Udinese-Inter: Mancini la vince prima di scendere in campo

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13 dicembre 2015, 01:37
mancini allenamento sorriso

L’Inter dilaga a Udine, battendo i padroni di casa per 0-4, e consolida la vetta in attesa degli scontri al vertice delle dirette avversarie. Impossibile trovare una nota negativa ai nerazzurri, che mai come in questa stagione devono ringraziare di essere la creatura di Mancini: è lui l’autore del capolavoro visto in Friuli

LA FORMAZIONE – Ecco l’undici di partenza scelto da Roberto Mancini per affrontare l’Udinese: Handanovic; Montoya, Miranda, Murillo, Telles; Guarin, Melo; Perisic, Jovetic, Ljajic; Icardi.

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IL MODULO – Poco da dire: è l’Inter più offensiva dell’anno ed è difficile credere che ne possa esistere una altrettanto sbilanciata. Si inizia con il 4-2-3-1, dove però il solo Melo è deputato alla fase difensiva, oltre ovviamente alla coppia centrale.

PRIMO TEMPO – La partita già dal calcio d’inizio sembra promettere bene per l’Inter: l’Udinese è già confusa. I nerazzurri si rendono pericolosi grazie alla solita vena creativa di Ljajic, che manda Perisic in profondità, dove serve Jovetic, che la piazza sui piedi di Karnezis: sarebbe stato il vantaggio immediato. L’Inter è sbilanciata in avanti, ma più che altro leggermente poco presente in mezzo al campo: soffre così i lanci lunghi e la velocità dell’Udinese, mentre prova a giocare palla a terra sfruttando la qualità del proprio poker d’attacco. L’Udinese è viva, ma Handanovic lo è di più e non fa passare nulla. Al 23′ Inter in vantaggio grazie a un’invenzione di Icardi, che fa tutto bene: anticipa i difensori bianconeri, che sbagliano il disimpegno, e sblocca la partita nel momento migliore dell’Udinese. L’Inter colpisce di nuovo al 31′, sfruttando il secondo errore dei friulani: Jovetic fa suo un retropassaggio errato e con il cucchiaio supera il portiere greco. E’ interessante sottolineare la concretezza della squadra di Mancini, che in difesa non si scompone mai grazie a un Handanovic versione super. Il canovaccio dei primi 45′ di gioco è: l’Inter pressa e ruba tutti i palloni possibili, colpisce quando l’Udinese sbaglia e Handanovic difende la porta come meglio non si può. Ed è un piacere per gli occhi, nonostante l’Udinese non demeriti né dal punto di vista tecnico né da quello dell’impegno. Il primo tempo termina 0-2: l’Inter è cinica, ma non è più in vantaggio per caso.

SECONDO TEMPO – La ripresa si apre senza novità tattiche. L’Udinese riesce a segnare solo casualmente con Thereau, che devia involontariamente in porta, ma in netto fuorigioco: Handanovic non prova neanche a parare, notando la posizione irregolare. E’ confortante vedere un Montoya così attento, pimpante e propositivo: lo spagnolo crea almeno tre occasioni importanti dalla destra. Anche la seconda frazione viene giocata ad alta intensità, l’Inter non tende ad addormentarla. Al 61′ primo cambio per Mancini: fuori Jovetic, dentro Brozovic. I nerazzurri si dispongono con il 4-3-3, con il croato mezzala destra. L’Inter attacca ancora, ma non più a pieno organico. L’Udinese prova ad avvicinarsi alla porta nerazzurra, ma la difesa guidata da Miranda regge a ogni attacco, nonostante un paio di sbavature. Da segnalare una strepitosa azione offensiva di Murillo, che parte in slalom da metà campo e viene fermato solo da Karnezis, che respinge il tiro. All’82’ secondo cambio per l’Inter: fuori Ljajic, dentro Juan Jesus. Minuti finali con il 3-5-2 per l’Inter, con il brasiliano terzo di sinistra, Montoya e Telles larghi sulla linea dei centrocampisti e Perisic a sostegno di Icardi davanti. Ed è proprio l’argentino a chiudere il match all’83’ con una fucilata che si deposita in rete: terzo errore difensivo dell’Udinese e terzo gol dell’Inter, doppietta per Icardi. E non è finita qui: all’86’ eurogol di Brozovic, che dalla sinistra fa partire una parabola precisa che si infila alle spalle dell’incolpevole Karnezis. Poco da dire: Udinese-Inter è l’esaltazione del singolo a disposizione del gruppo. All’89’ terzo e ultimo cambio: fuori Icardi, dentro Manaj. Non si può neanche definire un modulo per i minuti finali (immagine allegata a fine paragrafo, ndr), visto che l’Inter difende e attacca in maniera compatta senza ruoli precisi, come si nota osservando Perisic mentre oscilla da sinistra a destra e si muove dall’area di rigore nerazzurra a quella bianconera. La partita termina 0-4: altro che vittoria di misura, quest’Inter inizia a far paura!

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IL PROTAGONISTA – Potremmo stare ore a parlare della doppietta di un Icardi ritrovato (se n’era mai andato?), di uno Jovetic che mostra classe cristallina (chi aveva dubbi), di un Brozovic che non è bravo solo a mettersi in posa alla #EpicBrozo (ma dai?) o di un Handanovic che para di tutto e di più (era ora!). Ma quando una squadra come questa gioca e vince così, non si può che esaltare il vero autore del capolavoro: l’allenatore, Roberto Mancini. Il perché è anche semplice: la squadra l’ha costruita lui; l’ha allenata lui; l’ha messa in campo lui. E’ la sua Inter, sua in tutto e per tutto. E dopo quindici partite in cui le critiche sono arrivate anche e soprattutto dopo le vittorie (di misura), adesso qualcuno rischia veramente di aver fatto brutta figura per colpa di… Mancini. Sempre lui: one man show!

IL COMMENTO – Dopo una vittoria netta com’è stata quella dell’Inter al “Friuli”, cosa si potrebbe dire di nuovo di ciò che non è stato già detto? L’Inter gioca bene, così così, male? Non interessa a nessuno, adesso. Quando si vince in questo modo, le attenzioni si spostano altrove. Non le mie, che restano sul campo, ma che forse vanno controcorrente: Udinese-Inter l’ha vinta Mancini, ma non nei 90′. Mancini l’ha vinta prima di scendere in campo. Non lo dico per togliere meriti ai giocatori, che sono stati fantastici dal primo (Handanovic migliore in campo, per me) all’ultimo (perfino Manaj è stato da 6!), ma per sottolineare la fortuna di avere un allenatore che sa quello che fa. Mancini ha osato, con delle mosse inaspettate e stavolta c’è poco da dire, da aggiungere, da criticare e altro ancora: nessuno se lo aspettava, lui invece ha costruito questa realtà. Sono state tre, in particolare, le mosse da giù il cappello: 1. rispolverare Montoya nel momento adatto, quando l’ennesima panchina (con D’Ambrosio squalificato e Santon infortunato, lo spagnolo è l’unico destro di ruolo) lo avrebbe consegnato alla depressione (calcistica) eterna; 2. riproporre il poker d’attacco titolare, dove Perisic e Ljajic corrono a tutto campo (pur non facendo la loro migliore prestazione) e la coppia Jovetic-Icardi va in gol, senza pestarsi i piedi; 3. utilizzare il modulo che ha voluto per la sua Inter, senza doversi specchiare forzatamente agli avversari (mentre chiunque parlava, erroneamente, di un’Inter pronta a scendere in campo con la difesa a tre). Dunque, se non è una lezione di calcio questa, poco ci manca: complimenti mister, per le prossime 48 ore (in attesa di Inter-Cagliari) forse la critica e gli esteti del calcio ti lasceranno in pace! Forse…