Mancini esalta Balotelli: “Era più forte di Adriano all’Inter”

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13 ottobre 2016, 12:08
Balotelli-Mancini

Roberto Mancini, da sempre vicino a Mario Balotelli e suo allenatore in due esperienze calcistiche, è stato intervistato dall’Equipe proprio per parlare dell’attaccante del Nizza. Semplice il pensiero dell’ex allenatore dell’Inter: un campione che deve sfruttare meglio le sue qualità.

NIZZA – Questa l’intervista riportata da “Goal.com”: «Tutti hanno da dire su di lui, credo che sia una cosa molto stancante. Per me è fantastico, è speciale per tutto quello che fa. Al Nizza deve segnare almeno 20 reti ma deve dimenticarsi di togliersi ogni volta la maglia: per lui il goal deve essere una cosa normale. Gli hanno dato questa opportunità che deve sfruttare, è ancora giovane ma la carriera passa in fretta. Rispetto a lui mi considero un fratello maggiore piuttosto che un padre e la mia speranza è che diventi un grandissimo giocatore.

INTERRicordo che lo feci giocare spesso nel finale della stagione 2007/2008: Ibrahimovic era infortunato e lui fece molto bene. Ero convinto che sarebbe diventato un fuoriclasse, vinse il campionato al suo primissimo anno e non è roba da tutti. A diciassette anni però non si può reggere tutta quella pressione, purtroppo gli è salita addosso. Confronto con Adriano? Mario è più forte, ha delle qualità tecniche che il brasiliano, pur essendo una forza della natura, non possedeva.

MANCHESTER CITYMario aveva bisogno di tempo per adattarsi al calcio inglese, spesso e volentieri non faceva le cose che gli consigliavo: a me questo faceva ridere e speravo che la testa gli funzionasse almeno in partita. Mi ha fatto arrabbiare diverse volte: nel 2011 quando si fece espellere contro la Dinamo Kiev: senza quel rosso ci saremmo qualificati. Anche in amichevole contro i Los Angeles Galaxy: fece un giochetto davanti al portiere, questo mi infastidì e lo tolsi immediatamente. La gara più bella fu senza dubbio il derby contro lo United vinto per 6-1: in quel match Balotelli sembrava un adulto e tutti gli altri dei bambini, ero contento perché stava finalmente dimostrando il suo valore. Quando poi esultò mostrando la maglietta con la scritta ‘Why always me?’ capii che era un fenomeno, senza dubbio».

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