Materazzi: “Benitez invidioso, se Mou fosse rimasto all’Inter…”

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19 dicembre 2015, 13:12
Materazzi Mourinho

Marco Materazzi ha concesso una lunga ed interessante intervista a “Repubblica” nella quale l’ex difensore dell’Inter e attuale allenatore del Chennaiyin si è soffermato ovviamente sull’esonero di José Mourinho e sul suo rapporto conflittuale con Rafa Benitez.

DOMANI RIMPATRIATA CON LUCIO? – Domani la sua squadra giocherà la finale del campionato indiano contro il Goa di un altro ex Tripletista, ovvero Lucio: «No, sarà una finale vera, altro che rimpatriata. Certo, rivedendo Lucio qualche pensiero ci sarà. Tutti noi che abbiamo vissuto quell’avventura ce la portiamo dentro: ci guidava un uomo speciale».

MOU MENO SPECIAL? – «Macché. José rimane il miglior manager del mondo, senza discussioni. E sa perché? Primo: è uno stratega eccezionale, conosce perfettamente ogni avversario, cerca di ridurre al minimo gli eventi di una partita con lo studio, l’applicazione, il lavoro. Secondo: è una persona vera. Autentica. Al 100%. Non ci ha mai mentito, diceva sempre le cose in faccia, spiegava tutto, anche le decisioni più difficili».

SULLE SUE ORME – «Io ero a fine carriera, si può dire che con Mourinho ho iniziato a smettere di giocare, ma lui fu chiaro con me fin dall’inizio e io fui totalmente a sua disposizione, conquistato. Sa creare un’incredibile empatia col gruppo. Mica è facile gestire 25-30 giocatori e farli sentire importanti, a partire da quelli che vanno in tribuna. E che personalità, che carisma. Ricorda quando tornò a Milano da allenatore del Real, contro il Milan? Il pubblico lo fischiava e lui fece “tre” con le dita, ricordando il Triplete… Il mio vice, qui in India, gira col libro di Mourinho e tutti i nostri allenamenti ricalcano quelli di José».

MOU DURA TRE ANNI? – «Sciocchezze. La crisi del terzo anno è un falso mito. Al massimo, dato che con lui si vince sempre, e ripeto sempre, può accadere che nei giocatori dopo quei successi nasca un appagamento, magari inconscio. E quale crisi del terzo anno? Al terzo anno col Porto vinse la Champions League. La prima volta col Chelsea fu esonerato a settembre della terza stagione (in realtà era la quarta ndr.), prestissimo. Il terzo anno col Real Madrid è arrivato in semifinale di Champions e in finale di Copa del Rey: non mi sembrano traguardi di uno che ha rotto con lo spogliatoio. Poi vi chiedo una cosa: quanti esempi ci sono di grandi allenatori che rimangono per più di tre anni su una panchina importante? Mi sembra che siano pochi. Nei top club è quasi impossibile rimanere a lungo».

SE FOSSE RIMASTO ALL’INTER – «Una cosa è certa: fosse rimasto, avremmo vinto tutto pure quell’anno. Campionato e Supercoppa europea di sicuro, la Champions non saprei perché è un torneo terribile, deciso da mille dettagli. Ma il resto lo avremmo vinto, perché eravamo una squadra piena di qualità. Infatti quando a gennaio arrivò un allenatore intelligente come Leonardo, pur partendo da -16, rischiammo di rivincere il campionato perché lui diede continuità al lavoro di Mourinho. Non avessimo perso il derby di ritorno, sarebbe stato nostro pure quello scudetto. È che prima di Leonardo non avevamo avuto una guida…».

BENITEZ – «Lui aveva paura pure della sua ombra, era geloso del ricordo di Mourinho. Avevo un armadietto con attaccate le foto dei miei successi passati e Benitez me le fece togliere, tanto per spiegare il tipo. Infatti l’avevo detto a José, quella sera dopo la finale di Madrid in cui ci salutammo piangendo. Gli dissi: “Sei uno str… Te ne vai e ci lasci con Benitez. Non te lo perdonerò mai”. Poi l’ho perdonato, però».