De Magistris: “De Boer umiliato dall’Inter, 11 in 10! Le altre…”

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13 novembre 2016, 17:31
De Magistris

Raimondo De Magistris – Vice-Direttore del portale “Tutto Mercato Web” – nel suo editoriale odierno analizza il ruolo dell’allenatore nei club d’élite e in particolare il modo in cui vengono trattati dalle rispettive società, prendendo come spunto l’addio lampo di de Boer, esonerato dall’Inter dopo meno di tre mesi

E’ SEMPRE COLPA DELL’ALLENATORE – “Se vi va, in questa noiosa domenica di sosta per le Nazionali andate su Google e cercate questa domanda: ‘Quanto conta l’allenatore in una squadra?‘. Vi appariranno centinaia di migliaia di risposte, più o meno autorevoli, attorno a una figura affascinante e controversa. Il suo peso, la sua importanza, negli anni ha oscillato a seconda delle mode calcistiche. All’inizio, ai primordi dello sport più popolare di sempre, nemmeno esisteva. Così come adesso, da ormai circa vent’anni, non esiste come singolo individuo, è il vertice di un team di lavoro che in alcuni casi ha più componenti della squadra stessa. Eppure, come farne a meno del primo allenatore. E’ la figura attorno a cui ruota tutto il racconto calcistico, il Don Chischotte di un mondo che ha nel tecnico (oltre che nei giornalisti) il suo bersaglio preferito. Un attaccante non segna? E’ colpa dell’allenatore. La difesa è decontratta? E’ colpa dell’allenatore. I risultati non arrivano? E’ colpa dell’allenatore. Si vince lo Scudetto? E’ merito… di tutti. Eh si, è un po’ così. Figura affascinante proprio perché per molti versi fantozziana”.

UMILIAZIONE DE BOER, ORA PIOLI TIME – “In questo editoriale però, elucubrazioni a parte, l’argomento principale riguarda il modo in cui gli stessi vengono trattati dai club più importanti di Serie A. Il pretesto è l’umiliazione subita ad Appiano Gentile da Frank de Boer, un burattino utilizzato per risolvere in casa Inter alcuni equilibri societari. Lo incontrai poco più di un mese fa a Montecarlo, in occasione del Golden Foot, e a due passi dalla Promenade parlava di progetto. Un progetto durato una manciata di settimane perché adesso, a Milano, dopo un casting surreale ha già avuto inizio l’era Stefano Pioli. E’ il terzo allenatore nerazzurro da agosto ad oggi. Perché? Analizzando la situazione negli ultimi dieci anni, dal Mondiale vinto a oggi, ci si rende conto che il club nerazzurro è quello che tra le big italiane ha cambiato di più. Il discorso dalle parti di Appiano Gentile è sempre stato molto semplice: se vinci puoi restare o, come José Mourinho, decidere di andar via da idolo incontrastato. Se perdi per te non c’è scampo”.

TUTTI ESEMPI NEGATIVI, ARSENAL A PARTE – “E’ un discorso che in una piazza ‘pazza’ per definizione come quella nerazzurra trova la sua espressione più chiara, ma in fondo non troppo diverso da quello che fanno dirigenti di Milan e Juventus. Sono i tre club che da quasi sempre dominano il calcio italiano e ragionano esclusivamente secondo la dicotomia successo/fallimento. Senza possibilità di altre sfaccettature. Dal 2006 ad oggi l’Inter ha avuto più del doppio degli allenatori del Napoli. Tecnici transitori a parte (Stefano Vecchi all’Inter) questo il dato sul numero di allenatori alla guida delle big di Serie A dal 2006 ad oggi: Inter 11, Juventus 7, Milan e Roma 8, Lazio 7, Napoli e Fiorentina 5. Numero di allenatori alla guida delle big estere dal 2006 ad oggi: Chelsea 11, Bayern Monaco 9, Real Madrid e Siviglia 8, Manchester City 7, Paris Saint-Germain 6, Barcellona, Manchester United e Atletico Madrid 5, infine Arsenal 1″.

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Andrea Turano
Nato nell’era Bagnoli, ma svezzato da Simoni, vive la sua vita in nero e azzurro. Parla di Inter ventiquattro ore al giorno, nel tempo libero si limita a scrivere, sempre di Inter. Sogna di lasciare un ricordo indelebile nella storia della Beneamata, come Arnautovic. E’ un tifoso sfegatato come tanti, ma obiettivo come pochi.