Il de Boer calciatore: un ‘libero’ che servirebbe all’Inter – GdS

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10 agosto 2016, 11:45
De Boer

Ce lo ricordiamo bene il Frank de Boer calciatore. L’olandese era un difensore vecchio stampo, nato sulla fascia e poi finito in mezzo alla difesa a smistare palloni. Ma era soprattutto un leader a cui tutti si affidavano. Ecco, proprio quello che manca oggi all’Inter. Di seguito il racconto della “Gazzetta dello Sport”. 

UN LIBERO«Già nascere terzino sinistro — ai suoi tempi era ancora lecito il titolo — non riflette l’idea di difensore indelicato; inoltre con quel mancino cremoso Frank de Boer non poteva che vedersi spostare verso il centro, dove sgorga il gioco, anziché restare una sponda sul lato. Da calciatore, il nuovo allenatore dell’Inter era proprio quello che all’Inter sua (e di Mancini) manca. Regista basso, ex libero che costruisce con il tocco svelto e intelligente, anche centrale davanti alla difesa, all’occorrenza, soprattutto quando l’Ajax si priva di Seedorf e di Davids; comunque sempre difensore nel cuore o a protezione della retroguardia. Esterno all’inizio, poi centrosinistra quando Louis van Gaal impone il 3-4-3; centro e basta in nazionale quando ritrova la linea a 4, come in semifinale all’Euro 2000, la famosa partita in cui si fa parare due rigori da Francesco Toldo.

LEADERSedici anni di carriera tra Ajax, Barcellona, Galatasaray, Rangers e la chiusura in Qatar. Nell’Olanda era il capitano e quando ha finito pure primatista di presenze: 112, ora comanda Van der Sar con 130. Calciava punizioni che si infilavano sul palo della barriera, aveva un’elevazione discreta, unita alla scelta di tempo. In un video datato che mostra una rete con il Barcellona, la punizione viene tirata da Pep Guardiola e il primo ad abbracciarlo è Luis Enrique. Così, per capire l’ambiente che ha frequentato. Che, unito a chi l’ha diretto dalla panchina o influenzato da ragazzo — Van Gaal, Cruijff, ma anche Hiddink e Advocaat — lo ha portato alle tre leggi indispensabili per le sue squadre: «Calcio attraente, essere creativi, tenere in mano la partita», come disse due anni fa a questo giornale. Aggiungendo anche che alla «Serie A preferisco Liga, Premier e Bundesliga, perché il calcio italiano è molto in ribasso». Avrà cambiato idea».

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