Beccalossi: “Indossare la 10 all’Inter è stato un onore! I tifosi…”

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17 ottobre 2016, 20:04
Evaristo Beccalossi

Evaristo Beccalossi è l’ospite di “Memorabilia”, trasmissione che andrà in onda questa sera su Inter Channel: l’ex bandiera nerazzurra ripercorre il suo passato all’Inter, dallo Scudetto dei record all’addio. La chiosa finale è dedicata ai giovani. Di seguito le sue dichiarazioni

GRUPPO SOLIDO – Evaristo Beccalossi, ospite di “Memorabilia” su Inter Channel, ripercorre il suo passato all’Inter: «Aver indossato la maglia numero 10 per sette anni è stato un onore, iniziai la mia esperienza all’Inter con due gol. Volevo giocare con il numero 8 ma la società scelse per me la 10. Questo numero l’avevano indossato grandi giocatori, io ero partito da un oratorio ed essere arrivato all’Inter era un sogno. I tifosi mi hanno aiutato molto, ricordo sempre il loro affetto. Nel mio primo anno da interista la maggior parte dei giocatori in squadra arrivavano dal settore giovanile. Tutto il gruppo sin dall’inizio era in gran sintonia con mister Bersellini. Lui aveva costruito un ottimo gruppo di soli giocatori italiani. I ritiri con la squadra erano più duri e ben diversi da quelli di adesso. Sono stato nel gruppo che ha fatto per la prima volta una tournée in Cina. Durante quella tournée ho avuto dei problemi fisici, infatti non sono sceso in campo. Ci vediamo ancora, andiamo spesso a cena e condividiamo bei momenti insieme. Eravamo un gruppo molto solido e anche a distanza di anni riusciamo a vederci. San Siro ai miei tempi era quasi sempre pieno, guardare i tifosi che urlavano il mio nome era qualcosa di incredibile. Penso che sia stato uno dei momenti più belli della mia carriera, lo porterò sempre con me».

SCUDETTO DELLA STELLA – «E’ stato un percorso incredibile. Giocavamo a memoria, era tutto perfetto. Ovviamente anche la fortuna ha fatto al sua. In attacco con Altobelli e Muraro andava alla grande ma anche dietro di me avevo giocatori come Oriali, Marini e Baresi. In quegli anni la Juventus era molto forte, aveva gran parte dell’ossatura delle due nazionali del 1978 e del 1982. Giocare contro di loro era sempre difficile, avevano una squadra con grande personalità». Impossibile dimenticare la doppietta messa a segno nel derby contro il Milan: «La preparazione a quella gara è stata fantastica. Solo quel giorno ho capito cosa volesse significare il derby di Milano. L’affetto dei tifosi in giro per la città mi dava sempre molta carica. In quegli anni fortunatamente avevamo una buona tradizione nei derby». Becca ricorda anche l’addio all’Inter: «Sono andato via dall’Inter a 27 anni quando ero ancora titolare. La società aveva puntato su altri giocatori. Chiusi la mia carriera al Brescia a 32 anni. Non ho avuto difficoltà a smettere di giocare, sono stato fortunato perché in quel periodo avevo delle situazioni extra-calcistiche già pronte. Negli ultimi anni ho avuto molte esperienze con i giovani, cerco di trasmettere dei valori che nel calcio di oggi mancano. I ragazzi devono credere nei propri mezzi. Anche quando sembra tutto difficile bisogna sempre andare avanti, prima o poi una porta si apre sempre». Infine un bilancio dei tanti anni da interista, con uno Scudetto, una Coppa Italia e una finale di Coppa dei Campioni sfiorata: «La cosa più bella a mio avviso era che il popolo interista si identificava in noi. Ho lasciato un buon ricordo anche al giorno d’oggi».

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Viviana Campiti

Viviana Campiti

Nata e cresciuta in Calabria, dove si laurea in Scienze dell'Educazione. Amante del calcio in tutte le sue forme, dalla Terza Categoria alla Serie A. Interista per predisposizione naturale e onestà intellettuale. Pazza come Maicon, passionale come Stankovic, fedele come Zanetti. Nel tempo libero ama il cinema, ma soprattutto scrivere.