Joao Mario e Banega, l’Inter gode: tra i due sale l’intesa – GdS

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13 settembre 2016, 12:43
João Mário Pescara-Inter

L’Inter ha messo in mostra a Pescara due gioielli: Ever Banega e Joao Mario. I due si dividono il campo perfettamente e dialogano continuamente con il pallone tra i piedi, son ben 27 i passaggi che si sono scambiati domenica. Ecco la disamina della “Gazzetta dello Sport”.

BISOGNA CRESCERE«Joao Mario ed Ever Banega sono stati l’attrazione dell’Inter a Pescara. Non uno spettacolo circense, nemmeno qualcosa di fascinoso. Complice forse anche il periodo dell’anno, è mancato in intensità. Probabilmente Banega ha bisogno che tutto l’apparato per cui gioca, si muova al suo stesso ritmo. E così riesce a sviluppare al meglio il suo talento. Detto questo si è preso qualche pausa, ha perso qualche palla pesante e non ha dato l’impressione di avere reattività per inseguire l’avversario. Joao Mario, invece, ha dimostrato di saperci comunque fare anche in questo frangente. Il cartellino giallo ‘guadagnato’ a metà del primo tempo di Pescara testimonia la sostanza del giocatore. Il quale non è un regista, vero. Ma nessuno all’Inter lo ha acquistato per fare il regista perché lo conoscono bene.

Banega

AFFINITA’Se il pallone non va da Banega, è Banega che va dal pallone. Ma l’argentino non può giocare regista, sarebbe uno spreco. Ecco quindi che l’acquisto di Joao Mario si infila in questo solco. Il portoghese accorcia gli spazi che l’ex Siviglia ha dovuto percorrere contro il Palermo per abbracciare un pallone come un peluche prima di dormire. I due potranno coesistere con efficacia perché Joao Mario può anche attirare le attenzioni avversarie nel caso le marcature dovessero diventare insopportabili. Domenica sera intanto i due si sono scambiati la palla 27 volte: 12 da Banega a Joao Mario e 15 viceversa. Non è un asse centrale perché l’argentino tende ad andare dove c’è aria respirabile e il campione d’Europa naviga sull’interno. Ma è un asse portante da cui potrebbe sbocciare la nuova Inter di De Boer. C’è da lavorare, ma il materiale ha qualità».