CdS: adesso l’Inter di Mancini ha anche l’attacco

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17 dicembre 2015, 10:40
mancini

Il “Corriere dello Sport” sottolinea come l’Inter di Mancini sia cambiata, e ora sappia anche trovare la via del gol. Dopo un periodo di rodaggio il tecnico ha sdoganato l’attacco e gli uomini offensivi, trovando reti e occasioni.

ATTACCARE – All’improvviso l’Inter di Mancini non è più solo difesa, ma fa paura anche per l’attacco. Il “Corriere dello Sport” sottolinea che i nerazzurri nelle ultime cinque gare ufficiali hanno messo a segno tredici reti. La svolta a fine novembre, col 4-0 al Frosinone. Il gioco da quel momento è cambiato: gli uomini di Mancini hanno iniziato a muoversi in maniera più armoniosa e le occasioni sono nettamente aumentate.

EVOLUZIONE – Nella sua carriera Mancini ha sempre costruito squadre dal grande potenziale offensivo, una conseguenza del suo modo di giocare orientato alla ricerca del gol magari con la giocata ad effetto. A inizio stagione il tecnico aveva sorpreso presentando un’Inter con un baricentro più basso che segnava poco. Nelle prime dodici giornate Mancini ha costruito lo scheletro della squadra attuale, chiedendo attenzione in fase di non possesso e dando certezze psicologiche a tutto il gruppo. Poi, quando ha intuito il momento, ha puntato anche sull’attacco.

SVOLTA – Contro il Frosinone Mancini ha capito che poteva esserci l’occasione giusta. Osare qualcosa di più con un 4-4-2 super offensivo e quattro attaccanti in campo. Ha chiesto a Biabiany e Ljajic attenzione in fase di non possesso per non sbilanciarsi troppo e tutto ha funzionato. Il sacrificio di tutti sta permettendo a Mancini di osare di più senza perdere la solidità difensiva.

NUMERI – I numeri sono inequivocabili. Nelle prime dodici giornate l’Inter ha segnato un gol a partita, con sette marcatori diversi. Nelle ultime cinque gare ufficiali i gol sono stati tredici con otto marcatori, per una media più che raddoppiata. Chi pensa che questo abbia portato la squadra di Mancini a subire più gol si sbaglia: la media gol subiti è persino diminuita, segno che il sacrificio collettivo ha compensato un baricentro più alto e l’impiego di più giocatori offensivi.