Biasin: “Inter né squadrone né schifezza. João Mário resta”

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1 agosto 2017, 01:00
Fabrizio Biasin

Nel suo editoriale per il sito “TuttoMercatoWeb” il giornalista Fabrizio Biasin analizza le differenze fra l’Inter vista nella recente International Champions Cup e l’Inter che un anno fa, dopo aver fatto figuracce negli Stati Uniti, cominciò a crollare con la rescissione di Roberto Mancini. Ora le cose andrebbero molto meglio, nonostante una campagna acquisti che fin qui non sta riservando grandi colpi.

POCO CLAMORE, TANTO CERVELLO – “Eppur si muove. L’Inter – visite mediche permettendo – ha preso Matías Vecino, quarto acquisto dopo Daniele Padelli, Milan Škriniar e Borja Valero. Tra un paio di giorni chiuderà per Dalbert Henrique e pure per Yann Karamoh. E voi direte: ‘Eh ma dove sono i top? Occhio che Luciano Spalletti si incazza’. Può darsi, ma questo lo scopriremo solo il prossimo 1 settembre. Al momento sappiamo che il centrocampista uruguayano rientrava nella lista dei giocatori espressamente richiesti dal tecnico toscano: evidentemente sa cosa farsene anche se non rientra nella categoria giocatori di lusso. Il punto è tutto lì: l’Inter deve prendere giocatori di caratura superiore? Sì, lo deve fare, ma sempre e soltanto utilizzando quella cosa che non si trova al mercato del calcio: la logica. L’Inter vista in Asia ha una logica. Certo, trattasi di inutili amichevoli, ma la sensazione è che finalmente non ci sia spazio per il maledetto delirio gestionale o per l’improvvisazione”.

PROGRESSI DAL 2016 – “Esattamente un anno fa l’Inter ragionava sul cambio del tecnico: Roberto Mancini era incazzato, sui giornali si leggeva ‘Leonardo è pronto’, la squadra rimediava quattro sberle con il Bayern Monaco. Ora, semplicemente, si allena agli ordini di un tecnico concentrato e con una specie di costante bava alla bocca (durante la partita con il Chelsea pareva una iena). Dice il precisino: ‘Però il gruppo non è cambiato di molto e l’anno scorso ha fatto ridere’. È vero, ma allora non si spiega perché, nonostante tutto, buona parte della rosa sia attualmente in grado di portare plusvalenze: Ivan Perišić, certo, ma anche João Mário (non partirà, Luciano ci scommette), Jeison Murillo, Marcelo Brozović e Antonio Candreva. Tutti deludenti, eppure appetiti qua e là in giro per l’Europa. E allora diciamola tutta: l’Inter non è uno squadrone (e infatti nei prossimi trenta giorni Walter Sabatini e Piero Ausilio avranno il loro bel daffare), ma neppure una schifezza. Chi lo pensa e si attacca alle fantasie mediatiche (‘bisogna comprare undici giocatori nuovi!’) non vuole il bene della squadra, ma cerca solo di appagare il continuo e malato bisogno di novità imposto dal moderno mercato”.