L’analisi tattica: Inter discutibile, Hernanes decisivo

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11 maggio 2015, 01:01
Hernanes

Mancini recupera in tempo Ranocchia e lancia dal primo minuto Kovacic, preferendo l’ex di lusso Hernanes al gioiello Shaqiri. L’Inter vince contro una Lazio orgogliosa, ma di positivo c’è solo il risultato. Decisiva proprio la prestazione del brasiliano.

LA FORMAZIONE – Nel suo undici di partenza, Roberto Mancini si affida alla formazione base, con una sola novità: il terzetto di centrocampo è completato da Kovacic, preferito sia a Brozovic sia a Gnoukouri.

LAZIO - INTER

IL MODULO – Per quanto riguarda l’assetto tattico, il tecnico jesino conferma nuovamente il suo 4-3-1-2, dove Guarin torna ad agire sul centro-destra, lasciando spazio a Kovacic sul centro-sinistra.

PRIMO TEMPO – Nella prima frazione di gioco l’Inter si fa notare per alcune interessanti trame di gioco, pulite e propositive, ma al primo affondo della Lazio la solita difesa ballerina affonda e si è già sotto: gol di Candreva, che sfrutta l’incursione di Felipe Anderson, lasciato praticamente solo nella zona presidiata dal trio formato da Ranocchia, D’Ambrosio e Guarin. L’aspetto negativo è il terminale offensivo, visto che Icardi sbaglia un gol clamoroso. Palacio, invece, riesce a guadagnare la superiorità numerica causando l’espulsione di Mauricio, ultimo uomo con l’argentino lanciato a rete: sulla punizione guadagnata è spettacolare la rete di Hernanes, seppur discussa per un disturbo di Medel in barriera. Il primo tempo termina sul risultato di 1 a 1, ma l’Inter può puntare sulla superiorità numerica e su una forma tutto sommato accettabile.

SECONDO TEMPO – Dopo l’intervallo, l’Inter scende in campo con una novità: fuori l’acciaccato Guarin, dentro Podolski. Si passa subito al 4-2-3-1 con il tedesco che si allarga sulla destra, a sinistra va Palacio. La squadra di Mancini è sempre pericolosa, ma la difficoltà maggiore è quella di entrare in area di rigore: quando ci riesce, Icardi viene atterrato da Marchetti. Rigore ed espulsione del portiere avversario, ma lo stesso argentino spreca l’occasione d’oro, calciando il pallone nella mani del neo-entrato Berisha, che para. In nove contro undici, però, è inutile aggiungere altro: l’Inter fa torello, tanto possesso palla perlopiù sterile, mentre la Lazio si difende e riesce a rendersi clamorosamente pericolosa in contropiede. Altro cambio per l’Inter: fuori D’Ambrosio, dentro Nagatomo. Non cambia niente, visto che la partita viene decisa ancora da Hernanes, che lanciato a rete non spreca la chance di punire la sua ex squadra ed è doppietta per lui. Nel finale esce Palacio ed entra Brozovic, ma il risultato non cambia. Termina 1 a 2 in favore dell’Inter, che può essere felice per la vittoria e i tre punti pesantissimi, meno per la prestazione in superiorità numerica, vista la sofferenza esagerata.

LAZIO - INTER 2

IL PROTAGONISTA – Quando l’Inter vince e la squadra gioca bene, il merito è di tutti. Ma quando inizia a far male, nonostante la doppia superiorità numerica, qualcosa non quadra ed è necessario l’intervento di un giocatore di classe superiore. Contro la Lazio è stato il suo turno: Hernanes. Il brasiliano calcia in maniera eccezionale una punizione appetibilissima, poi conclude in rete una sgroppata offensiva degna di un centravanti vecchio stampo, cosa che non è. Per il resto, lotta da solo contro tutto e tutti: contro il suo passato, contro il suo presente, forse per guadagnarsi qualcosa per il suo futuro. E magari ci riesce anche, perché la prestazione è sicuramente maiuscola.

IL COMMENTO – La formazione iniziale scelta dal tecnico nerazzurro è sempre la stessa, quindi è facile preparare le contromosse in casa avversaria. Ciò non avviene in maniera precisa, perché l’Inter del primo tempo gioca bene e non merita lo svantaggio iniziale, poi le situazioni – nello specifico le espulsioni e il rigore -, fanno il resto. La cosa che non torna, però, è il crollo che ha la squadra nel momento in cui deve gestire la partita in doppia superiorità numerica: l’impressione è che l’Inter abbia carenza di carattere, e probabilmente anche di dignità, mentre l’orgoglio avversario viene fuori e rischia di fare la differenza. Mancini dovrà lavorare anche su questo aspetto, ma per adesso va bene così: ciò che contava era vincere e l’obiettivo è stato raggiunto. Tre punti d’oro per sognare ancora l’Europa League. E adesso arriva la Juventus: vincere ancora affinché il sogno possa continuare e perché no, magari concretizzarsi.