L’analisi tattica: l’Inter si ferma, Mancini poteva fare altro?

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3 maggio 2015, 18:51
mancini

Mancini ritrova Ranocchia e Juan Jesus in difesa, mentre Kovacic e Shaqiri ritrovano la panchina del “Meazza”. L’Inter pareggia contro un roccioso ChievoVerona, ma si tratta di due punti persi malamente. Probabilmente il tecnico jesino avrebbe potuto osare di più.

LA FORMAZIONE – Nel suo undici di partenza, Roberto Mancini si affida a quella che è ormai diventata la sua Inter di base, ritrovando i due difensori e Brozovic, unico acquisto invernale in campo. Solo panchina per Santon, Shaqiri, Podolski e ovviamente Felipe.

INTER - CHIEVO 5

IL MODULO – Per quanto riguarda l’assetto tattico, il tecnico jesino non si allontana dall’ormai ripetitivo 4-3-1-2. La novità tattica, già testata in altre uscite, è l’inversione delle mezzali al fianco di Medel: sul centro-destra c’è Brozovic, sul centro-sinistra Guarin.

PRIMO TEMPO – Nella prima frazione di gioco l’Inter si fa notare per un palo di Icardi, che avrebbe meritato maggiori fortune e poco altro. Anzi, se non fosse stato per il guardalinee, capace di fischiare tre fuorigioco inesistenti, forse qualche azione pericolosa si sarebbe anche creata, ma per il resto il Chievo si è ben difeso fin dai primi minuti. Difesa quasi inoperosa, centrocampo inesistente, attacco mai pericoloso. L’Inter è veramente poca roba e, non sapendo come cambiare l’inerzia della partita, Mancini riporta Guarin sul centro-destra e Brozovic sul centro-sinistra, ma senza esiti. Il primo tempo termina sul risultato di 0 a 0, ma per sovrastare la squadra di Maran è necessario un cambio di marcia notevole.

SECONDO TEMPO – Dopo l’intervallo, l’Inter scende in campo con gli stessi undici del primo tempo, ma Mancini effettua ben presto il primo cambio: fuori Brozovic, dentro Podolski. Si passa al più offensivo 4-2-3-1, con il tedesco che si posiziona largo a destra e Palacio a sinistra. Inizia ora la partita offensiva dell’Inter, che potrebbe migliorare la propria operosità dopo il secondo cambio: fuori un appannato Hernanes, dentro Shaqiri. Lo svizzero prova a dare qualità all’Inter, ma sembra più che altro una trottola che non riesce a trovare una collocazione tattica precisa, oscurando, tra l’altro, Podolski, che esce praticamente dal gioco. Nel finale Mancini si gioca il tutto per tutto con il terzo cambio: fuori uno stremato Palacio, dentro un voglioso Kovacic. Si passa così al 4-3-3 con il croato sul centro-sinistra, mentre Shaqiri si allarga a destra e Podolski a sinistra ai lati di Icardi, praticamente mai chiamato in causa. La squadra sembra avere un’altra marcia in avanti, ma dietro si soffre troppo nelle ripartenze clivensi, non a caso nei minuti finali si torna al 4-3-1-2 iniziale con Shaqiri vertice alto del rombo, ma a parte un’occasione capitata ai Icardi nell’area piccola, è il Chievo ad andare più volte vicino al gol vittoria: la traversa di Biraghi e la parata di Handanovic su Paloschi ne sono la dimostrazione. Termina 0 a 0, per un’Inter che vede quasi sfumare del tutto il sogno Europa League.

INTER - CHIEVO 3

IL PROTAGONISTA – La squadra non ha giocato male, se si considera il fatto che non si è subito gol e che il Chievo, avversario ostico, è andato vicino alla vittoria solo nei minuti finali, quando l’Inter si è sbilanciata per tentare il tutto per tutto. Tutto per tutto che, però, è troppo poco. Si tratta di due punti persi e il protagonista, in negativo, diventa l’allenatore: Roberto Mancini. Non perché l’Inter non ha vinto o perché ha perso l’occasione di portare a casa tre punti “facili”, visto che di facile per quest’Inter non c’è nulla, ma per la preparazione della partita e, in secondo luogo, per la lettura un po’ confusionaria nel secondo tempo, quando l’Inter ha cambiato modulo in continuazione per cercare di creare qualcosa di diverso, ma tutto inutilmente.

IL COMMENTO – La formazione iniziale scelta dal tecnico nerazzurro è ormai scontata, soprattutto considerando che nelle ultime due uscite l’Inter ha raggiunto vittorie soffertissime sfruttando il cambio di modulo e di interpreti nella ripresa. Il Chievo, si sa, gioca in un determinato modo, soprattutto contro le squadre più dotate tecnicamente: tutti in difesa e si spera che vada bene in contropiede. Se non finisce 0 a 0, può finire 1 a 0 per la squadra di Maran, dopotutto le statistiche servono anche a questo: la difesa dei clivensi è clamorosamente e, relativamente, la migliore del campionato, dati alla mano. Come affrontarla? Magari puntando su un terzino di ruolo, come Santon, che potesse attaccare la profondità e sfruttare al meglio le doti tecniche e atletiche a disposizione, anziché riportare in campo Juan Jesus, che del terzino ha poco e nulla. Magari confermando una mezzala, come Kovacic, che abbia tra le sue caratteristiche quella del cambio di passo, abbinato a qualità e quantità, che in questo periodo Brozovic non garantisce. Magari riproponendo un talento, come Shaqiri, che avrebbe potuto fare la differenza fin dai primi minuti contro una difesa chiusa, sfruttando la velocità e soprattutto la rapidità di gamba, senza dare punti di riferimento come invece ha fatto Hernanes, più spento che mai. Invece no, Mancini ha deciso di puntare nuovamente sui suoi “eletti” e la partita è stata piatta per oltre un’ora di gioco: perché non osare di più, soprattutto in casa e contro questo Chievo? Adesso c’è la Lazio, poi la Juventus. Forse è troppo tardi per fare esperimenti, ora.

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