Olivari: “Ecco perché Mancini è invidiato, adesso l’Inter…”

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7 luglio 2015, 12:34

Interessante editoriale del giornalista Stefano Olivari sulle pagine online del blog del “Guerin Sportivo”, con la quale prova a delineare un quadro piuttosto reale della situazione in casa Inter, dove Roberto Mancini ha preso pieni poteri, alimentando anche qualche “rumore dei nemici” di troppo

I MOTIVI DELL’INVIDIA ALTRUI«Gli antipatizzanti di Roberto Mancini, fra gli addetti ai lavori del calcio sono in percentuale superiori che fra gli spettatori, sostengono che la sua più grande qualità come allenatore sia quella di convincere i suoi presidenti a tirare fuori i soldi. Senza volerlo gli hanno fatto un complimento perché l’allenatore aziendalista è quello, ad ogni livello, che imbocca fin da subito la strada per l’esonero. Non perché sia stupido ma perché mira principalmente ai soldi. Con il contratto che ha (è il più pagato della A, più anche dell’Allegri prolungato) Mancini avrebbe tutta la convenienza personale nel gestire una squadra futuribile e con l’alibi pronto, tanto lo stipendio corre lo stesso ed ogni vittoria sarebbe una sua vittoria. Invece si sta agitando tantissimo, complice il fair play finanziario UEFA che si è rivelato una buffonata (non per l’Inter, però), per riportare la sua squadra fin da subito alle spalle della Juventus dove la situazione è troppo invitante per non provarci».

TRA IDEE E OBIETTIVI – «In tanti pensano di essere a uno o due giocatori dalla Champions League, di qui lo scannarsi per un discreto contropiedista come Salah, Mancini forse lo pensa più degli altri. Dopo la fallimentare campagna di gennaio (Shaqiri, Brozovic, Podolski, Felipe, Santon), che lascerà nella prossima Inter probabilmente un solo giocatore e nemmeno titolare, quella estiva (Murillo, peraltro preso da sei mesi, Miranda, Montoya, Kondogbia, senza contare un numero inquietanti di rientri da prestiti) va nelle direzione indicata dal primo Mancini interista, quello del 2004: giocatori forti fisicamente, qualcuno meno atletico ma con grande personalità, ma soprattutto costruzione di una classe media o medio-alta su cui innestare in un futuro uno o due campioni, di quelli che adesso rifiutano l’Italia e non per soldi».

IL PRIMO MANCINI – «La prima estate nerazzurra di Mancini fu caratterizzata dagli arrivi di Mihajlovic, Cambiasso, Veron, addirittura di Edgar Davids (tutti a costo zero…), più Burdisso e Zé Maria. E l’anno dopo sarebbero arrivati Julio Cesar, Samuel, Maxwell, Figo, completando l’opera nel 2006 con Maicon, Vieira e Ibrahimovic. Nessuno scarso atleticamente, nemmeno grandi menti calcistiche come Cambiasso e Veron, a conferma del luogo comune che vuole gli ex giocatori di classe pura affascinati da un calcio fatto da grandi atleti, lasciando ad altri il trequartista indolente o l’aletta che non torna».

IL MIGLIOR COLPO DI THOHIR«Tornando al punto, il migliore acquisto della gestione Thohir si è rivelato proprio Mancini, forse al di là delle intenzioni dell’allenatore indonesiano: cercava l’uomo di prestigio internazionale, con anche quella spruzzata di Premier League che in Asia conta, che facesse da parafulmini e invece si ritrova con uno che vuole tornare in alto subito oppure preferirà farsi cacciare e seguire la serie A dalla sua barca. Situazione che un mese fa non era fantacalcio».