Biasin: “Sorpresa Inter, parvenza di squadra. Spalletti lavora”

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8 agosto 2017, 01:01
Fabrizio Biasin

Nel suo editoriale per “TuttoMercatoWeb” il giornalista Fabrizio Biasin ha analizzato il precampionato dell’Inter partendo da un confronto con un anno fa, quando Roberto Mancini veniva esonerato da Erick Thohir e cominciava il delirio della stagione 2016-2017. Ora le cose sembrano cambiate.

DISTACCO DAL PASSATO – “È arrivato Dalbert Henrique, si poteva prendere due mesi fa pagandolo trenta milioni sull’unghia, oppure oggi a venti più bonus. C’è chi dice ‘che fatica per un terzino’, altri capiscono che i soldi hanno un valore anche se ne hai da buttare e pensano ‘bravi, ben fatto’. Solo il tempo dirà se è valsa la pensa attendere il brasiliano, ma una cosa intanto bisogna dirla: l’Inter aveva fin dall’inizio un obiettivo per quel ruolo ed era Dalbert. E Dalbert, alla fine, è arrivato nonostante la concorrenza e al prezzo giusto: non male. Il resto sono chiacchiere, ma magari servono pure quelle. Sono trascorsi esattamente trecentosessantacinque giorni da quando l’Inter salutava Roberto Mancini. Pretendeva un certo tipo di mercato, non veniva ascoltato. Insisteva, ma dall’altra parte niente di niente. Pareva una sorta di guerra civile interista, anzi, lo era. A nessuno fregava niente di quella cosa chiamata squadra: i dirigenti pensavano al fatto che c’è la nuova proprietà, bisogna capire cosa succede, il tecnico diceva «Mercato? chiedete ai dirigenti». Si parlava solo di potenziali acquisti, mai di squadra”.

ORA È DIVERSO – “Un anno dopo molti parlano ancora e solo di mercato, soprattutto nell’universo virtuale. Quando arriva quel giocatore? Quando quell’altro? Il mercato come unica ragione di vita. Fa niente se intanto un gruppo è già in marcia, è necessario che arrivino altri a prendere il posto di questi e poi altri ancora che prendano il posto di questi altri. Luciano Spalletti non è più fesso di chi lo ha preceduto, anche lui vuole il mercato, come lo voleva – giustamente dal canto suo – Mancini, ma non si sa per quale strano motivo intanto si è portato avanti. Spalletti, forse, pensa che l’acquisto di questo o quello non sia l’unica ragione per cui esiste il calcio, ma forse un complemento a una cosa strana chiamata lavoro. Ecco, Spalletti sta lavorando, i suoi giocatori reduci da fallimento epocale, pure. Non sono cinque amichevoli ben giocate o le frasi di qualche giocatore a farci dire ‘beh, butta bene’, ma i nostri occhi. Spalletti crede nel suo lavoro e il suo lavoro lo vedi anche nel test contro la rappresentativa alpina. Corsa, movimenti e quel filo invisibile che lega un giocatore all’altro. La chiamano parvenza di squadra. Spalletti, signori, crede prima in se stesso che nel mercato e questa, trecentosessantacinque giorni dopo, è una notizia che vale come boccata d’aria fresca”.

VERSO UN’IDEA DI GIOCO – “Poi, sia chiaro, completare è certamente importante, a patto che non diventi un’ossessione che porti a deliri del genere ‘ma Milan Škriniar e Borja Valero sanno giocare a calcio!’. Sì, sembra incredibile, ma li hanno presi proprio per quello e, pensate, su esplicito suggerimento di Spalletti. Si può fare di meglio e di più? Si deve! Lo devono fare i dirigenti, il tecnico, i giocatori tutti, ma per carità, senza l’assillo dell’acquisto a ogni costo che a volte sistema i problemi e altre volte li moltiplica. La sorpresa in positivo di questo inizio è stata l’Inter, che si sta costruendo una mentalità e i risultati stanno dando forza. Spalletti sta dando ordine tattico e idee di gioco. L’Inter si sta mettendo in mostra, anche se è pur sempre calcio d’agosto”.