GdS: questa Inter ricorda quella del triplete

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18 dicembre 2015, 10:16
inter

La “Gazzetta dello Sport” avanza un paragone che ai tifosi dell’Inter non può che suonare irriverente: questa Inter ricorda quella del triplete. Ci sono coincidenze di punti, date e paralleli tecnici.

COME MOU – La “Gazzetta dello Sport”, come si dice, la tocca piano. Questa Inter forgiata da Mancini ricorda molto l’ultima formazione scudettata. Vale a dire la corazzata di Mourinho, che arrivò al triplete.

PARALLELI – La prima coincidenza è nel cammino di campionato. Entrambe le versioni dell’Inter arrivarono a 36 punti dopo 16 giornate, con 11 vittorie, 3 pari e 2 sconfitte. Per entrambe il primo stop arrivò alla sesta giornata, mentre per il secondo balla un turno: alla quattordicesima quest’anno, alla quindicesima nel 2009. In più anche allora l’anno solare si chiuse con un freddissimo Inter-Lazio nella stessa data, 20 dicembre. La seconda è che entrambi i tecnici sono partiti dal 4-3-1-2 per poi allargare il gioco col 4-2-3-1.

DIVERSI NUMERI – Il cammino viene però con mezzi diversi. La squadra di Mou segnò 34 reti subendone 14, con sei partite a rete inviolata (Lazio compresa). L’Inter di Mancini ha altri numeri: 22 gol segnati, 9 subiti e 11 gare su 16 senza gol al passivo.

PARALLELI – I paralleli tecnici sono abbondanti. I due portieri sono entrambi super e ipnotici sui rigori. Julio Cesar era più brasiliano nei piedi, ma questo Handanovic è una saracinesca. La spina dorsale passa dai centrali difensivi: Miranda ricorda Lucio, simili nella corsa, con senso della posizione e bravi ad impostare, mentre Murillo come Samuel va più su anticipo e fisicità. Cambiasso era più pensatore di Medel, ma nei primi anni altrettanto solido e difficile da superare malgrado il fisico. Brozovic segue le tracce di Stankovic, combinando duttilità, dinamismo, tecnica e un gran tiro. Melo potrebbe essere abbinato a Materazzi come leader spirituale senza posto garantito. Sneijder era l’addetto ad accendere la luce, come lo è Jovetic. Diversi, ma entrambi argentini i rispettivi bomber, Icardi e Milito, divisi soprattutto dal momento di carriera. Sorprendente ritrovare in questa Inter giocatori capaci di calcare le orme di Eto’o e Pandev. Giocatori di qualità e colpi, ma in grado di mettersi al servizio della squadra con corsa e sacrificio. Mancini è riuscito a convincere Ljajic e Perisic a calarsi in questo ruolo a partire dalla vittoria sulla Roma.

DIFFERENZA – La differenza vera sta nell’abitudine a vincere. Questa Inter non ha ancora vinto nulla, quella veniva da quattro titoli consecutivie seppe reagire a un momento di difficoltà aggrappandosi al suo condottiero. Mancini è meno capopopolo e la sua Inter deve ancora superare una vera crisi. Chiaramente gli uomini oggi hanno meno carisma e personalità rispetto ai campioni del triplete, ma il carattere del gruppo si forma vittoria dopo vittoria.