Klinsmann: “Inter, non ti alleno! Trap un maestro. La gabbia…”

Articolo di
5 aprile 2017, 15:51
Klinsmann

Jürgen Klinsmann ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di “Panorama”: l’ex stella dell’Inter parla con grande affetto della sua esperienza in nerazzurro, ricordando in particolare Giovanni Trapattoni e Corrado Orrico. Di seguito le parole dell’ex campione tedesco

AMORE NERAZZURRO Jürgen Klinsmann, ex nerazzurro, non dimentica l’Inter ma per il momento non vorrebbe allenarla: «L’Inter è la mia seconda famiglia. Il primo e più importante passo fatto nella mia vita, ma non mi vedo, per ora, sulla panchina dell’Inter. Mia figlia di 15 anni frequenta la high school e non posso ora trasferirmi. Cerco di conciliare il lavoro e la famiglia, da vent’anni vivo negli Stati Uniti. Quando ero allenatore del Bayern Monaco feci 42 viaggi tra Germania e California». L’ex campione nerazzurro si tuffa nei ricordi della sua esperienza in nerazzurro: «Fu molto importante il lavoro di Giovanni Trapattoni, un maestro della tattica. Ti correva accanto per tutto l’allenamento, guidandoti nei movimenti. Un approccio non facile per un tedesco, che è abituato all’azione, alla pratica più che alla teoria. Forse ci fu un po’ di appagamento, dopo la stagione del primato dell’anno prima. Quando sei tra le prime squadre della Serie A o della Bundesliga o della Premier League, la differenza non la fai con i campioni, quelli li hanno tutti, ma con la giusta mentalità, con la determinazione, con la capacità di gestire lo stress. Con l’allenamento mentale».

APPREZZAMENTI – Klinsmann apprezzò molto il lavoro di Corrado Orrico e l’accoglienza riservatagli dall’allora patron dell’Inter Ernesto Pellegrini: «Aveva delle buone idee, forse era in anticipo sugli anni, avrebbe meritato maggior fortuna, purtroppo ha pagato i mancati risultati. La sua gabbia era un metodo per allenare la tecnica, ma anche la velocità, l’aggressività, a saper ragionare sotto pressione con pochi tocchi in rapidità. Una metodologia che, rivisitata in alcune parti ho riproposta anche nella Nazionale USA, con partite a squadre ridotte, 3 contro 3 o 4 contro 4, o in un allenamento contro il muro simile allo squash. Quando ho lasciato la Germania, a 25 anni, per venire a Milano ho iniziato a conoscere il mondo. Sono stato accolto da un ambiente eccezionale, innanzitutto dal presidente Pellegrini, sempre attento al rapporto umano. Mi ha insegnato ad avere cura delle persone a cui si vuole bene».