L’Inter e la rivoluzione di Frank de Boer, che disciplina – TS

Articolo di
27 settembre 2016, 11:34
De Boer

Frank de Boer è entrato a gamba tesa nell’ambiente nerazzurro, e più in generale nel calcio italiano. L’allenatore olandese comincia a convincere un po’ tutti con i suoi metodi e anche l’Inter ne trae beneficio in campo. Ecco il racconto di “Tuttosport”.

RIGIDO«La pentola non bolle più. Frank De Boer ha impiegato poco per imparare l’italiano e ancor meno per capire il nostro calcio. Un apprendistato in cui l’allenatore ha tratto beneficio dagli errori commessi, qualità che possiedono soltanto le persone intelligenti. E De Boer, che ha un dna formato all’Ajax e perfezionato al Barcellona, dopo aver toccato il fondo (nel ko con l’Hapoel Beer Sheva a San Siro), oggi è più che mai padrone della Pinetina. Dove i giocatori hanno scoperto sulla loro pelle di aver trovato un “Hombre Vertical” in salsa olandese. Perché De Boer, come imparato all’Ajax, sa che più dei ritiri è importante il recupero, ma anche perché De Boer ha imparato dal Barça che la disciplina tattica e comportamentale è tutto, come possono raccontare Kondogbia – ultimo giocatore spedito dietro alla lavagna – e Brozovic, che ieri ha condotto il primo allenamento in gruppo dopo essere stato messo in naftalina a seguito dei comportamenti poco professionali tenuti come reazione alla sostituzione patita durante l’intervallo della gara con l’Hapoel.

APPRENDISTATOL’uomo verticale è però anche un allenatore che sa osare. E, anche in questo caso, le qualità di De Boer sono emerse dopo un paio di partite di apprendistato. A Verona – e a San Siro con il Palermo – pareva una statua di sale l’olandese in panchina, quasi incapace di intervenire per cercare di cambiare il corso degli eventi. A Pescara, per la prima volta, ha provato a fare all-in (triplo cambio a 15’ dalla fine con l’ingresso di Palacio, Jovetic ed Eder) e ha centrato una clamorosa rimonta. Domenica ha provato il bis, De Boer, togliendo Banega e Candreva per mettere Eder e Gabigol: pur di cercare i tre punti l’olandese non ha avuto il timore di squilibrare la squadra – infatti l’Inter nel finale pareva spaccata in due tronconi -. Però, anche questo denota un coraggio non comune tra colleghi che, in tempi di magra, brindano al punticino».

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