Natalino: “L’Inter non mi ha abbandonato, sarò sempre grato”

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9 aprile 2017, 13:56
Natalino

Lunga intervista de La Gazzetta dello Sport a Felice Natalino, ex talento delle giovanili dell’Inter ritiratosi nel 2013 a causa di una malattia genetica al cuore. Il classe ’91 è ancora sotto contratto per i nerazzurri per cui fa l’osservatore.

LE GIOVANILI – «In famiglia tutti nerazzurri. Avevo la stanza tappezzata dai poster di capitan Zanetti. I primi mesi trascorrono veloci, poi passo in Primavera e nelle partitelle marco i big: nasco centrocampista per diventare centrale difensivo, ruolo che preferivo. E a uomo mi toccano i vari Milito, Eto’o, Balotelli. Ecco, quel Balotelli lì non si poteva fermare. Non riuscivi ad anticiparlo, non riuscivi a prendergli la palla, non riuscivi neppure a fargli fallo. E se per caso gli lasciavi mezzo metro, beh era finita: lo vedevi solo dopo che aveva segnato, quando tornava a centrocampo. Era l’Inter di Mourinho, del Triplete».

L’ESORDIO – «Nell’estate 2010 cambia tutto con una telefonata: “Vai in ritiro con i grandi”. Il nuovo tecnico è Benitez. Sono convocato più volte anche per via dei tanti infortuni. Benitez mi adatta sulla fascia. Col Parma a San Siro, mi fa entrare. La settimana dopo sono titolare all’Olimpico, contro la Lazio. Gioco bene, poi scivolo e regalo un gol. Peccato. Non ho tempo per riflettere su quello che sta accadendo perché a dicembre accade qualcosa di inimmaginabile: mio zio muore investito col suo gruppo di amici. Due giorni dopo, il 7 dicembre 2010, entro al posto di Zanetti contro il Werder Brema. L’Inter è qualificata, perdiamo 3-0, ma debutto in Champions. A fine gara vorrei dire qualcosa in ricordo di mio zio, ma sono troppo scosso e la società non mi manda in sala stampa».

IL RITIRO – «Mi manca tantissimo il calcio. Oggi posso fare qualche partitella. Spesso sogno San Siro e vedere dal vivo i miei ex compagni è una ferita aperta. Ma sarò in tribuna a Crotone. Paura? No, ho la mia vita, la posso riempire di tante belle cose. Vorrei sposarmi, avere figli. L’Inter non mi ha abbandonato: sarò sempre grato al club. Ho giocato in A e in Champions con compagni eccezionali. Ora ne ho uno solo, sta nel mio cuore e mi regala ogni giorno la cosa più preziosa al mondo: il futuro».