Bergomi: “De Boer può essere l’uomo giusto. L’Inter lo segue”

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23 settembre 2016, 13:39
Bergomi

Beppe Bergomi, opinionista per “La Gazzetta dello Sport”, è convinto che la scelta da parte dell’Inter di puntare su Frank de Boer possa rivelarsi azzeccata visti non solo i tanti stranieri in rosa e il differente approccio dato dall’olandese rispetto alla tradizione italiana.

PRIME CERTEZZE – «E’ ancora presto per dire se l’Inter abbia intrapreso la svolta definitiva. Aspettiamo altre prove, aspettiamo di incastonare altre partite in una stagione che comunque è lunga e piena di insidie. Quello che però è abbastanza evidente, è che Frank de Boer abbia trovato un’identità tattica nel 4-3-3 che può modularsi a seconda della posizione di Ever Banega e Joao Mario. Trovare la base di una squadra è sempre il punto più complicato e allo stesso tempo importante. Era importante trovare la posizione dei due nuovi acquisti perché possono creare un asse di qualità. La posizione del portoghese di fronte alla difesa ha consentito a Banega di tornare a creare sulla trequarti avversaria, laddove la qualità fa la differenza. Il vero pregio di questa Inter è proprio di natura tattica. L’aver sistemato le posizioni di uomini fondamentali come loro due rappresenta un bel passo avanti».

DIFESA DISTRATTA – Il reparto difensivo risulta il punto debole della squadra, con buona parte dei difensori che non sembrano ancora riuscire a mantenere lo stesso livello di concentrazione per tutti i novanta minuti costringendo così Joao Miranda a un doppio lavoro: «Ma io vedo ancora qualche sbavatura che è normale in questo periodo. E mi riferisco alla difesa, dove sembra che Joao Miranda debba mettere toppe un po’ qui e un po’ lì. Il reparto si sta comportando bene, a Empoli per la prima volta non ha subito gol, ma la concentrazione non sembra essere la stessa durante l’arco della partita. Si vedono alcune sbavature che dovrebbero essere limitate in maniera tale da elevare il rendimento su livelli alti».

DE BOER – «A proposito, rimango convinto che la scelta di puntare su un allenatore straniero in uno spogliatoio così variegato dal punto di vista delle nazioni posso essere stata una scelta oculata. Dall’esterno si percepisce che De Boer è seguito dal gruppo e anche la gestione del caso-Brozovic lo documenta. Lui è un allenatore di rottura rispetto alla tradizione italiana: anche quando perdeva si presentava davanti alle telecamere per spiegare come erano andate le cose con pacatezza. È presto per dire se questa squadra possa lottare per lo scudetto. Si può invece sostenere che è sicuramente pronta per lottare per un posto in Champions. La difesa gioca alta, pressa gli avversari, ha coraggio e sa gestire la palla. Lo spirito di sacrificio c’è e si nota».

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Riccardo Melis

Riccardo Melis

Riccardo Melis (Cagliari, 1990), studente universitario quasi laureato (si spera) in Scienze della Comunicazione; adora leggere, parlare e sopratutto scrivere di calcio e cinema. Tifoso dell’Inter da quando aveva otto anni, ha superato brillantemente i suoi primi anni di tifo, più neri che azzurri, senza che la sua fede verso questi colori fosse scalfita di una virgola.