L’analisi tattica: sofferenza Inter, Podolski arma in più!

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29 aprile 2015, 00:51
Podolski

Mancini ritrova Medel davanti alla difesa e, confermando Hernanes dietro le punte, regala la quarta panchina consecutiva a Shaqiri, ma non a Kovacic, che parte dal primo minuto. L’Inter vince, ma soffre troppo anche giocando in doppia superiorità numerica. Decisiva la perla di Podolski, appena entrato.

LA FORMAZIONE – Nel suo undici di partenza, Roberto Mancini si affida alla squadra che gli dà più certezze, senza sbottonarsi troppo. In difesa, senza gli squalificati Ranocchia e Juan Jesus, tornano in campo Felipe e Santon. Il capitano di serata è Guarin.

UDINESE - INTER

IL MODULO – Per quanto riguarda l’assetto tattico, il tecnico jesino si affida nuovamente al più rodato 4-3-1-2. Medel torna davanti alla difesa al posto del giovane Gnoukouri, ma la piacevole novità è il ritorno dal primo minuto di Kovacic, che sostituisce l’appannato connazionale Brozovic sul centro-sinistra.

PRIMO TEMPO – Nella prima frazione di gioco l’Inter non riesce ad avere la meglio sull’Udinese dal punto di vista del gioco. Questo perché la squadra di Mancini compie troppi errori di misura nei passaggi, dunque è abbastanza imprecisa e poco concreata. I centrocampisti provano molte volte il passaggio filtrante per le punte, ma senza esiti positivi. La novità Kovacic in mezzo al campo si rende prezioso più in interdizione che in costruzione, mentre Medel e Guarin non spiccano, a eccezione di un paio di buone azioni. Il più pericoloso, ancora una volta, è Hernanes, che ci prova su punizione, di testa e in area di rigore, trovando sempre pronto Karnezis. Proprio il brasiliano permette all’Inter di giocare, dal 40′ in poi, in superiorità numerica a causa dell‘espulsione di Domizzi che, già ammonito, compie un brutto fallo in seguito a una ripartenza del “Profeta”. La partita, comunque, è molto spezzettata a causa dei troppi fischi dell’arbitro Rocchi e le poche azioni create non rendono molto interessante il match. Il primo tempo termina sul risultato di 0 a 0, ma la superiorità numerica gioca dalla parte dell’Inter in vista della ripresa.

SECONDO TEMPO – Dopo l’intervallo, l’Inter scende in campo con gli stessi undici del primo tempo, ma con una marcia in più, infatti va subito in vantaggio al 48′ con Icardi, che con un colpo da biliardo realizza un rigore guadagnato da Kovacic, atterrato in area di rigore da Danilo. Ma al 51′ l’Udinese pareggia con Di Natale, che sfrutta un clamoroso buco dell’Inter e riesce a perforare la difesa, senza sbagliare davanti ad Handanovic. Nonostante la dormita difensiva, in dieci contro undici l’Inter inizia a gestire meglio il pallone e diventa tutto più facile dopo l’espulsione del polemico Badu al 58′, visto che in nove contro undici l’Inter sembra avere la strada spianata. Forse anche per questo, mentre l’Udinese ha una reazione d’orgoglio, la squadra di Mancini inizia a giochicchiare come se fosse in allenamento, portando il tecnico jesino al primo cambio: al 64′ fuori Guarin e dentro Podolski, che permette a Palacio di indossare la fascia di capitano. Cambia anche il modulo, passando al 4-2-3-1 con il tedesco largo a destra, Hernanes in mezzo e Palacio a sinistra a sostengo di Icardi, ma non si riesce neanche a riorganizzarsi tatticamente che proprio Podolski segna un gran gol dalla distanza: è il 65′, minuto decisivo per la partita. All’87’ viene annullato un gol a Icardi, che avrebbe chiuso la partita. All’89’ Mancini attua il secondo cambio: fuori Hernanes, dentro Gnoukouri, che affianca Medel davanti alla difesa e permette a Kovacic di avanzare sulla trequarti. L’Inter soffre tantissimo nel finale e probabilmente l’Udinese meriterebbe il pareggio, soprattutto quando all’ultimo minuto D’Ambrosio salva un gol già fatto e sul calcio d’angolo seguente Handanovic con un’uscita folle rischia di regalare il 2 a 2 agli uomini di Stramaccioni. Termina 1 a 2, tre punti preziosissimi, ma guadagnati con troppa sofferenza.

IL PROTAGONISTA – Visto che è arrivato l’attesissimo gol, cercato fin dal debutto allo Juventus Stadium, l’uomo della partita non può essere che lui: Lukas Podolski. Il tedesco entra in campo e, al primo pallone colpito, segna un gran gol dalla distanza. Un tiro dei suoi, che finalmente gonfia la rete. Nella mezz’oretta giocata “Prinz Poldi” non si mette in luce in maniera particolare, ma i suoi compagni di squadra fanno molto peggio, quindi il gol decisivo rimane la cartolina perfetta di una partita soffertissima. Una cosa è certa: in questo delicatissimo finale di stagione, Mancini ha un’arma in più su cui puntare.

IL COMMENTO – La formazione iniziale scelta dal tecnico nerazzurro, troppo simile a quella che ha sconfitto la Roma a esclusione degli squalificati, probabilmente non ha dimostrato tutto il proprio potenziale per la stanchezza. Mancini, infatti, avrebbe potuto cambiare qualche carta in tavola, a partire da Shaqiri, rimasto in panchina per tutti i novanta minuti. La quarta panchina consecutiva dello svizzero fa discutere senza dubbio e solo la magia di Podolski permette al tecnico jesino di uscire vincitore da ogni “accusa”. L’Inter guadagna altri tre punti preziosissimi, ma la sofferenza patita a Udine non è giustificabile né da grande squadra che vuole raggiungere a tutti i costi l’obiettivo chiamato Europa League. Restano cinque partite, dunque sono quindici i punti a disposizione: continuare a crederci è l’unica cosa da fare, sperando che le altre lascino altri punti per strada.

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