Moratti: “Il Triplete resta nel cuore, ricordo indelebile!”

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24 maggio 2015, 09:03
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Massimo Moratti ha parlato al “Corriere della Sera” in occasione della sua visita all’Expo di Milano. Fabio Monti, inviato della testata milanese, riporta alcuni passi della conversazione dell’ex patron dell’Inter con la stampa. Expo, Triplete e Thohir gli argomenti trattati:

EXPO – Nell’area che ospita Expo, ci sarebbe potuto essere uno stadio olimpico se fosse andato in porto il progetto per portare a Milano i Giochi Olimpici. Moratti, che di “Milano 2000″ era presidente, lo ha raccontato con un pizzico di rammarico vista l’inattività delle istituzioni nel cogliere l’occasione: «Sarebbe stato uno stadio tutto verde. C’era l’idea di creare una collina tutta verde, piena di alberi che da lontano sembrasse una collina e basta mentre al suo interno ci sarebbe stato lo stadio. Ma alla fine non se ne fece nulla. Era il 1993», racconta Moratti.

INTER – Due anni dopo Moratti acquista l’Inter: «Un’idea nata dalla passione condivisa con mio padre. Non abbiamo mai gestito l’Inter come un’azienda perchè l’Inter è tutt’altra cosa. Ho sempre cercato uomini che avessero sentimenti, che condividessero la voglia di giocare con noi. Gli argentini, per esempio, uomini con valore che hanno dato tantissimo al nostro gruppo», prosegue Moratti.

TRIPLETE – «Il Triplete resta sempre nel cuore, diventa un ricordo bellissimo, il più nitido ma non ho nostalgia di quella notte, che ho vissuto con grande fiducia. Semmai la nostalgia è per il tempo che è passato. E’ stato bello così e tutto quello che potevamo dare lo abbiamo dato. Forse ci sarà un terzo Moratti in futuro alla guida dell’Inter, io di certo non torno», sostiene Moratti.

THOHIR – Infine una considerazione su Erick Thohir: «Un anno e mezzo dopo Madrid ho capito che era giunto il momento di passare la mano. E’ stata la decisione giusta perchè era venuto il tempo di affidare la società a chi ha visioni diverse. Alla fine i risultati arriveranno. L’Inter risponderà sempre meglio a quello che vogliono i tifosi perchè la squadra appartiene a loro», conclude Moratti.