L’analisi tattica: l’Inter crolla, Brozovic non basta

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16 maggio 2015, 21:56
brozovic

Mancini lancia dal primo minuto il duo Kovacic-Shaqiri, vista l’indisponibilità di Guarin ed Hernanes. L’Inter perde contro una Juventus poco convincente, ma alcuni episodi hanno caratterizzato il match. Da sottolineare la pericolosità di Brozovic nelle due azioni chiave dell’Inter.

LA FORMAZIONE – Nel suo undici di partenza, Roberto Mancini si affida alla solita difesa chiusa con Juan Jesus terzino sinistro e all’attacco ricorrente formato dai due argentini, mentre cambiano le carte in tavola in mezzo al campo e sulla trequarti.

INTER - JUVENTUS

IL MODULO – Per quanto riguarda l’assetto tattico, il tecnico jesino si affida ancora al 4-3-1-2, dove i croati coprono le spalle del vertice basso Medel, mentre Shaqiri si piazza alto sulla trequarti per innescare le due punte.

PRIMO TEMPO – Nella prima frazione di gioco l’Inter a tratti domina, non solo dal punto di vista del possesso palla, ma anche relativamente alla creazione del gioco. La squadra di Mancini arriva facilmente sulla trequarti avversaria, ma le difficoltà più evidenti sono nel mettere palloni pericolosi in mezzo, per via di terzini assolutamente inadatti in questo ruolo. Il vantaggio arriva grazie a un gol di rapina di Mauro Icardi, che devia di petto un tiro insidioso di Brozovic, ma la rapina vera e propria arriva nel finale: l’arbitro Doveri annulla un gol regolare proprio al croato, dopo un clamoroso incrocio dei pali colpito da Shaqiri, così la Juventus può ripartire. Il retropassaggio folle di Medel e la lentezza di Vidic, che non riesce a tenere il passo di Matri, atterrato in area di rigore dal serbo, fanno il resto: rigore dubbio, che si può dare. Marchisio segna, Handanovic stavolta non può nulla. Il primo tempo termina sul risultato di 1 a 1, quando in realtà il risultato più giusto, in tutti i sensi, sarebbe stato il 2 a 0.

SECONDO TEMPO – Dopo l’intervallo, l’Inter scende in campo con gli stessi undici del primo tempo e con la voglia di riportare la partita sui propri binari. Il livello di gioco, però, cala: sarà il caldo, sarà la stanchezza, sarà la mancanza di stimoli, ma né Inter né Juventus sembrano riuscire a trovare il colpo del KO. Arrivano così i primi cambi: fuori Shaqiri, dentro Nagatomo. Con questa mossa Mancini decide di giocarsi la partita allo specchio, passando di fatto al 3-5-2: D’Ambrosio e il giapponese si allargano a centrocampo, ma non sembra il modo più sensato per mettere in difficoltà i bianconeri. Non a caso, al primo vero affondo, la Juventus trova il vantaggio con Morata, che sfrutta una vera e propria “papera” di Handanovic. Il tecnico jesino, in mezzo al gol bianconero, si gioca le due ultime carte a disposizione: dentro Podolski e Gnoukouri, fuori Brozovic e Ranocchia. Si torna alla difesa a quattro, con Juan Jesus al centro, mentre in attacco c’è il tridente pesante, in una sorta di 4-3-3 un po’ disordinato. Non serve a nulla, perché Storari nega la gioia del gol del pareggio agli attaccanti nerazzurri. Termina 1 a 2 per la Juventus, ma l’Inter deve riflettere anche sui propri errori, oltre a quelli dell’arbitro.

IL PROTAGONISTA – Probabilmente il migliore in campo è stato il suo connazionale, ma la sua prestazione è da sottolineare per i due episodi che hanno caratterizzato il match dell’Inter, in particolare il primo tempo. Sto parlando, ovviamente, dell’ultimo croato arrivato ad Appiano Gentile: Marcelo Brozovic. Il gol dell’Inter parte dai suoi piedi, poi sicuramente è bravo e fortunato Icardi nel deviare di quel poco per “rubare” il gol al compagno, in perfetto stile “Pippo” Inzaghi. Ma prima del pareggio bianconero, è suo il gol, anche questo abbastanza di rapina, che magari avrebbe chiuso la partita anzitempo: Brozovic prima fa segnare e poi segna, ma l’arbitro Doveri ha deciso che il croato non debba esultare troppo, così annulla. La partita dell’Inter finisce qua.

IL COMMENTO – La formazione iniziale scelta dal tecnico nerazzurro presenta una gradita novità: in campo c’è Shaqiri e con lui anche Kovacic. Un bel biglietto da visita per promuovere la qualità tecnica nerazzurra e, dopo i primi quaranta minuti di gioco, sembrava bastare per portare a casa i tre punti. Non è stato così, purtroppo, ma qualche colpa il tecnico potrebbe averla. La prima cosa che balza all’occhio è il cambio a poco meno di venti minuti dalla fine della partita: fuori Shaqiri, probabilmente stanco, dentro Nagatomo. Perché? Per giocarsi i minuti finali allo specchio, visto che la Juventus era appena passata al 3-5-2, ma a che pro? Scelta sicuramente discutibile, visto che in panchina scalpitava da un’ora Podolski, che appena entrato nei minuti finali ha fatto più del compagno di reparto Palacio, estraneo alla partita per il 90% del tempo. Questa gestione dei cambi, detta anche lettura della partita, è sicuramente un punto a sfavore per il tecnico jesino, che continua a seguire una linea tanto precisa e ripetitiva quanto sbagliata e perdente, parlando esclusivamente dalla questione sostituzioni. Così non va e certe decisioni dalla panchina andrebbero analizzate e spiegate meglio. Adesso il sogno Europa League resta tale, salvo clamorosi avvenimenti d’alta classifica.