Mancini:”Servono certezze, l’Inter deve tornare in Champions”

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15 maggio 2015, 10:09
mancini

Roberto Mancini ha parlato ai microfoni “Tuttosport” alla vigilia della partita con la Juventus. Una lunga intervista in cui ha affrontato tutte le tematiche del mondo Inter.

IL CALCIO VISTO DA MANCINI – In vista di Inter-Juventus “Tuttosport” ha intervistato Roberto Mancini, allenatore e ormai uomo simbolo dei nerazzurri. Il tecnico ha risposto a molte domande sull’Inter, sul mercato e in generale sul calcio:

Mancini, com’è allenare una squadra in ricostruzione?
“Quando c’è da ricostruire bisogna avere pazienza, è quello che purtroppo a volte manca in Italia. Serve la pazienza di capire che i cicli vincenti inziano e poi finiscono e che quando finiscono occorre tempo per ricostruire. È successo anche alla Juve che ha lavorato tra grandi difficoltà passando anche momenti non semplici e che oggi raccoglie quanto fatto in questi anni, anche grazie al fatto di essersi costruita uno stadio di proprietà. La loro è stata un’annata straordinaria, sono arrivati in fondo a tutte le competizioni e devono essere contenti, in finale può accadere qualsiasi cosa, anche se incontri una squadra forte come il Barcellona. In questo momento i catalani sono la squadra più forte, hanno 4 giocatori incredibili: i tre davanti più Iniesta. Con Messi partono già sull’1-0. Ma ripeto, a Berlino può succedere di tutto, anche perché la Juventus ha un allenatore che sa il fatto suo”.

La Juve in finale è un bel segnale per il nostro calcio?
“Ritorniamo al discorso della pazienza: noi non ne abbiamo. Se in Europa arrivano in fondo le squadre spagnole, si alza uno e dice che bisogna copiarle. Se l’anno dopo vincono le tedesche, si parla di modello tedesco. Non c’è un modello di calcio: ci sono anni in cui le cose vanno bene e altri in cui vanno male. La Juve è la dimostrazione che il calcio italiano è ancora molto competitivo, nonostante negli ultimi 10 anni abbia perso tanti campioni”.

La scalda di più il derby di Milano o quello con la Juve? 
“Sono partite che mi piacciono, perché c’è lo stadio pieno e tanta rivalità. A proposito: credo che la rivalità tra Inter e Juve debba tornare a essere solo a livello sportivo. Bisogna concentrarsi sui novanta minuti, si può vincere o perdere ma è arrivata l’ora di lasciar perdere tutte le altre stupidate”. 

Quanto ci vorrà per dimenticare Calciopoli
“Non so, ma credo che tutti quanti debbano fare qualcosa per uscire da questa situazione. È ridicolo parlare ancora di cose che fanno parte del passato. Non se ne può più″. 

Certo è che l’Inter, tornando al fatto sportivo, non poteva trovare periodo migliore per affrontare la Juve. 
“Mah, non penso perché la Juve è abituata a scendere in campo ogni tre giorni, sa giocare queste partite e, anche se dovesse cambiare qualche uomo, chi andrà in campo, oltre a essere più fresco, sarà motivato dall’idea di dimostrare di poter giocare nella squadra che ha appena raggiunto la finale di Champions”. 

Che Inter serve per batterli? 
“Dobbiamo solo continuare a fare quello che sappiamo. Mancando Hernanes e Guarin, è un po’ più difficile”.  

Quest’estate è mai stato vicino alla Juventus? 
“Non mi hanno mai chiamato, come non mi ha mai chiamato la Federcalcio per la Nazionale”. 

Restando in tema: si ritiene ancora un po’ troppo giovane per l’Italia? 
“Diventare ct è una cosa prestigiosa. Dovessero scegliermi, sarei felice. Lo stesso discorso varrebbe anche per qualche altra Nazionale”.  

Cosa pensa di Tevez? Avete avuto problemi ai tempi del City?
“Abbiamo lavorato insieme tre anni e mezzo e si è sempre comportato benissimo, quella è stata solo una parentesi. Carlos è sempre stato un grande giocatore, lo era al West Ham, quindi allo United, al City e ora alla Juve. Ovunque ha giocato ha fatto la differenza. Moratti mi aveva chiamato per chiedermi Balotelli, ma gli dissi che se avesse voluto un giocatore forte avrebbe dovuto prendere Tevez. Non so se il suo arrivo avrebbe cambiato la storia dell’Inter, ma quella del City l’ha cambiata di sicuro. Una volta tornato dal Sud America, Tevez si è messo in condizione e ha fatto dei gol decisivi nella volata contro lo United. Tra l’altro, vi ricordo che l’unico screzio avuto da sottoscritto con Tevez è stato quello di Monaco, ma 24 ore dopo la partita ci ritrovammo a casa mia. Gli dissi che non c’era alcun problema e che quanto accaduto fosse una cosa superata da parte mia. Gli chiesi di decidere il da farsi, lui andò in Argentina, ma al rientro si mise immediatamente in riga. Posso parlare solo bene di Tevez, sia come calciatore, sia come persona. 

Mancini, l’Inter sembra essere la società che, a livello di organizzazione, si sta più avvicinando alla Juventus. 
“Prima la nostra era una società “a conduzione familiare”. Moratti però non è che abbia fatto malissimo… ha vinto tutto quello che c’era da vincere e ha centrato tutti i suoi obiettivi. Oggi l’Inter è cambiata, ha preso una direzione differente e speriamo sia vincente come lo è stata l’Inter di Moratti che per questo club ha fatto non il massimo, ma di più″. 

È il club dei due Papi? 
“Sì perché la famiglia Moratti è l’Inter e perché lui è ancora proprietario al 30% del club”. 

Lo sa che prendendo in considerazione le ultime dieci giornate, l’Inter sarebbe terza. 
“Però dovevamo svegliarci quindici giornate fa…”. 

Se questa squadra avesse ancora in campo Zanetti e Cambiasso, quanti punti in più avrebbe in classifica? 
“L’Inter, anche così, avrebbe potuto tranquillamente avere otto-nove punti in più che abbiamo buttato all’aria. Abbiamo preso dei gol per delle stupidaggini che non si vedono nemmeno al campionato giovanissimi. Non facciamo più paragoni con le squadre del passato: l’Inter non è più quella. L’Inter deve lavorare per tornare a essere quell’Inter”. 

Per questo cercate gente come Touré e Motta. 
“All’Inter servono acquisti azzeccati: ora non possiamo permetterci di sbagliare. È chiaro che avere giocatori che aumentano la personalità della squadra può aiutarci. Thiago ha fatto un pezzo di storia dell’Inter, è bravo, ha tecnica ed esperienza ed è chiaro che può esserci utile”. 

Dybala è ormai vicinissimo alla Juve. 
“Dovessero prenderlo, la Juventus avrà fatto un grande acquisto perché credo che Dybala sia un grande giocatore”. 

All’Inter serve una seconda punta che… 
“Sia veloce, segni molto, faccia un sacco di gol, degli assist e che costi poco. L’ideale sarebbe un certo Roberto Mancini. Scherzi a parte, non ci servono scommesse, ma certezze”. 

Su Touré è tranquillo? 
“Non è un fatto di essere tranquillo: il mondo è pieno di giocatori forti, basta volerli prendere. Questo è il momento in cui l’Inter deve tornare a giocare la Champions: non esserci, è come vedere il Bologna in serie B, una cosa che non ha senso. Per questo tutti noi dobbiamo cercare di dare il massimo per riportare l’Inter dove merita per la sua storia. Questo, tra l’altro, è il primo obiettivo che ha in testa Thohir”. 

Com’è vivere con un presidente che è dall’altra parte del mondo? 
“Ormai ci sono abituato dai tempi del City: le squadre possono vincere ugualmente, l’importante è che tutti vadano nella stessa direzione. E qui tutti stanno lavorando col massimo impegno”. 

Com’è il suo approccio coi giocatori?
Pretendo molto dai giocatori, ma so che in partita possono accadere determinate cose a seguito della pressione. Con Vidic per esempio a Reggio Emilia mi ero arrabbiato perché non mi andavano bene certe cose a livello tecnico e tattico e perché quando dico certe cose, un giocatore deve seguirmi. Per il resto posso avere un diverbio più o meno brusco, ma per me quello è l’ultimo dei problemi”.

L’Inter ha ritrovato un Mancini migliore? 
“Sì, perché sono più vecchio”. 

Però è anche più paziente… 
“Questo è normale perché ho avuto esperienze con persone e culture diverse.”

Podolski è una scommessa persa? 
“No, anche se non ha reso come speravamo all’inizio. Lukas è un ragazzo serio, molto positivo col gruppo e sono contento di averlo conosciuto”. 

Di Icardi cosa dice?
“Mauro, da fuori, dà un’impressione diversa da quello che è. Quando sono arrivato, non è che io non lo vedessi: lui lavorava male in allenamento e non aveva l’atteggiamento giusto per migliorare. Dopo un mese si è messo a lavorare per bene e oggi è migliorato tantissimo. Una persona va conosciuta per dare dei giudizi e credo che Martino (CT dell’Argentina, ndr) abbia un’impressione che non è quella giusta. È anche vero che l’Argentina ha i migliori attaccanti al mondo. Mauro è giovane e credo che un giorno possa diventare il centravanti dell’Argentina”.

Con Handanovic cos’ha intenzione di fare? 
“So che stanno parlando, so che Samir vuole giocare la Champions e credo che il suo sia un desiderio legittimo avendo passato i trent’anni. Lui è stato onesto con noi: se pensa che noi non arriveremo in Champions neanche l’anno prossimo, magari farà le sue scelte”. 

Voto alla stagione? 
“Siamo partiti per arrivare terzi, siamo ottavi e quindi è un cinque e mezzo che può arrivare a un sei stiracchiato se dovessimo centrare il sesto posto”. 

Nello staff c’è spazio per Stankovic? 
“Dejan ha giocato dieci anni nell’Inter e ne ha fatto la storia, c’è sempre spazio per lui… Anche in campo”.