Sampdoria-Inter: 4-3-3 olandese a metà, J. Mario paga per tutti

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31 ottobre 2016, 02:02
Joao Mario

Il turno infrasettimanale ha sorriso nuovamente all’Inter, ma non la successiva partita: anche a Genova contro la Sampdoria arriva una sconfitta di misura e questa volta sono veramente pochissime le chance di conferma per de Boer. L’1-0 firmato Quagliarella potrebbe essere la pietra tombale sull’Inter olandese, poco olandese nell’ultima uscita

FORMAZIONE – Ecco l’undici di partenza scelto da de Boer per affrontare la Sampdoria: Handanovic; Ansaldi, Miranda, Murillo, Santon; Brozovic, Joao Mario, Banega; Candreva, Icardi, Eder.

SIFT

MODULO – Come preannunciato nella conferenza stampa della vigilia, de Boer ha confermato l’Inter vittoriosa contro il Torino e basata sul 4-3-3 all’olandese: tre centrocampisti più di qualità che di quantità in mezzo, in avanti una punta adattata sulla fascia (Eder) e un esterno puro (Candreva). L’unica variazione rispetto a mercoledì è il ritorno di Santon a sinistra per ricreare l’equilibrato asse Santon-Eder sulla corsia mancina.

PRIMO TEMPO – L’Inter inizialmente soffre sulla fascia sinistra, dove Santon viene puntato e saltato costantemente, mentre Eder è molto avanzato e non aiuta in fase di ripiego. Malissimo sia a sinistra sia a destra le diagonali difensive. Il pressing dell’Inter inizia dalle mezzali, addirittura più alte di Icardi per infastidire i centrali avversari, invece le ali sono fin troppo larghe per tenere a bada i terzini: più che un 4-3-3 sembra un 4-1-4-1 con Joao Mario lasciato solo al suo destino, così la Sampdoria riesce a prendere alle spalle il centrocampo di de Boer. Nella seconda parte l’Inter cresce tantissimo dal punto di vista del gioco, finalmente fluido e con pochi errori nella manovra: in questa fase va segnalata la traversa scheggiata da Brozovic come prima vera occasione da gol nerazzurra. Al 44′ però arriva il gol della Sampdoria: la difesa dimentica la marcatura su Quagliarella nel suo inserimento in area dopo la triangolazione blucerchiata. Il primo tempo termina 1-0: Sampdoria cinica, Inter si sveglia tardi e poi si blocca.

SECONDO TEMPO – De Boer non effettua cambi a inizio ripresa e di conseguenza l’Inter non cambia atteggiamento in campo. Ritmi inizialmente più blandi, poi dopo un’ora di gioco la stanchezza inizia a prendere il sopravvento: squadre più lunghe, l’Inter crea principalmente sulla fascia destra e subisce su quella sinistra. Piovono molteplici cross dalla catena Ansaldi-Candreva, troppi gli errori di misura e le occasioni sprecate in area di rigore. Al 76′ doppio cambio per l’Inter: fuori Candreva ed Eder, dentro Perisic e Palacio. Cambiano gli esterni nel tridente offensivo: il croato va a destra, l’argentino a sinistra. Inter votata esclusivamente all’attacco, ma nonostante lo sbilanciamento offensivo riesce a essere ordinata: Brozovic duetta con Perisic a destra, Banega con Palacio a sinistra. Nei minuti finali Perisic si allarga a sinistra e la coppia Brozovic-Palacio fa lo stesso a destra alternandosi in mezzo alle spalle di Icardi, poi il numero 44 croato torna a destra e dà il via agli ultimi disperati attacchi dell’Inter con una sorta di 4-2-3-1 (come da immagine sotto allegata, ndr). La clamorosa traversa di Palacio al 91′ è l’emblema della serata no dell’Inter: si crea tanto, non si segna neanche per sbaglio. La partita termina 1-0: solita Inter da censura, stavolta non c’è Icardi a sbrogliare la situazione.

SIST

PROTAGONISTA – La nota dolente della nuova serata no dell’Inter è da ricercare nel centrocampo che, a differenza di quanto visto mercoledì contro il Torino, non ha brillato nella doppia fase di gioco. Tra i tre interpreti, però, spicca negativamente la prestazione del giocatore più atteso: Joao Mario. Al portoghese gli veniva chiesto nuovamente di sostituire Medel davanti alla difesa: non gli si chiedeva di fare legna in fase di rottura, ma almeno di riuscire a gestire la palla leggendo in anticipo le mosse dei compagni più offensivi. Male sia in copertura sia in impostazione, Joao Mario ha avuto pochissimi lampi: può succedere, pazienza. Non è accettabile, però, l’atteggiamento rinunciatario avuto: in almeno tre occasioni, dopo aver perso pericolosissimi palloni in mezzo al campo lanciando la Sampdoria in contropiede, il numero 6 nerazzurro si è fermato adagiando la mano sui fianchi, senza né rincorrere gli avversari con la palla né recuperare la propria delicata posizione come schermo difensivo.Uno Joao Mario passivo dal punto di vista più mentale che atletico: un notevole passo indietro dopo l’ottima prova di mercoledì, almeno dieci passi indietro dopo le belle parole spese per e con de Boer a pochi minuti dalla partita sull’argomento “nuovo ruolo davanti alla difesa”. Rimandato.

COMMENTO – Come già avvenuto troppo spesso in questo inizio di stagione, probabilmente è inutile analizzare particolari dettagli tattici di una sconfitta maturata in maniera tragicomica. Però alcune osservazioni sono troppo assurde per non farle presenti: l’Inter gioca con il 4-3-3 in cui le mezzali fanno una fase offensiva (quella di non possesso) quasi eccellente, trasformando il sistema di gioco in una sorta di 4-1-4-1, ma dimenticano di fare l’opposto in fase difensiva. In pratica l’Inter si muove bene in avanti alla ricerca della palla, ma con la Sampdoria a gestire la manovra sono più i chilometri percorsi a vuoto (causa anche di una stanchezza anticipata) che le sfere recuperate. Senza la mano delle mezzali dietro, i terzini sono stati aggirati in tutti i modi (ci sarebbe da aprire una mega parentesi sulla solidità difensiva della coppia Miranda-Murillo, ma meglio tacere oggi), quindi non c’è da meravigliarsi per il gol subito e per la continua sofferenza sulle ripartenze della Sampdoria. De Boer voleva giocare con l’Inter all’olandese, ma probabilmente ha dimenticato di avere in rosa giocatori svogliati nel coprire verticalmente il campo nella doppia fase: Brozovic (ottimo in avanti) e Banega (poco ispirato, cresce nella ripresa) i colpevoli, Joao Mario la vittima, ma senza alcun alibi perché è autore di errori anche individuali. Se a questo problema difensivo si somma il fatto che la coppia Candreva-Eder ai lati del tridente non garantisce mezzo gol neanche utilizzando le mani, è lapalissiano il problema dell’Inter: questo tipo di attacco con giocatori aventi queste caratteristiche non frutterà mai in termini realizzativi, solo Icardi è capace di far gol quando riceve palloni giocabili. Basta appellarsi ai cross (tutti imprecisi, tra l’altro), basta parlare degli assenti: l’Inter ha bisogno di giocatori veri e professionisti esemplari ancor prima di un allenatore che li faccia rendere in campo. Il tempo di de Boer potrebbe anche essere già finito ma, prima del suo, dovrebbero essere strappati molti altri contratti, anche più esosi e pluriennali…

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Andrea Turano
Nato nell’era Bagnoli, ma svezzato da Simoni, vive la sua vita in nero e azzurro. Parla di Inter ventiquattro ore al giorno, nel tempo libero si limita a scrivere, sempre di Inter. Sogna di lasciare un ricordo indelebile nella storia della Beneamata, come Arnautovic. E’ un tifoso sfegatato come tanti, ma obiettivo come pochi.