Bergomi, ferita aperta: “’98, accaddero cose strane quell’anno”

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19 dicembre 2015, 11:38
Bergomi

Sono apssati oltre 17 anni, vicini alla maggiore età, ma di Ronaldo-Iuliano si parla ancora, eccome. lo fa Beppe Bergomi nella sua lunga intervista al “Corriere dello Sprot”, in cui fra i vari argomenti è trattato quel maledetto scontro in Juve-Inter, ma non solo.

LO “ZIO” AVVELENATO – Queste le parole di Bergomi:In quel campionato successero molte cose strane. E quella di Ronaldo è ancora, per noi, una ferita aperta. Lungo tutto il torneo ci fu una gestione dei cartellini micidiale per noi. A noi fischiavano tutto. A Iuliano, che si aggrappava all’avversario come pochi, veniva concesso tutto. Ma ormai è storia”.

Cambiando discorso e tornando al calcio giocato, la leggenda nerazzurra parla degli allenatori avuti e del più importante: Certamente il Trap. E’ stato un grande tecnico e un grande maestro di calcio. Io ricordo che a Matthaeus chiedeva di fermarsi dopo l’allenamento per migliorare il sinistro. Con lui vincemmo molto. Con Orrico le cose erano più complicate. Zenga, Ferri e io venivamo incolpati dalla stampa perché non capaci di passare alla filosofia della zona. Poi arrivò Bagnoli, persona davvero fantastica. Io volevo andare via. Mi avevano cercato Roma, Lazio e Bayern. Lo dissi al mister che mi rispose, nel nostro dialetto, “Per me tu sei il più forte che c’è”. Restai e fui felice di farlo. Era umanamente molto ricco e tecnicamente e tatticamente all’avanguardia. Lui faceva il 3-5-2 nel 1993. Usava la lavagna magnetica quando per molti era un stregoneria. Un difetto? Lui aveva, come nel Verona, i suoi undici. Quando il gruppo si allargò lui ebbe difficoltà a gestirlo. Ma è stato un grande allenatore e una grande persona”.