Ausilio, dalla Calabria con furore

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24 gennaio 2015, 20:28
Ausilio e Zanetti

Le radici e gli inizi di Piero Ausilio. Campana, Sesto San Giovanni fino ad arrivare alla Scala del calcio. La storia di un dirigente dalla testardaggine calabrese.

LE RADICI – Campana, provincia di Cosenza. Qui inizia la storia di Piero Ausilio. Proprio da questo paesino di poco meno di 2.000 abitanti, affascinante e rurale, partirono i genitori di Piero per lasciarsi alle spalle il mare e le montagne della Calabria. Le radici non le puoi sradicare, rimangono e sono un monito, il ritorno è il premio di un anno di lavoro verso un Nord che è sinonimo di un futuro migliore. E’ normale sentirsi calabresi, anche se l’anagrafe dice altro e l’accento è diverso. Ausilio ogni estate torna nella sua Calabria, a ritrovare quelle radici che sono un vanto e un orgoglio. La famiglia del direttore sportivo è conosciutissima e stimata a Campana, Ausilio è poi tra i cognomi più comuni. Il paese racconta con piacere la storia di uno dei suoi nipoti prediletti, dato che figlio non è, essendo nato altrove.

GLI INIZI – Quindi niente mare dello Jonio, Cudduri curi passule, Cavitielli, sasizz e soppressata, si cresce con inverni rigidi e Cassoeula. L’altra tappa è Sesto San Giovanni, a pochi chilometri da Milano, qui Ausilio inizia a giocare a calcio nella Pro Sesto. E’ un regista, non è assolutamente male. Ma la sua carriera finisce subito, proprio davanti al suo futuro. Come racconta la saggezza popolare di Campana un brutto infortunio contro l’Inter Primavera gli fa attaccare le scarpette al chiodo. Inizia adesso la sua avventura. La Società milanese decide di prenderlo sotto la sua ala protettiva, e il 2 Gennaio 1998 entra a far parte, a soli 24 anni, dello staff del settore giovanile. Ci resterà fino al 2004, quando entrerà nel consiglio di Amministrazione dello Spezia, società allora nell’orbita di Massimo Moratti. Ritorna ad Appiano esattamente un anno dopo e inizia la sua scalata.

IL MIRACOLO PRIMAVERA – Grazie anche a lui nasceranno delle Inter primavera fortissime: Meggiorini, Balotelli, Santon, Destro, Krhin, Obi, Bonucci, Siligardi, Longo, Crisetig, Duncan, Mbaye, giocatori importanti che dimostrano la lungimiranza in quel di Interello. Lo stesso Ausilio in un’intervista per la Gazzetta dello Sport dello scorso anno ripercorre la sua genesi sulla scrivania: “Gennaio 1998, ero responsabile del settore giovanile della Pro Sesto, Mario Mereghetti mi chiama per riorganizzare da segretario quello dell’Inter. Nel 2001 un anno zero: per me e per il club, che per volontà di Moratti decide di investire anche all’estero per la Primavera. Io responsabile organizzativo, Beppe Baresi responsabile tecnico: prendiamo Pandev, Martins, Pasquale, Potenza e con Verdelli vinciamo subito Viareggio e scudetto”. Proprio Balotelli rimane nel cuore del direttore sportivo:  “Mario rappresenta tanto per il calcio italiano. Lui aveva deciso di andare al Bellinzona e che ci vollero due giorni per convincere il Lumezzane a darcelo. Solo in prestito, visto che già allora era, diciamo così, esuberante: 30.000 euro subito, riscatto a 340.000 euro. Forse anche qualcosa meno. Ma non c’è soltanto lui, sono molto legato a Bonucci, perché so quanto è stato difficile prenderlo, oppure a Destro che portai all’Inter a 14 anni. Per non dire di Pandev e Martins, perché è da loro che per me è cominciato tutto”.

IL BOSS DEL MERCATO – Si arriva così al Gennaio 2014, addio Branca, Ausilio diventa il numero uno del mercato interista. Quello che colpisce, a differenza di colui che lo ha preceduto, è che mette sempre la faccia davanti alle telecamera. L’inizio è spumeggiante, arriva Hernanes per 20 milioni di euro ma il brasiliano tutt’ora è lontano da una seria continuità. Giunge l’estate e compie il primo mezzo capolavoro. Fare mercato con zero euro è una certificazione di qualità. Arrivano Dodò (voluto fortemente da Mazzarri), la scomessa M’Vila, Medel e Osvaldo. Spesa totale vicinissima allo zero. L’unico a convincere è il Pittbull, ma meglio non si poteva fare. Ausilio, però, spiazza tutti nella finestra invernale dove piazza tre colpi di altissimo livello per il calcio italiano: Podolski, Shaqiri e Brozovic.

Per osannare il direttore sportivo è ancora troppo presto, ma non per sperare e sognare insieme a lui.