Auguri Walter Zenga, uomo ragno nerazzurro

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28 aprile 2015, 15:37
Walter Zenga

Nella storia dell’Inter esistono giocatori destinati a rimanere nel cuore di tutta la tifoseria, ricordati sia da chi ha avuto il piacere e la fortuna di vederli all’opera in campo e perfino dagli appassionati più giovani, destinati a conoscerli tramite i racconti dei padri o dei fratelli maggiori e dai filmati d’epoca. Uno di questi è senza dubbio Walter Zenga, l’Uomo Ragno nerazzurro.

RAGAZZO DELLA CURVA – E’ ormai frequente sentire calciatori affermare di essere “Interisti (o milanisti, o juventini, o romanisti) dalla nascita” salvo cambiare bandiera una volta firmato il nuovo contratto. Ma questo non vale per Walter Zenga, “Il ragazzo di Viale Ungheria”, che dalle giovanili nerazzurre arrivò fino alla primo squadra e alla Nazionale, sempre fiero del suo interismo. Uno che, prima delle partite, affermava sicuro “Io entro in campo direttamente dalla curva“, perché, fino a pochi anni prima, le sfide della sua Inter le viveva realmente in Curva Nord, urlando e soffrendo come qualsiasi tifoso innamorato di questi colori.

CALCIO E TV – Il Palmares non arriva a illustrare completamente cosa sia stato Walter Zenga, per anni considerato il Numero 1 – in tutti i sensi – dei portieri, tanto da vincere per 3 edizioni di fila (1989, 1990 e 1991) il premio IFFHS di portiere dell’anno. Zenga divenne infatti un’icona di quegli anni, il modello a cui tutti i bambini che sognavano di difendere la porta della propria squadra si ispiravano; e uno dei primi calciatori “Mediatici”, capace di passare con estrema naturalezza dai campi di calcio agli studi televisivi, per condurre varie trasmissioni in cui il calcio veniva spogliato della sua sacralità. Nella sua carriera, tinta quasi interamente di nerazzurro, conquistò un campionato italiano, quello dei record di Trapattoni, una Supercoppa Italiana nel 1989 e due Coppe Uefa, nel 1991 e nel 1994. A quest’ultima è legato il ricordo probabilmente più dolce e più straziante.

VITTORIA E ADDIODolce, perché la vittoria finale passò per le sue mani. Fu lui infatti a salvare un’Inter tanto “Pazza” da rischiare quell’anno la serie B e a giocarsi contemporaneamente un trofeo europeo. Le sue parate, alcune delle quali ai limiti dell’immaginabili, consegnarono ai nerazzurri un trofeo che portava la sua firma. Straziante, perché Zenga, durante quei 90 minuti, sapeva di essere stato “scaricato” – strana pena del contrappasso per uno come lui, abituato a prendere e lasciare donne bellissime – da quella Beneamata a cui lui si sentiva tanto legato. Scambiato con Gianluca Pagliuca della Sampdoria, all’epoca più giovane e considerato più moderno nell’interpretazione del ruolo in un’epoca di transizione e cambiamenti (da poco era stata approvata la regola per cui, in caso di retropassaggio con i piedi, all’estremo difensore era vietato prendere il pallone con le mani).

FESTA DA TIFOSO – Nei festeggiamenti di quella sera emerse forse l’essenza di Walter Zenga, l’anticonformista che non aveva paura di dire quel pensava senza preoccuparsi delle conseguenze. Ai giornalisti che gli domandavano cosa ne pensasse dello scambio con il collega blucerchiato, ribatté con un lineratorio “Ma chissenefrega dello scambio? Stasera l’Inter ha vinto e io festeggio!

Ancora tanti auguri Walter, interista vero: l’Uomo Ragno è vivo ed è sempre uno di noi.

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