Inter-Sparta Praga: versione B(aby) + Ansaldi meglio della A

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9 dicembre 2016, 02:17
Pinamonti Ansaldi

L’Inter riesce a chiudere la parentesi Europa League con una vittoria che non serve a nulla se non a dare morale ad allenatore, riserve e soprattutto giovani impiegati nella rimaneggiatissima squadra scesa in campo contro lo Sparta Praga, battuto 2-1 solo al 90′: menzione d’onore per le coppie Carrizo-Eder e Miangue-Pinamonti, ma la scena tattica è tutta di Ansaldi

FORMAZIONE – Ecco l’undici di partenza scelto dal tecnico nerazzurro per affrontare lo Sparta Praga: Carrizo; Andreolli, Ranocchia, Murillo; Biabiany, Melo, Ansaldi, Miangue; Eder, Pinamonti, Palacio.

MODULO – Dopo alcune prove fatte a partita in corso partendo dalla difesa a quattro di base, Pioli mette in campo un’Inter con una difesa a tre sperimentale già nel sistema di gioco iniziale: debutta il 3-4-3, pur non avendo gli interpreti ideali per utilizzare tale modulo. Il forfait last minute di Gnoukouri ispira Pioli a testare Ansaldi mediano, mentre il terminale offensivo scelto è il classe ’99 Pinamonti.

PRIMO TEMPO – La disposizione in campo dell’Inter è abbastanza evidente fin dalle prime giocate: trio difensivo compatto e coadiuvato dagli esterni di centrocampo a cui è richiesta spinta costante, trio offensivo ugualmente compatto nella zona centrale a sostegno del centravanti Pinamonti, già molto abile nel gioco spalle alla porta. Nella prima frazione spicca un ottimo Ansaldi nel triplo lavoro: ruba palla da centrocampista di quantità, riparte impostando l’azione da centrocampista di qualità e si allarga sulla sinistra per sovrapporsi con Miangue-Palacio e andare al cross, suo pane quotidiano: in un centrocampo a quattro dove l’unico centrocampista di ruolo è Melo e Ansaldi l’unico veramente fuori ruolo, paradossalmente è Ansaldi a stare in cabina di regia. Eder in avanti non dà punti di riferimento alla difesa dello Sparta Praga, mentre è interessantissimo il lavoro di sponda fatto da Pinamonti in posizione centrale: riceve, allarga per i compagni di reparto e trova spazio in area di rigore. Sulle fasce delude Biabiany a destra, infatti le azioni più pericolose si sviluppano sulla sinistra con Miangue: la situazione è abbastanza tragicomica, dato che il belga (difensore) funge quasi da ala e il francese (attaccante) da terzino aggiunto. Il gol arriva al 23′ come conseguenza di quanto osservato in precedenza: Miangue crossa, Pinamonti riceve in area e manda in porta Eder, che sguscia davanti al portiere trovando la rete dell’1-0. La seconda parte della prima frazione di gioco non offre grossi spunti, ma l’Inter sembra riuscire a controllare tranquillamente il vantaggio ottenuti. Il primo tempo termina 1-0: Inter propositiva nonostante la non eccelsa qualità tecnica a disposizione.

SECONDO TEMPO – La ripresa dell’Inter si apre con un’immediata modifica, primo cambio per Pioli: fuori Palacio, dentro Perisic. Il croato si piazza largo a sinistra: non cambia nulla a livello di ruolo, ma teoricamente dovrebbe allargare la manovra nerazzurra rispetto a quella più accentrata dall’argentino. Al 54′ l’Inter subisce un bellissimo gol dello Sparta Praga con Marecek, che svetta di testa anticipando la difesa dell’Inter su cross di Dockal dalla sinistra: difesa piazzata male, ma pesa il pallone perso da Ansaldi a ridosso dell’area di rigore. Drammatico ciò che succede al 65′, quando Andreolli – in piena confusione come tutta la retroguardia – atterra Lafata provocando un rigore, che Carrizo riesce a vanificare sul tiro di Dockal dagli undici metri. A livello atletico crolla tutta l’Inter dopo la prima frazione, soprattutto dopo un’ora di gioco. Gli unici spunti positivi arrivano da Miangue sulla sinistra, dove non manca né la grinta né la corsa. All’80’ secondo cambio per l’Inter: fuori Pinamonti, dentro Bakayoko. Il francese si piazza largo a destra nel tridente permettendo ad Eder di agire da prima punta ed è proprio questa la mossa vincente al 90′: Ansaldi serve l’italo-brasiliano, che si gira su sé stesso e trova l’angolino basso che gli regola la prima doppietta personale in maglia nerazzurra. La partita termina 2-1: vittoria che serve solo per il morale sì, ma è sempre bello vincere quando si è costretti a vedere un KO ogni tre-sette giorni…

PROTAGONISTA – La prestazione di Pinamonti meriterebbe un focus a parte, mentre parlar del mattatore Eder o di Carrizo pararigori è banale, per questo mi soffermerò sulla vera sorpresa tattica della serata: Ansaldi. O meglio: Ansaldi nel cuore del centrocampo. Chiedere ad Ansaldi di fare il regista è follia, chiedergli di fare legna in mezzo al campo peggio ancora, obbligarlo a fare entrambe le cose contemporaneamente in una linea a quattro indisciplinata tatticamente come poche viste nella storia del calcio (Melo al proprio fianco, Biabiany e Miangue sulle corsie laterali) è autolesionismo… eppure il terzino argentino – palesemente fuori ruolo – non sfigura, anzi. Partendo dal presupposto che Ansaldi non è né Redondo né Cambiasso (per restare in tema Argentina), il fatto che riesca a giocare in mezzo al campo facendo anche ragionare il proprio cervello è un dato che merita di essere sottolineato. Certo, l’errore tecnico che porta al gol dello Sparta resta gravissimo e lo sarebbe stato anche se avesse giocato nel suo ruolo, ma in questa posizione in passato abbiamo visto anche Burdisso e Chivu (tanto per citare esempi di difensore/terzino sinistro clamorosamente fuori ruolo) chiedendoci sempre perché per 90′ e oltre. Stavolta Ansaldi il “perché?” lo fa domandare a inizio gara e al 90′ regala – da vero medianaccio di qualità – l’assist per il gol vittoria di Eder: what else? George Clooney nerazzurro.

COMMENTO – Analizzare uno scempio tecnico-tattico come quello offerto dall’Inter B di Pioli al “Giuseppe Meazza” semi-deserto è un insulto al buon senso. Non perché sia sprecato spendere qualche parola per il rientrante Andreolli – anche capitano – dopo un anno di inferno; per Carrizo che para un rigore neanche fosse Handanovic; per Miangue che, nella sua acerba mediocrità giovanile, si dimostra più degno e utile degli altri esterni bassi in rosa; per Eder che ricorda al mondo di saper anche segnare ed essere decisivo; e appunto per Pinamonti, che ha movimenti da centravanti che anche Icardi dovrebbe studiare (lo dico perché lo seguo settimanalmente da due anni nella Primavera di Vecchi, non per gli 80′ del debutto). Il vero motivo è che questa Inter non la vedremo più. Dalla prossima in porta tornerà Handanovic (a cui, ricordo, l’Europa League fa schifo dal lontano 1984). Sulla fascia riecco D’Ambrosio, non aggiungo altro. A centrocampo sicuramente non ci sarà Ansaldi – giustamente, l’esperimento di Pioli è ai limiti della fantascienza -, ma magari ci fosse qualcuno che interpreti il ruolo con la stessa dedizione e cattiveria. In avanti gli inutili gol di Eder verranno sostituiti dagli inutili cross di Candreva, un male forse peggiore. E chiaramente la fascia tornerà sul braccio di Icardi, centravanti inamovibile… finché segna. L’Inter B vista con il 3-4-3 non è sicuramente la squadra dei sogni e sperare che i baby facciano la differenza in Serie A è troppo anche per i visionari, ma due concetti possono tornare utili: il 3-4-3 può essere il modulo della svolta stagionale per l’Inter A; lanciare alcuni giovani non è poi così tanto rischioso quanto insistere sugli esperti (di disgrazie).