia nel cambiamento o lascerebbe il calcio italiano così com’è?- “Dobbiamo deciderci per un cambiamento di mentalità. Durante l’anno, quando arriva un ct che chiede gli stage, ci arrabbiamo perché il campionato non si tocca. Se vogliamo una nazionale competitiva però bisogna ridurre la Serie A a 18 squadre, aumentare i giorni liberi e compattare la selezione azzurra. Storicamente in Italia non siamo come gli islandesi che sentono amore per la patria, per cui o trattiamo la nazionale come un club oppure lasciamo le sorti del nostro calcio in mano agli episodi. Sembra che la politica sia entrata pesantemente: per anni è stata invocata la moviola e, quando finalmente Tavecchio la introduce, un attimo dopo viene castigato per un fallimento generale”.

Come ha reagito al fischio finale contro la Svezia?- “Ero a casa, me lo aspettavo in quanto era nell’aria. Bastava vedere le loro facce. Non è stata una grande idea quella di fischiare l’inno svedese, perché così facendo li abbiamo fatti compattare maggiormente, oltre al fatto che si tratta di un gesto fortemente antisportivo”.

L’Inter sta sorprendendo un po’ tutti: anche lei?- “Non sono uno di quelli che vogliono vincere a tutti i costi. È bello vedere una squadra con un’anima, ci sono giocatori che danno tutto e, al di là dei tanto gol, i ripiegamenti di Icardi fanno molto piacere. Non vinceremo lo scudetto, ma siamo una squadra che ha identità e cuore”.

Perché non crede nel titolo?- “Ci sono squadre più forti, il Napoli è superiore, la Juve ha una panchina lunghissima anche se la squadra appare un po’ stanca. Forse l’ossessione della Champions sta condizionando l’andamento in Serie A. Sarebbe bello ci fosse un’alternanza negli scudetti. Certo, se vincessero i nerazzurri, sarei chiaramente contento”.

Ha un debole per qualcuno dei ragazzi di Spalletti?- “Skriniar mi ha stupito perché, oltre a difendere bene, sa giocare con il pallone. Mi piace molto anche Perisic e credo che Brozovic tornerà a grandi livelli, se giustamente motivato. Finalmente poi c’è un regista di grande intelligenza come Borja Valero, sicuramente meglio di Banega. L’Inter ha spesso avuto giocatori molto bravi mai esplosi in nerazzurro”.

Tanti artisti tifano Inter: è un caso?- “Il club ha diverse connotazioni poetiche e, naturalmente, chi fa musica ne sente attratto. C’è da dire che mio padre era tifoso della Grande Inter: impossibile non ereditarne la fede”.

Tradizione tramandata ai suoi figli?- “Sì, ne ho tre e sono tutti interisti. Forse perché temevano di essere cancellati dalla serenità”.

D’altra parte lei è un tifoso che si lascia coinvolgere fino a un certo punto…- “Nel weekend guardo l’Inter e almeno tre match della Premier. Quello lì è un calcio diverso, con pubblico diverso che ama il gioco. Difficile vedere qualcuno per terra solo per perdere tempo e proteggere così l’eventuale vantaggio della sua squadra. In questo modo non diventi mai un idolo”.