Bianchi: “Caos Inter: proprietà assente, su Icardi tutti perdenti”

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19 ottobre 2016, 00:48
Bianchi

Ottavio Bianchi – ex allenatore dell’Inter -, ospite negli studi di “Calcio € Mercato” su Sportitalia, dice la sua sulla vicenda che ha monopolizzato le ultime ore nerazzurre: il caso Icardi e, più in generale, il caos societario

TUTTI SCONFITTI – E’ duro Ottavio Bianchi, ma è anche impossibile dargli torto: «E’ una pagina triste del calcio moderno: vogliono uscirne tutti vittoriosi, ma perdono tutti. Mauro Icardi ha 23 anni, in questo momento ha sbagliato i tempi: se ha inventato queste pagine, giustamente dovrebbe dire di non essere all’altezza di fare il capitano dell’Inter. Se le pagine sono vere, non dovrebbe più fare il capitano per la pressione messagli addosso e per com’è stato trattato da tutti, che non ritengono veritiere le sue parole. L’Inter lo aveva condannato prima di parlargli e non vedo com’è possibile che una società come l’Inter non abbia letto in anticipo il suo libro. Gli stessi tifosi che se la prendono con questo ragazzo: se lui avesse scritto il falso, avrebbero potuto usare armi diverse, magari denunciandolo, ma non seguendolo nella sua abitazione. Il comportamento è stato un po’ strano per tutte le componenti».

MESSAGGI SBAGLIATI – «L’Inter è nel caos totale. I proprietari cinesi non ci sono e non conoscono per nulla il sistema calcio italiano: non basta il lato economico, ma serve anche quello sociale, che è fondamentale. I tifosi, quelli veri, sono parte integrante del calcio. Chi lavora nel calcio lo fa per i tifosi. Il problema grave è che noi dobbiamo educare tutti a interprete e vedere il calcio per quello che è: lo spettacolo più bello del mondo, non il peggiore come sembra in questi casi».

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Andrea Turano
Nato nell’era Bagnoli, ma svezzato da Simoni, vive la sua vita in nero e azzurro. Parla di Inter ventiquattro ore al giorno, nel tempo libero si limita a scrivere, sempre di Inter. Sogna di lasciare un ricordo indelebile nella storia della Beneamata, come Arnautovic. E’ un tifoso sfegatato come tanti, ma obiettivo come pochi.