Biasin: “Inter neanche quinta, ora scudetto? Vaccinati su Icardi”

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17 ottobre 2017, 02:01
Fabrizio Biasin

Fabrizio Biasin – giornalista di “Libero” e tifoso nerazzurro -, nel consueto editoriale per il portale “Tutto Mercato Web”, si dilunga su alcune tematiche offerte dal derby, partendo dall’esaltazione di Icardi e finendo con quella di Spalletti in tutte le sue vesti, passando per il discorsi relativi ai reali obiettivi stagionali dell’Inter

DA ICARDI A SPALLETTI – “Domenica c’è stato il derby. Il derby porta con sé diversi misteri. Mauro Icardi è molto forte. Forse non lo sapete, ma io stravedo. E infatti domenica sera ho rischiato la sincope. Il pallone recuperato a metà campo e poi trasformato nel gol del 2-1 (assist di Ivan Perisic) è la prova che è decisamente inutile parlare in questo momento del Signor Nara perché: A) si rischia di scrivere cose ovvie tipo ‘Icardi è molto forte'; B) si rischia di fare arrabbiare Diego Maradona che è soggetto molto permaloso; C) qualunque cosa si dica, alla prima partita sbagliata molti torneranno a scrivere ‘è un mezzo giocatore, che schifo, Wanda cattiva’ e tutte queste cose qua. Ormai siamo vaccinati. Molto meglio ragionare non su quello che funziona all’Inter (Luciano Spalletti, l’identità di squadra, la resistenza alla sofferenza, alcuni singoli), ma sulle criticità del gruppone. Presto o tardi l’Inter perderà, magari già sabato contro il super Napoli. In quel momento valuteremo la capacità di questo gruppo di superare i ‘vaffancuore squadra ridicola!’ che puntualmente pioveranno. Il dato di fatto è che se negli undici l’Inter può competere con tutti o quasi, mostra discreti limiti quanto ad alternative. Dalbert pare assai acerbo, Joao Cancelo deve ‘capire il calcio italiano’, ci sono gli infortunati e i difensori sono contati. E’ un problema, ma i problemi ce li hanno tutti e in ogni caso nessuno due mesi fa avrebbe immaginato siffatta classifica. Molti – arrabbiati per principio – dicevano: ‘Squadra costruita malissimo! Sarà un miracolo arrivare quinti!’. Gli stessi curiosamente oggi spingono per lo scudetto: ‘Si può fare!’. Fortuna vuole che al timone del gruppo ci sia un pelato dalle idee piuttosto chiare: l’obiettivo era e rimane il quarto posto e questo significa che certamente è bello guardare davanti, alla vetta, ma è assai più saggio proteggere le chiappe da chi insegue”.

DAL MILAN AL NAPOLI – “Uno riguarda il Milan, che perde per una vaccata di Ricardo Rodriguez nel finale e affronta la prima ‘crisi cinese’ della sua storia secolare. Ci si divide tra nemici di Vincenzo Montella, nemici di Leonardo Bonucci, nemici dei nemici. Vale tutto, insomma, come spesso accade quando nei club mancano i risultati. Il dato di fatto è che domenica, in campo, in mezzo a questo e quel nuovo acquisto, il meglio l’hanno dato i ‘vecchi’ Suso e Giacomo Bonaventura, oltre al bravissimo Fabio Borini, ovvero il rinforzo meno celebrato dell’estate e al momento, forse, il più utile. Cambiare il mister è la soluzione? No, almeno fino a quando il tecnico dimostrerà di avere in mano il gruppo e a patto che inizi a dare certezze tattiche ai suoi. Per dire: regalare 45 minuti agli avversari, dalla Terza Categoria alla serie A, è decisamente imperdonabile. Ecco, il Napoli. Grazie a Maurizio Sarri e figliocci, forse, iniziamo a capire che il mercato non è solo ‘comprare, comprare, comprare’, ma anche avere la capacità di convincere le tue pietre preziose a restare con te, perché non c’è posto migliore. Il Napoli l’ha fatto con tutti, l’Inter ci è riuscita con Perisic, la Juventus non ce l’ha fatta con Dani Alves e Bonucci (fosse rimasto a Torino probabilmente non farebbe tutta questa fatica) e ora soffre un po’. Fine. Vi lasciamo ricordando che Matias Vecino domenica a San Siro ha corso più di tutti (12 km) e quindi la teoria ‘torna dal Sudamerica e quindi deve riposare’ è una puttanata; ringraziamo Spalletti per averci fatto tornare in mente il capolavoro ‘Non ci resta che piangere'”.