Ag. Gabigol: “Giocatore umiliato per tre motivi. Sul futuro…”

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14 aprile 2017, 12:37

Wagner Ribeiro, procuratore di Gabigol, nel corso di un’intervista rilasciata al programma Na Íntegra in onda su Esporte Interativo, ha parlato dell’adattamento del suo assistito e del futuro. Queste le parole

ARRIVO – «Io lavoro con giocatori giovani, con Gabigol ho iniziato a lavorare quando aveva dodici anni e il primo contratto per legge si può firmare a sedici. Gabigol è in un momento di difficoltà perché non gioca, è andato in un top club, molto ricco, in una città meravigliosa. L’Inter ha giocatori di tutte le nazionalità, in Italia devi essere maturo per poter giocare titolare in una squadra importante. Anche Kaká quando è arrivato al Milan nel 2003 non partì titolare, guadagnò il posto allenandosi e giocando amichevoli, Gabigol è arrivato a diciannove anni quindi molto giovane. Fisicamente sta bene, tatticamente deve adattarsi meglio».

STAGIONE – «Ha avuto tre tipi di umiliazioni: la prima fisica, la seconda morale e la terza psicologica, perché è arrivato come campione dei Giochi Olimpici accanto a Neymar e Gabriel Jesus, cosa che il Brasile non aveva mai conquistato, e come titolare assoluto del Santos e del Brasile di Tite. È arrivato con tante aspettative ma non con l’obbligo di essere titolare, però non gli è mai stata data una chance. Ha giocato cinque minuti, poi una partita dopo un mese e anche adesso ha giocato solamente centoquaranta minuti. L’agente non può mettere delle clausole nel contratto per obbligare una squadra a far giocare il giocatore, l’Inter ha fatto una squadra con ventidue-venticinque giocatori e Gabigol fa parte della squadra. Non è arrivato al livello fisico degli altri, perché era in Brasile, la squadra era già formata dai vari Mauro Icardi, Éver Banega, Rodrigo Palacio, Antonio Candreva e Ivan Perišić. Psicologicamente pensava di essere titolare, è chiaro che è così essendo stato comprato per trenta milioni di euro».

FUTURO – «Parlerò a fine stagione con lui e con la dirigenza dell’Inter per dirgli che deve giocare, un giocatore del genere non può star fuori, l’interesse è che giochi nell’Inter. Se dovesse essere la terza o quarta opzione, perché in tutte le partite vengono fatti tre cambi e lui non entra, andrebbe in un altro grande club. Tornare in Brasile non credo sia una buona opzione, ci sono possibilità in Inghilterra, in Spagna e nella stessa Italia, è un giocatore della nazionale che vuole dimostrare il suo valore ma può farlo solo giocando».

 







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