Milito: “Inter del Triplete la squadra più forte! Mou, i tifosi e…”

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16 dicembre 2015, 18:18
Milito

Diego Milito, l’indimenticabile eroe del Triplete nerazzurro, ha da poco annunciato che tra sei mesi appenderà gli scarpini al chiodo, ma solo dopo aver disputato quella che sarà la sua ultima Copa Libertadores. I tifosi del Racing gioiscono ancora grazie ai suoi gol, proprio come precedentemente successo a quelli di Genoa e Inter. L’amatissimo ′Principe′ ha rilasciato una bella intervista al “Guerin Sportivo”, in cui ricorda anche la sua esperienza all’Inter. Ecco di seguito le sue parole

TIFOSERIE PASSIONALI – «Ho avuto la fortuna di giocare sia a Genova che a Milano, e posso dire che le tifoserie di Genoa e Inter sono molto simili a quella del Racing, raggiungere il traguardo costa a tutti uno sforzo tremendo, durante il quale il pubblico non smette mai di sostenerti. Il tifoso dell’Inter non ti abbandona mai, ti accompagna sempre: tornare a vincere in Italia gli è costato tantissimo, figuriamoci in Europa, dove ha passato 45 anni senza alzare la Champions League. L’hincha del Racing ha aspettato 35 anni per festeggiare un campionato e poi altri 13, dal 2001 al 2014, senza per questo demoralizzarsi o perdere la fede. Buenos Aires, Genova e Milano sono città passionali e le tifoserie dei tre club si assomigliano».

SOGNO CHAMPIONS – «Ricordo la voglia di vincere di tutti quanti, il sogno di riportare la Coppa a Milano. E’ stato qualcosa che ho sentito fin da subito, da quando sono arrivato a inizio stagione: nella testa di tutti, giocatori e tifosi, c’era il chiodo fisso di vincere la Champions“.

GRINTA E CUORE – “Una grande squadra che sapeva ciò che voleva, senza dubbio la formazione più forte in cui abbia mai giocato. L’Inter era reduce da quattro scudetti consecutivi e l’idea della squadra di José Mourinho era quella di entrare nella storia a tutti i costi, pur sapendo che non sarebbe stata un’impresa facile. La forza di quel gruppo era la ′garra′ – la grinta – la voglia di vincere, il cuore: avremmo dato la vita, se ce l’avessero chiesto».

FATTORE SPECIAL ONE – «Mourinho è un grande, un grandissimo allenatore, uno dei migliori che ho incontrato nella mia carriera, se non il migliore in assoluto. Sa gestire il gruppo come nessun altro, è un grande motivatore e ha la capacità di spingere ogni elemento a dare il 100%. Il punto è che non ha paura di esporsi, si interpone tra media e squadra per togliere pressione al gruppo: durante l’anno del Triplete si è sempre assunto grandi responsabilità, in prima persona, permettendoci di giocare tranquilli domenica dopo domenica. Contrariamente a quello che si può pensare, a parte mantenere una buona relazione con tutti, Mou ha sempre fatto in modo che nello spogliatoio regnasse un clima molto rilassato e sereno, tanto durante gli allenamenti quanto prima di ogni partita».

IL SALUTO DEI SENATORI – «Sono state tutte partenze importanti, oltretutto avvenute nello stesso periodo. Ma come ho già detto, l’Inter tornerà a vincere, è solo questione di tempo. La squadra di oggi ha grandi giocatori e ragazzi che stanno crescendo e il periodo di transizione li ha aiutati a maturare. Ho avuto la fortuna di condividere lo spogliatoio con molti di loro, so che hanno le capacità e la personalità necessarie per affrontare i momenti di difficoltà».

ZANETTI E CAMBIASSO – «Senza dubbio Pupi e Cuchu sarebbero dovuti andare in Sudafrica e con loro in campo le cose sarebbero andate diversamente. All’epoca erano in un momento straordinario della carriera e in un grande stato di forma psicofisica, avrebbero meritato il Mondiale. Purtroppo l’opinione del tecnico è stata un’altra. Siamo rimasti molto attaccati, ci sentiamo spesso. Quando abbiamo vinto il titolo con il Racing, l’anno scorso, mi hanno fatto i complimenti».

SAMUEL THE WALL – «Quando ero ancora a Milano, ho provato in tutti i modi a convincere Walter Samuel a venire con me all’Academia, ma lui non ne voleva sapere. Questione di cuore, si è sempre sentito identificato con Boca Juniors e Newell’s Old Boys. Peccato. Ho sentito che a fine anno smetterà, ma non ci credo finché non vedrò. È stato uno dei difensori più forti con cui abbia mai giocato, se non il migliore. Non a caso lo chiamano ancora ′il muro′. Qualunque sia la sua scelta, gli faccio i migliori auguri».