Inter, svolta in 3 punti: ecco i nuovi! Ma manca qualcosa – GdS

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23 settembre 2016, 08:27
Zhang de Boer Thohir Joao Mario

La lunga analisi sull’Inter attuale pubblicata sulla “Gazzetta dello Sport” odierna – a firma di Mirko Graziano – tratta tre temi che possono rappresentare la vera svolta della stagione nerazzurra rispetto a quella precedente: rosa più forte, de Boer più offensivo (di Mancini) e Suning ricchissimo

OPINIONI CONTRASTANTI – “Entusiasmo Inter: tre vittorie consecutive in campionato dopo la sosta (nessuno come i nerazzurri), battuta meritatamente pure la Juventus, vetta della classifica lontana solo due lunghezze, Mauro Icardi capocannoniere, Joao Mario stella di questa prima parte di stagione, quindi Gabiel ‘Gabigol’ Barbosa pronto al decollo. «E’ la svolta buona», dicono gli ottimisti. Di contro, ecco gli scettici: «Anche l’anno scorso fu partenza sprint, poi…». In effetti, da quattro anni l’Inter è fuori dal calcio che conta, l’ultima Champions League disputata risale all’edizione 2011/2012: da allora solo tante illusioni e fallimenti in serie. L’anno scorso i nerazzurri iniziarono appunto con cinque vittorie nelle prime cinque giornate di Serie A e furono a lungo in vetta. La paura di restare ancora scottati resta allora forte nella Milano nerazzurra, anche se questa volta ci sono almeno tre segnali che invitano all’ottimismo”.

1. QUALITA’ TECNICA INTER – “E’ aumentato il tasso tecnico della rosa, soprattutto nel cuore del campo. Decisivi gli innesti di Ever Banega e Joao Mario: il primo garantisce piedi raffinati ed esperienza, il secondo è un vero tuttofare, l’«8» vecchia maniera, tecnico e intelligente tatticamente. Il portoghese, in particolare, ha mente veloce, accompagnata da una grande pulizia nel passaggio, cosa che per esempio a Empoli ha letteralmente esaltato le caratteristiche di Icardi e di Antonio Candreva. Due giocatori, Banega e Joao Mario, che non hanno mai paura di gestire la palla anche nelle zone più delicate o trafficate: con loro, l’Inter è sensibilmente cresciuta in personalità; valorizzato allo stesso tempo il lavoro sporco di Gary Medel, l’unico vero interditore di livello a disposizione di Frank de Boer. Insomma, oggi Marcelo Brozovic, Geoffrey Kondogbia e Felipe Melo sono di fatto delle alternative, l’anno scorso erano invece stati spesso i perni del centrocampo manciniano: il salto di qualità è evidente anche in questa valutazione. Non va poi trascurato l’acquisto di Candreva, perfetto esterno sia nel 4-3-3 sia in un 4-2-3-1. C’è infine la continua crescita di Icardi, che gara dopo gara va completando anche tatticamente un repertorio in generale già straordinario”.

2. CURA TATTICA DE BOER – “Con la nuova guida tecnica è cambiata anche la filosofia di gioco. Confortante la velocità con la quale il gruppo sta assorbendo la cura de Boer. Europa League a parte (rosa falciata dal Fair Play Finanziario), solo un paio di sbandamenti (ChievoVerona e Palermo) prima del cambio di marcia che ha riportato la squadra nelle zone nobili della classifica. De Boer chiede pressing altissimo, aggressività, intensità e zero paura dietro ad accettare l’uno contro uno. I dati delle ultime tre partite dicono che risposte e applicazione dei giocatori sono già piuttosto buone, anche in rapporto alle prime cinque giornate dell’anno scorso. La squadra di de Boer tende per esempio a fare un fuorigioco molto alto (32,4 metri contro 25,1 dell’anno scorso), intercetta 19,67 palloni a partita (contro 12,6), fa 22 sponde a gara (9,2 un anno fa) e arriva molto più spesso a tirare in area di rigore (11,33 tiri contro 8)”.

3. POTENZA ECONOMICA SUNING “Per il futuro, fa poi ben sperare la solidità del gruppo Suning. Il mercato estivo è stato francamente esaltante, e Jindong Zhang ha già fatto capire di puntare al botto nelle prossime sessioni. L’Inter, in poche parole, è tornata in piena corsa sul fronte top player: James Rodriguez aveva ammesso nei giorni scorsi «di essere stato seriamente cercato dell’Inter». Capito il livello?”

COSA MANCA ANCORA – “Entusiasmo giustificato insomma, occhio comunque a non eccedere in euforia. Ha ricominciato infatti a circolare la parola scudetto dalle parti di Appiano Gentile, l’Inter è però ancora un cantiere aperto, e per reggere i ritmi in particolare della Juventus serve una rosa più profonda: manca almeno un altro centrale difensivo in grado di competere con Joao Miranda e Jeison Murillo; sempre dietro va poi alzata la qualità degli esterni (non a caso era stato avvicinato Stephan Lichtsteiner), quindi servirebbero un altro centrocampista di spessore e un vice Icardi. Non manca moltissimo, sia chiaro, il progetto è ben avviato (anche sul fronte dell’età media) e i finanziamenti non verranno meno per portarlo a termine. In questa fase è forse utile prendere come modello la prima assatanata Juventus di Antonio Conte, stagione 2011/2012. In partenza, sulla carta, avrebbe dovuto faticare anche solo a entrare in Champions League, seppe invece diventare squadra alla svelta, restando sempre più o meno in scia dell’eccezionale Milan di allora per poi approfittare dell’inaspettato crollo rossonero, grazie a un rendimento regolarissimo sì (zero sconfitte nel torneo), ma non certo eccezionale (ben 15 i pareggi in quella stagione): fu scudetto, fra i più sorprendenti in generale, contro i fenomeni Zlatan Ibrahimovic e Thiago Silva. Chi allenava quel Milan? Massimiliano Allegri. Okay, calma e sangue freddo se siete tifosi nerazzurri. L’Inter ha sicuramente nelle corde un campionato simile a quello di Conte, deve anzi riproporre senza alibi quello stesso spartito, perché così si arriva sicuramente fra le prime tre, che poi è l’obiettivo da non fallire assolutamente in questa stagione, ma per lo scudetto, ripetiamo, servirebbe un vero miracolo”.

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Andrea Turano
Nato nell’era Bagnoli, ma svezzato da Simoni, vive la sua vita in nero e azzurro. Parla di Inter ventiquattro ore al giorno, nel tempo libero si limita a scrivere, sempre di Inter. Sogna di lasciare un ricordo indelebile nella storia della Beneamata, come Arnautovic. E’ un tifoso sfegatato come tanti, ma obiettivo come pochi.