Longhi: “Il gioco dell’Inter ‘vecchio’ ma efficace, Mancini…”

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24 novembre 2015, 14:42
Bruno Longhi

Nonostante il primo posto in classifica e la convincente vittoria contro il Frosinone le critiche nei confronti del gioco dell’Inter di Roberto Mancini non sembrano mancare. Bruno Longhi ha preso spunto dalle ultime parole di Arrigo Sacchi per analizzare il gioco, esteticamente poco bello ma vincente, proposto in passato dai nerazzurri.

FONI E HERRERA – «Quando Arrigo Sacchi, dall’alto della sua esperienza e dei suoi successi, afferma che l’Inter ha un calcio stringato, se vogliamo pure vecchio, emette apparentemente un dogma penalizzante nei confronti dell’attuale squadra di Mancini, ma allo stesso tempo, e forse involontariamente, ne mette in risalto quella che è una caratteristica della storia nerazzurra. Già ai tempi degli scudetti di Foni (primi anni Cinquanta) l’Inter faceva leva su una sistema utilitaristico in cui l’ala Armano diveniva il libero aggiunto. Lo stesso Herrera arrivato a Milano per riproporre il calcio spettacolo del Barcellona, dovette adattarsi, per vincere, al modulo difesa e contropiede».

TRAPATTONI E MOURINHO – «Il Trap stravinse lo scudetto dei record eppure la sua Inter era sempre costretta a confrontarsi sul piano filosofico e teorico con il gioco molto più moderno e armonioso del Milan olandese o con quello del Napoli reso luccicante dalle prodezze di Maradona. E allo stesso Mourinho non vennero risparmiate critiche per il suo calcio più pragmatico che bello, alla faccia del triplete e di tutte le soddisfazioni che ha saputo regalare al popolo della “Beneamata”».

MANCINI – «La storia si ripete: l’Inter, si dice, non gioca bene, non fa spettacolo, ma vince e, alla luce dell’ultima prestazione con il piccolo Frosinone, a tratti convince pure. Che possa arrivare allo scudetto è possibile, lo dicono i numeri, visto che nel nostro campionato vince solitamente chi ha la miglior difesa. Che possa migliorare le sue performance dal punto di vista estetico, beh molto meno. Perché la squadra edificata sulle “4 M” (Murillo-Miranda-Medel-Melo), proprio in virtù delle peculiarità di questi giocatori, difficilmente può regalare fronzoli e svolazzi, per i quali servono le giornate di vena degli “intermittenti” Liajic, Jovetic e Perisic. Mancini ha cambiato 6 moduli in 13 partite, evidentemente perché non ne ha uno che possa coniugare gioco e spettacolo. Cerca e quasi sempre trova quello vincente ed adatto alla singola partita. Forse un modo vecchio di fare calcio. Ma non è detto che per questa sua Inter ne esista uno migliore e più efficace».