Moratti: “Battere la Juve vorrebbe dire pensare al primo posto”

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31 gennaio 2017, 13:22
Moratti

Dopo l’anticipo di ieri “Il Giorno” ha pubblicato la lunga intervista di Massimo Moratti durante la quale l’ex presidente dell’Inter ha affrontato diversi temi tra cui la sfida con la Juventus di domenica, Calciopoli e il gruppo Suning.

LA JUVE – «Se ho provato a cedere Buffon? No, anche se con Gigi ho sempre avuto un rapporto molto simpatico quando ci siamo incontrati. Però preciso che Ibra e Vieira non sono stati portati via anche se poi qualcuno parlò di scippo, e questo non mi fece piacere. Furono trattati e fui ringraziato da John Elkann per averli acquistati, mettendo in condizione la Juve di fare cassa in un momento difficile. Dybala. Avrei tentato di prenderlo a tutti i costi, quando l’Inter lo ha trattato io stavo andando via. Ma ne toglierei più di uno ai bianconeri, Higuain è fantastico».

CALCIOPOLI – «Rapporti meno tesi? Direi di sì. Anche se poi le famiglie Agnelli e Moratti provavano a ricucire, in quei tempi calcisticamente era avvelenatissima. E’ diversa la guida del calcio. Allora andava evidentemente in una certa direzione, c’era un controllo da parte di un gruppo e da chi aveva responsabilità ufficiali in questo mondo. C’era tutta una serie di ramificazioni. Dopo pian piano si è normalizzato tutto. Al di là del giudizio sulle persone, io penso che Tavecchio abbia fatto benissimo. Ha affrontato tutto cercando di portare qualcosa di nuovo, con le sue idee».

SCUDETTO – «Be’, quando sei lì… Credo che già pensare oggi al secondo o terzo posto sia un anticipo sui tempi, con quel che è successo a inizio stagione, anche se non abbiamo vinto per colpi di fortuna. Non porrei un obiettivo così alto solo perché può sfasare questa marcia della squadra, arrivata in maniera molto umile. Il pareggio potrebbe essere un buon risultato, dovessimo vincere saremmo obbligati a pensare anche al primo posto..».

SUNING – «Chi prende un club deve sempre stare vicino al gruppo, questo a prescindere dal fatto che la Proprietà sia italiana o straniera. Quello di Thohir è stato un passaggio. In parte è riuscito nel suo intento, in parte no. Lui voleva fare di più ma entro certe regole tutte sue, al contrario Suning ha intenzione di investire. E infatti la situazione è diversa. Mi sono abituato a fare il tifoso, anche se all’inizio non è stato facile, dopo tanti anni da presidente. Dal punto di vista economico è normale che una famiglia non possa affrontare le cifre che mettono sul piatto i cinesi. Sotto l’aspetto gestionale non cambia nulla, quel che conta in una società è avere qualcuno che si prenda le responsabilità, i giocatori sentono la sua presenza. Per questo ripeto che oggi all’Inter è importante la figura della famiglia Zhang, padre e figlio. Persone con carattere gentile ma forte, che fanno quel che serve per andare bene».

PIOLI – «Sì ma Pioli è un ‘Normal One’ deciso, non un buono che lascia fare. Ha impressionato subito la Proprietà anche per la sua concretezza, ha polso, ama la disciplina nel gruppo ed è una persona di carattere. Mi ricorda un po’ Ranieri, per discrezione e normalità. Un gran signore. Ha avuto delle grandi soddisfazioni facendo un’impresa che va anche oltre quella appena fatta da Federer… Il Leicester è stato uno schiaffo alla presunzione delle grandi squadre».

MANCINI – «La cosa più giusta sarebbe stata chiudere a giugno con Mancini o tenerlo tutto l’anno. L’errore è stato trascinare qualcosa che prevedibilmente avrebbe portato a cambiare tecnico a pochi giorni dall’inizio del campionato, perché nel calcio le situazioni non si cristallizzano, al contrario si evolvono. Credo che Thohir avesse in mente di prendere De Boer dall’anno precedente e all’olandese non possiamo dare alcuna colpa: è stato messo in una pentola bollente e mandato via quando si stava raffreddando. E’ stato un pasticcio, risolto benissimo con l’arrivo di Pioli».

MESSI – «Ho molta ammirazione per Icardi, ha un modo di giocare all’antica ma di grande potenza. Mi piace molto anche Joao Mario, ha uno stile molto bello ed elegante. Messi? Non posso conoscere le intenzioni e le opportunità che possono nascere dal mercato, ma certamente i nuovi proprietari non si tirerebbero minimamente indietro. Stanno lavorando sul core business, formando una squadra sia così forte da trascinare tutto il resto».

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