I numeri della disastrosa partita di Perisic – GdS

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19 marzo 2017, 12:15
Ivan Perisic

L’Inter fatica a impostare la manovra e non trova mai in Ivan Perisic l’uomo in grado di scardinare la difesa del Torino. L’esterno croato si sacrifica come sempre ma è più impreciso che mai, non solo davanti alla porta. Lo riporta la “Gazzetta dello Sport”.

PARTITA NEGATIVA – «A volte succede anche ai grandi tenori: ci provano, s’impegnano, tentano l’acuto, ma steccano. Il risultato è che la recita, nel suo complesso, diventa un fiasco, o qualcosa di simile. Nell’Inter, a sbagliare l’intonazione, sono Ever Banega e Ivan Perisic. L’argentino, dopo la tripletta contro l’Atalanta, non riesce mai a innescare a dovere Icardi e, soprattutto, non contribuisce con le sue qualità tecniche a costruire la manovra nerazzurra e a dettare i tempi di gioco. Ne deriva che tutta la squadra di Pioli soffre perché quando manca, in mezzo al campo, la necessaria geometria il disegno non può essere perfetto. Perisic, invece, ha mostrato l’altra faccia di sé: aveva abituato i tifosi a precisi tiri in diagonale che finivano spesso in rete, o a colpi di testa micidiali che bucavano le difese nemiche, mentre questa volta l’esterno di Pioli ha lasciato parecchio a desiderare in fase di conclusione e, come se non bastasse, si è pure dimenticato Baselli, in occasione dell’1-1 del Torino. Errore piuttosto grave.

I NUMERI DEL CROATO – Perisic è cercato con insistenza dai compagni, che in lui vedono la possibilità di scardinare la retroguardia di Mihajlovic, il croato si sbatte, però gli manca l’ispirazione. Succede. Prova a concludere, ma i suoi 4 tiri sono tutti fuori dal bersaglio. Inoltre, a conferma che la giornata non è certo positiva, ci sono i 19 palloni persi e i 13 passaggi sbagliati. Davvero un’esagerazione per un talento come lui. E quando non ci sono i suoi guizzi, i suoi dribbling, le sue rasoiate a pelo d’erba, oppure le genialate di Banega, è difficile che l’Inter riesca a brillare. Ciò significa che, pur con tutti i miglioramenti che sono evidenti da quando è arrivato Pioli, serve un gioco più corale per diventare una vera squadra».

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