L’analisi tattica: Inter a due facce, ma Kovacic versione Barça

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1 giugno 2015, 00:49
Kovacic

Mancini schiera l’ultima Inter della stagione con Felipe in difesa, ma tutti gli occhi sono puntati su Icardi, alla caccia del titolo di capocannoniere. L’Inter vince, ma non basta per l’Europa League a causa del pareggio della Sampdoria, mentre l’argentino raggiunge Toni al vertice. Notevole la prestazione di Kovacic, che fa ciò che vuole

LA FORMAZIONE – Nel suo undici di partenza, Roberto Mancini preferisce Juan Jesus nel ruolo di terzino sinistro, facendo spazio a Nagatomo sulla corsia destra. Centrocampo in mano ai croati, l’attacco parla lo spagnolo d’Argentina.

INTER - EMPOLI 1

IL MODULO – Per quanto riguarda l’assetto tattico, il tecnico jesino termina la stagione con l’ormai consueto 4-3-1-2, dove in ogni reparto si trova un mix di qualità e quantità per provare ad avere la meglio sull’ottimo Empoli di Sarri.

PRIMO TEMPO – Nella prima frazione di gioco l’Inter inizia bene e prova a rendersi pericolosa in avanti, ma l’Empoli è una squadra molto ben organizzata a livello tattico e, giocando in maniera assolutamente corale, non è semplice trovare spazi per i nerazzurri. Il gioco della squadra di Mancini si sviluppa soprattutto sulla fascia destra, dove Nagatomo spinge e tenta il cross, anche se con risultati non esaltanti, mentre in mezzo la nota dolente è Hernanes, che non entra mai in partita. Si infortuna Felipe, così Mancini corre ai ripari: fuori il centrale brasiliano, dentro Santon. A cambiare posizione sono in due: Juan Jesus, che si accentra di fianco a Ranocchia, e Nagatomo, che si sposta sulla fascia sinistra, lasciando al numero 21 la corsia destra. Gioca solo l’Inter, ma il gol non arriva perché l’Empoli è bravo e forse anche un po’ fortunato. Il primo tempo termina 0 a 0, ma l’Inter sembra avere il match in pugno.

SECONDO TEMPO – Dopo l’intervallo, l’Inter scende in campo con gli stessi undici del primo tempo, ma è molto più aggressiva fin dai primi minuti. Non a caso, la partita si sblocca subito con il gol di Palacio, ma è monumentale l’assist di Icardi, che riceve il filtrante di Kovacic e con un tocco supera la prova di maturità: prima la vittoria dell’Inter, poi la classifica dei marcatori. Poco dopo arriva il bis, stavolta firmato proprio dal numero 9, che sfrutta il secondo filtrante della serata del croato. Sembra tutto fatto, ma poi esce fuori la seconda faccia dell’Inter, quella che si addormenta e regala due gol all’Empoli in tre minuti: prima segna Mchedlidze, poi Pucciarelli, ma sono evidenti gli errori della coppia Ranocchia-Juan Jesus, oltre a quelli complessivi. L’Inter riparte da qui, a testa bassa, ma torna a giocare a calcio e va vicina al gol, che arriva con Brozovic: il primo in nerazzurro per lui. La partita la chiude Icardi, che sfrutta l’unico pallone giusto della serata negativa di Hernanes: con la sua doppietta personale diventa capocannoniere insieme a Toni. Nel finale, però, arriva anche la doppietta di Mchedlidze: gran gesto tecnico, ma ennesima dormita difensiva. In mezzo al gol, il tecnico nerazzurro effettua gli ultimi due cambi: fuori Kovacic e Palacio, dentro Podolski e il giovane Dimarco. Negli ultimi minuti si prova a regalare la tripletta a Icardi, ma non si raggiunge questo risultato: l’Inter è a trazione anteriore con un 4-2-3-1 che prevede Dimarco terzino sinistro e la trequarti formata da Podolski, Hernanes e Nagatomo alle spalle del centravanti argentino. Finisce 4-3 per l’Inter, ma Mancini deve pesare sia i gol fatti sia quelli subiti.

IL PROTAGONISTA – Sarebbe facile dire Mauro Icardi, non solo per la doppietta che vale il titolo di capocannoniere della Serie A, ma soprattutto per quell’assist pazzesco servito a Palacio per l’1 a 0. La mia attenzione, però, va tutta sull’altro gioiello che ha illuminato l’ultima partita dell’Inter 2014/15: Mateo Kovacic. Nel primo tempo si fa vedere molto, ma non riceve molti palloni giocabili, anche perché chi avrebbe dovuto aiutare negli inserimenti (Hernanes) è assente ingiustificato. Nella ripresa, invece, sale in cattedra: magistrale il primo assist per Icardi (gol di Palacio), fenomenale il secondo sempre per l’argentino, che non sbaglia sotto rete. Due gol che partono dai suoi piedi, capaci di regalare di filtranti degni del miglior regista possibile, senza fare nomi o paragoni illustri. O forse si: Xavi Hernandez del Barcellona? L’impatto visivo è quello e non a caso i blaugrana lo cercano per sostituire la leggenda catalana. Il croato termina la sua partita provando a creare ancora, poi esce fra gli applausi. Il prossimo anno bisogna ripartire da lui ed eventualmente Yaya Touré, ma senza sacrificare il talento croato per il fuoriclasse ivoriano.

IL COMMENTO – Commentare la formazione iniziale, considerando i giocatori validi a disposizione, sarebbe una cattiveria. Però una cosa va detta: perché Felipe? Un giocatore fisicamente a pezzi e senza minuti nelle gambe ha già un bel curriculum per restare fuori, poi, se la sfortuna si accanisce contro di lui, ci sta che si faccia male e debba uscire subito, costringendo il tecnico a virare sulla scelta più logica a livello tecnico-tattico: Santon sulla fascia e Juan Jesus (unico centrale a disposizione, Andreolli?) centrale. A parte questo, nulla da aggiungere. L’Inter ha giocato bene, Kovacic ha fatto la differenza e Icardi ha segnato. L’Inter di Mancini deve ripartire da questi due gioielli, a cui vanno aggiunti altri nove giocatori di livello, otto considerando Shaqiri. Sperando che non si fossilizzi sul solo Yaya Touré, Mancini avrà un bel lavoro sul mercato, da organizzare insieme al Direttore Sportivo Piero Ausilio. I tifosi aspettano, perché non si può continuare con questa squadra a due facce: l’attacco crea molto (ma spreca anche altrettanto), la difesa distrugge tutto (e potrebbe andare anche peggio). Insomma, un 1 a 0 vale quanto un 4 a 3, ma è preferibile vincere di più subendo meno, perché i grandi successi si costruiscono dalle fondamenta, ovvero dalla difesa.