Pistone: “All’Inter ci sono ottimi singoli ma manca coesione”

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16 settembre 2016, 14:37
Pistone

L’ex difensore dell’Inter Alessandro Pistone ha parlato a “TuttoMercatoWeb” della sorprendente sconfitta per 0-2 subita ieri sera in Europa League dai nerazzurri contro l’Hapoel Be’er Sheva potendo la sua attenzione sulla mancanza di un gioco di squadra.

NON UNA SQUADRA – «Non è un bel momento, ieri la prima cosa che saltava all’occhio era l’organizzazione estrema da una parte e l’assenza della stessa dall’altra. L’Hapoel Beer Sheva si è dimostrata solida, ha giocato bene in tutti i reparti, imponendo un pressing alto che ha dato molto fastidio ai nerazzurri. L’Inter è andata a sprazzi, nel suo momento migliore ha subito il gol e lì si vede che manca coesione. In sostanza, una squadra con degli ottimi singoli che però non ha ancora un gioco di squadra. Chi salvo? Ripeto, la prova è stata negativa di squadra, rivedendo in mente la gara vedo tanta voglia di fare ma anche poche soluzioni. Preferisco non analizzare i singoli ma sottolineare la voglia di provarci messa in campo da tutti. Nell’assalto finale in molti hanno provato a risolvere la sfida da soli, ma senza riuscirci».

DE BOER – «C’è entusiasmo e si vede, le ultime partire che ho visto, sia Pescara che l’Hapoel, il modulo che sta cercando è abbastanza complicato, ci vuole del tempo per assimilarlo. Ho visto un 4-2-3-1 e ci vogliono dei meccanismi ben oliati. Serve tempo, almeno un paio di mesi di lavoro o è molto difficile per il tecnico. I tifosi devono avere pazienza, la lunghezza dei contratti non è significativa, serve una fiducia reale ed effettiva. Il risultato è molto importante a livello economico, capisco le logiche, ma a volte servirebbe dare più considerazione al lavoro altrui».

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Riccardo Melis

Riccardo Melis

Riccardo Melis (Cagliari, 1990), studente universitario quasi laureato (si spera) in Scienze della Comunicazione; adora leggere, parlare e sopratutto scrivere di calcio e cinema. Tifoso dell’Inter da quando aveva otto anni, ha superato brillantemente i suoi primi anni di tifo, più neri che azzurri, senza che la sua fede verso questi colori fosse scalfita di una virgola.