Hernanes: “Profeta e capriole: tutto parte da lontano”

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22 maggio 2015, 09:29
Hernanes

Hernanes continua il racconto della sua esperienza calcistica con gli inviati della “Gazzetta dello Sport”. In questa ultima parte si parla di ambizioni dell’Inter, di ricordi e soprannomi, del rapporto con Mancini e della famosa capriola:

CAPRIOLA – «E’ la mia caratteristica esultanza dopo un goal: fare una capriola. Ho iniziato a provarla a 6 anni in casa con le mani. La prima completa a 9 anni sulla sabbia. All’inizio ero sempre pieno di lividi! Contro il Napoli, dopo il goal del pareggio in extremis per 2 a 2, è stata quella che mi ha dato più gioia e soddisfazione. Sono letteralmente volato in aria. All’Olimpico, invece, mi dispiace se i tifosi della Lazio hanno frainteso quella dopo il primo goal di qualche settimana fa. Non era certo fatta per mancare loro di rispetto», inizia Hernanes.

PROFETA – «Sono cresciuto in una famiglia cattolica ma non avevo capito ancora bene cosa volesse dire esserlo. A 16 anni sono entrato in una chiesa e il pastore che stava predicando mi ha aperto la mente. Chiesi la Bibbia a mia mamma e da allora la leggo ogni giorno. Il soprannome “Profeta” me lo diede una giornalista quando giocavo nel San Paolo. Ogni tanto citavo la Bibbia e profetizzavo la vittoria nel campionato. Ne vincemmo tre di fila e in due c’ero anch’io!», prosegue Hernanes.

MANCINI – «Il mio rapporto con Mancini è sempre stato buono anche quando non giocavo. Lui mi ha parlato sempre e ci confrontavamo spesso. E’ stato un grande giocatore e ha visto grandi campioni e per me è stata una grande vittoria rientrare nel suo indice di gradimento», sostiene Hernanes.

EUROPA LEAGUE – Infine uno sguardo sulle ultime due gare della stagione in ottica Europa League: «Dobbiamo concentrarci per vincere contro Genoa ed Empoli senza pensare a cosa possa succedere e senza guardare quello che fanno gli altri. Se tutto va bene ci saremo. L’aritmetica ancora ce lo consente!», conclude Hernanes.