De Grandis: “Troppo turn-over può creare problemi a de Boer”

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15 settembre 2016, 15:41
De Grandis

Stefano De Grandis ha parlato a Sky Sport 24 nel match di questa tra l’Inter e l’Hapoel Be’er Sheva sostenendo che il tecnico Frank de Boer debba fare attenzione a non cambiare troppi giocatori tra un partita e l’altra per non far perdere certezze alla squadra.

IL GIRONE – «Secondo me forse quello della Roma è leggermente più facile perché le squadre inglesi sono sempre da rispettare e perché lo Sparta Praga ha un po’ di storia in più anche se più o meno sono simili. Sono tutte avversarie alla portata, secondo me Inter e Roma hanno quasi l’obbligo di arrivare prime, non solo di qualificarsi nel proprio girone».

TANTI CAMBI – «De Boer pensa alla Juve? A vedere la (probabile) formazione ci ha pensato tanto perché Felipe Melo era scomparso dai radar e ora torna titolare: a me non piace un centrocampo dove ci sono Medel e Melo perché non sono due raffinatissimi, sono contento invece per Brozovic che l’anno scorso è stato il miglior centrocampista dell’Inter e ultimamente era incredibilmente scomparso. Biabiany è un’ottima ala mentre Eder secondo me è meglio da seconda punta».

RISCHIO TURN-OVER – «Queste scelte qui un po’ mi preoccupano perché quando tu prendi un blocco intero e lo metti al posto della squadra titolare, anche se sono bravi, sono comunque calciatori che non giocano normalmente insieme. Non si tratta solamente di cambiare gli interpreti ma anche il modo abituale di giocare. Ammetto che l’Europa League è utilissima per gestire meglio il gruppo però secondo me se cambi uno per reparto a volta fai più felici anche quelli che entrano perché giocano nel tessuto della prima squadra. Così de Boer si complica un pochino la vita perché ha bisogno di conoscere la squadra».

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Riccardo Melis

Riccardo Melis

Riccardo Melis (Cagliari, 1990), studente universitario quasi laureato (si spera) in Scienze della Comunicazione; adora leggere, parlare e sopratutto scrivere di calcio e cinema. Tifoso dell’Inter da quando aveva otto anni, ha superato brillantemente i suoi primi anni di tifo, più neri che azzurri, senza che la sua fede verso questi colori fosse scalfita di una virgola.