Inter-Tottenham: Banega luce, 3/11 di buio e prime bocciature

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5 agosto 2016, 20:55
Banega

La più pesante sconfitta del pre-campionato dell Inter si concretizza nella ripresa, dopo un primo tempo tutto sommato ottimo dal punto di vista tattico e individuale: il 6-1 del Tottenham non è un dramma, soprattutto grazie alla speranza chiamata Banega. Ecco alcune considerazioni tecnico-tattiche dopo i 90′

MODULO E FORMAZIONE – Con una rosa quasi al completo dopo la tournée americana, Mancini può finalmente tornare all’assetto tattico di base per la sua Inter, abbandonando il banale 4-4-2 lineare in favore del 4-2-3-1. Decisivi, in particolare, l’inserimento di Banega al centro e il ritorno di Perisic largo a sinistra. Ecco l’undici iniziale: Handanovic; D’Ambrosio, Miranda, Murillo, Ansaldi; Brozovic, Kondogbia; Biabiany, Banega, Perisic; Icardi.

DIFESA – La difesa a quattro nerazzurra ritrova la sua coppia centrale e si torna a vedere qualche giocata di livello prima del clamoroso crollo fisico e soprattutto di concentrazione: Handanovic non può nulla sull’ottima esecuzione di Kane dal dischetto e sul missile del 4-1, anche i gol di Lamela e Alli sono due autentici capolavori, mentre il 5-1 firmato Janssen e il 6-1 di Harrison sono gli ennesimi regali di tutta la retroguardia nerazzurra agli avversari; molto bene l’inizio di Miranda negli anticipi e di Murillo nei movimenti di coppia, anche se entrambi hanno bisogno di trovare la condizione migliore e il crollo psicologico dell’Inter colpisce anche loro, che hanno colpe nella goleada subita fino al quinto gol; sulla destra D’Ambrosio non si discosta dal suo stile di gioco che prevede tanta corsa e principale attenzione alla fase difensiva con poca qualità in fase d’attacco, mentre Ansaldi a sinistra è sfortunato nel rigore fischiatogli dopo 4′ per un fallo praticamente inesistente, poi si fa vedere più volte in attacco a dialogare con i compagni, pur non esaltandosi.

CENTROCAMPO – La linea mediana a due non offre moltissime garanzie, ma è un rischio che Mancini sa di correre: Brozovic fa fatica a trovare la giusta posizione sul centro-destra poiché tende sempre ad avanzare e dimentica di coprire in fase di ripiego, l’azione che porta al gol di Lamela lo dimostra, invece Kondogbia continua ad alternare cose buone e meno buone sul centro-sinistra; Banega conferma le aspettative da centrocampista anarchico, arretrando continuamente rispetto alla posizione da trequartista e sfornando diversi palloni da regista puro sia in mezzo sia leggermente spostato sulle fasce, come in occasione dell’assist per Perisic in occasione dell’1-1.

ATTACCO – Il tridente offensivo non fa sognare, piuttosto si tratta di un monologo croato: Biabiany sulla destra fa poco o nulla e quando si sposta a sinistra fa anche meno, invece il giocatore offensivo più in palla è Perisic – non solo per lo splendido gol dell’1-1 -, che sulla corsia sinistra fa tranquillamente la differenza grazie alle sue doti atletiche e tecniche; molto male Icardi da centravanti puro, visto che il capitano nerazzurro non punge anche quando ne avrebbe l’occasione e si muove al rallentatore.

SECONDO TEMPO – Nella ripresa Mancini effettua nel complesso sette cambi tra il 60′ e il 75′, terminando la gara con il 4-5-1 e la seguente formazione: Handanovic; D’Ambrosio, Ranocchia, Yao, Erkin; Nagatomo, Melo, Bessa, Kondogbia, Biabiany; Jovetic. L’Inter smette di giocare dopo il 3-1 inglese e stravolge la squadra dopo il 5-1: il 6-1 arriva immediatamente dopo l’ingresso della coppia formata da Ranocchia e Yao, il che non gioca a loro favore; Erkin batte i calci da fermo, ma non ha altre occasioni per farsi notare; Nagatomo corre a vuoto a partita ormai finita; Melo entra in campo e si fa ammonire per un fallo inutile, pessimo messaggio; Bessa oscilla tra mediana e trequarti, non può nulla per il “non gioco” dell’Inter; Jovetic, infine, ha una sola palla giocabile e la spreca.

CONSIDERAZIONI – Sprazzi di squadra, sprazzi di calcio, sprazzi di Inter come non si vedeva da tempo… ma dura solo un tempo. La squadra di Mancini smette di giocare dopo il 3-1, che a inizio ripresa taglia le gambe dopo vari tentativi di andare sul 2-2: malissimo dal punto di vista psicologico, perché cedere così in amichevole ha poco senso, ma proprio perché si tratta solo di un amichevole insignificante la speranza è che la lezione serva. L’aspetto positivo balza subito all’occhio: Banega in mezzo al campo sa trattare il pallone come nessun altro in rosa. Questa basta per affidargli le chiavi del centrocampo e dell’intera squadra, ma prima bisogna sistemare i difetti comuni. I terzini continuano a essere non terzini (Erkin panchinato in favore di Ansaldi mancino fa pensare a una doppia bocciatura che favorirà ancora D’Ambrosio e Nagatomo, mercato permettendo), in mediana manca qualcosa (non solo la difensività di Medel, urge un cervello pensante che sappia anche costruire oltre che difendere, perché Brozovic mediano a due in coppia con Kondogbia è un esperimento fallimentare in partenza) e Biabiany titolare è un motivo in più per aspettare con ansia il debutto nel neo acquisto Candreva in qualità di ala destra. Per il resto, bisogna aspettare che si concluda la telenovela Icardi: l’Inter c’è già per circa 8/11, ma subire un 6-1 di questa entità a due settimane dal debutto in campionato non è accettabile e non può essere giustificato con i 3/11 mancanti.

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