Il racconto e le dichiarazioni nel giorno d’addio di Milito – GdS

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13 novembre 2016, 13:06
Milito addio calcio

Nella giornata di ieri Diego Milito ha salutato il mondo del calcio con la sua partita d’addio. Tantissimi invitati d’onore, presenta anche una grossa fetta di Inter. Andiamo a rivivere, grazie al racconto della “Gazzetta dello Sport”, la festa e le dichiarazioni dei presenti.

I PRESENTI – «“Ventidue = Da Principe a Re”, dice il biglietto che tutti i tifosi del Racing volevano avere in mano. Sognavano con essere presenti all’incoronazione a vita del loro idolo. Nel caldo pomeriggio di Buenos Aires, il Cilindro de Avellaneda batte come un gigantesco cuore albiceleste. L’addio di Diego Milito sembra una partita da campionato, con oltre 30mila persone per appena 60 minuti (2 tempi da 30) pieni di sentimenti. È una partita omaggio, sì, ma non solo per Milito: anche per il resto. Innanzitutto perché sono tutti amici del Principe: quelli che escono con lui in campo, i campioni del Racing 2001, quelli che lo conoscono dal Saragozza (Ayala, Ponzio, D’Alessandro, Maxi Rodriguez), dall’Inter (Zanetti, Samuel, Burdisso, Cordoba) e dagli ultimi due anni del Racing. Ma anche allenatori, arbitri e soprattutto tifosi sentono l’obbligo di essere lì, come se fosse il matrimonio di uno di famiglia.

MANCA LO SPECIAL – “Calciatori come Diego mancheranno sempre, abbiamo bisogno di uomini come lui per i nostri figli, per i bambini che vogliono riflettersi in veri campioni. Si merita tutta questa festa”, si emoziona Nico Burdisso. “Solo un Milito, c’è solo un Milito”, esplode il pubblico quando appare il fratello, Gabriel, allenatore e simbolo della squadra avversaria, l’Independiente. La sua presentazione, davanti alla tifoseria del Racing, è un regalino ideato da Diego. E qualche minuto dopo, alle 17.50, Diego Alberto Milito esce per l’ultima volta dal tunnel più lungo degli stadi argentini, con una maglietta blu. Saluta uno a uno i compagni e amici, riceve un diploma e un orologio da parte del presidente del Racing Victor Blanco, lo stesso che vorrebbe vederlo come direttore sportivo al più presto possibile. Ma a Diego piace di più l’idea di diventare allenatore, come quelli che ha invitato alla sua festa, Mostaza Merlo, Diego Costas e Diego Cocca. Manca però una figura importantissima: Mourinho? L’ho invitato, ma sapevo che sarebbe stato complicato per lui”. La partita inizia tra tante risate, mentre i tifosi non smettono di cantare. I giocatori indossano tutti la maglietta numero 22, mentre su Twitter esplode #Gracias22, hashtag scelto dai fan per mandare al Principe i complementi da tutto il mondo.

LE EMOZIONI – “Ha fatto grande il Racing, ha fatto grande l’Inter, è amato qui, è amato in Italia… Diego è un grandissimo campione e un grandissimo compagno… benché mi abbia dato una botta nella testa nel primo allenamento insieme che ancora mi fa male”, scherza Francesco Toldo, che ha giocato la sua ultima stagione all’Inter nell’anno del triplete (doppietta di Milito in finale contro il Bayern) e becca subito il gol di Diego al 18’, tocco sottile dopo un rigore-passaggio alla Cruyff di Chatruc. Lo sforzo genuino di Toldo, che per poco non para il tiro, provoca le risate di Milito: “Ma che fai?”. Milito si è ufficialmente ritirato contro il Temperley, il 21 maggio scorso, stesso giorno della nascita di sua figlia Morena. Era una leggenda dell’Acadé dal 2001, attaccante della squadra che vinse il primo titolo locale per il Racing dopo 35 anni d’attesa. Ma è stato il suo rientro, dopo la gloria in Europa, a farne il personaggio più influente della storia del club, con il titolo vinto nel 2014. “Diego Milito non solo mi ha fatto migliorare come calciatore. Mi ha aperto la mente, mi ha fatto capire come funziona il mondo, ha fatto di me una persona migliore”, dice il suo ultimo compagno d’attacco, Gustavo Bou, in lacrime. Gli striscioni scelgono la via del ringraziamento: “Eternamente gracias”, dice il più venduto in via Diego Milito, a pochi passi dallo stadio. Uno stadio che per ora si chiama Peron, ma nel futuro, sicuramente si chiamerà Milito. “Non ci sono parole per spiegare quello che sto sentendo”, sorride Diego. Le sue prime lacrime arrivano all’ingresso della famiglia, i genitori, la moglie e i figli. E dopo il secondo gol del Principe, entra in campo anche Leandro, il suo figlio maggiore, per giocare accanto al papà e segnare, su rigore, il 3-0: doppietta del campione e uno del suo erede.

OMAGGIO PER GLI ALTRI  – Una partita d’addio non è cosa abituale nel calcio argentino. Francescoli, Maradona, Palermo e pochi altri hanno avuto un omaggio così. Ma Milito rende la sua un omaggio agli amici e anche al Racing: c’è spazio per l’ovazione a Humberto Maschio, emblema argentino degli anni 50, con passato in Bologna, Atalanta, Inter e Fiorentina. “È un onore essere qui per Diego, che gioca molto meglio di come giocavo io”, dice l’ex campione, 83 anni. Applausi anche per le altre glorie del Racing, come Juan Jose Pizzuti, allenatore che vinse l’Intercontinentale contro il Celtic nel 1967, e Gustavo Costas, capitano della Supercopa nel 1988. Era squadra che Milito seguiva da bambino. Un grande momento anche per un allenatore sconosciuto, Miguel Gomis: è quello che andò a cercare il piccolo Diego, ancora in Ottava Divisione, a casa sua, dopo aver notato che era sparito degli allenamenti. “Smetto, non ci vengo più″, rispondeva lui. E ora è Gomis che piange come un bambino quando Milito lo abbraccia: alla fine l’ha convinto. “Solo Milito poteva trasformare il suo omaggio in un omaggio agli altri”, racconta il compagno del 2001 Diego Ubeda, attuale allenatore dell’U20 argentina. Tutto vero: invece che protagonista Diego sceglie di diventare uno tra gli altri. E’ stato l’ultimo gol di Diego Milito, campione degli spogliatoi, dei valori e dell’amicizia».